I primi 80 anni di Ernesto Santonico: il talento spezzato, l’amore per l’Isolaliri

La storia di Ernesto Santonico, uno dei fratelli-calciatori che hanno fatto epoca nello sport cittadino. Compie 80 anni una grande promessa purtroppo non mantenuta a causa di un grave incidente sul lavoro. "La mezzala più forte che ho incontrato", disse di lui Bruno Conti. Umberto Mannocci lo voleva alla Lazio insieme al fratello Pino. Nonostante tutto nessun rimpianto per un uomo e papà straordinario

Gianpiero Pizzuti

Pronti, pazienza e via

La Cascata Grande del Liri, il calcio e la famiglia Santonico. La sintesi perfetta di una città e dello sport. Compie oggi 80 anni Ernesto Santonico, fratello di Pino, destinato anche lui a calcare palcoscenici importanti se non ci fosse stato l’incidente in cartiera dove perse l’avambraccio sinistro.

Sul libro della storia del calcio in riva al Liri, l’accostamento alla famiglia Santonico non è scontato: è dovuto. Perché la storia di queste gambe l’hanno scritta campi in terra battuta polverosi, da papà Umberto – massaggiatore dell’Isola Liri per oltre trent’anni – ai suoi tre figli Pino, Ernesto e Franco, immolati sull’altare biancorosso dal 1958 al 1982. A pane e mortadella, senza soldi, solo per i colori e per la maglia della loro città. Il più piccolo, Mario, sarà l’unico a non giocare a calcio. 

Una famiglia biancorossa

Papà Umberto con da sinistra Ernesto, Franco e Pino in corso Roma ad Isola del Liri

Questa è la storia romantica della famiglia Santonico, scritta domenica dopo domenica per gioia e diletto di generazioni di tifosi. Una famiglia alla quale la città non ha riconosciuto nulla, solo qualche pacca sulla spalla.

Ernesto era il più forte di tutti: dribbling secco, visione di gioco, istinto del gol. Di lui l’ex campione del Mondo 1982 Bruno Conti diceva: “La mezzala più forte che ho incontrato è stato Ernesto Santonico“.

Ernesto inizia con le giovanili isolane e arriva in prima squadra a soli 16 anni: impossibile tenerlo fuori per il suo talento. Sono gli anni della Promozione Laziale, dove palla e “mazzate” erano prassi, ma lui gioca dietro la punta – suo fratello Pino, che conosce a menadito – e arrivano gol e vittorie.

Pino (fascia di capitano) ed Ernesto (ultimo a destra) accosciato, nel campionato 1963-1964

A 17 anni l’incidente sul lavoro. È il 5 agosto del 1964: tutto cambia, il mondo che inseguiva diventa miraggio. Ironia della sorte: due giorni dopo, il 7 agosto 1964, a mezzo telegramma la Società Sportiva Lazio convoca per il ritiro di Altopascio il giovane Pino Santonico. L’allenatore biancoceleste Umberto Mannocci avrebbe voluto anche Ernesto, ma Pino lo saluta nel suo lettino d’ospedale, dove era ricoverato dopo l’amputazione del braccio sinistro.

Le strade per i due fratelli si dividono per sempre ma solo per i professionisti. Perché ErnestoPino e Franco torneranno a giocare insieme negli anni Settanta con l’Isola Liri. Ernesto militerà tra la Promozione e la Seconda Categoria e smetterà a metà degli anni Ottanta. Chi lo ha visto giocare non può non averne apprezzato le indubbie qualità tecniche.

“Eravamo felici, pensavamo solo a giocare”

Pino davanti ed Ernesto Santonico (con gli occhiali) nel 2009 allo stadio Nazareth

”Avevamo tanta fame – raccontò un giorno di primavera – passavamo davanti al negozio del presidente Di Piro per racimolare qualche spiccio per comprarci pane e mortadella. Questo era il nostro calcio, eravamo felici, pensavamo solo a giocare, un altro calcio il nostro”.

Nella vita mai guardarsi in dietro, quello che poteva essere e non è stato, nessun rimpianto, per un uomo e papà straordinario. Custode silenzioso di una storia che meritava – e merita – di essere raccontata. Buon compleanno.