Il giglio e il pallone. Ferentino scopre che i suoi ragazzi non devono più andarsene

In pochi mesi il Real Ferentino Calcio a 5 diventa simbolo di un territorio che trattiene i suoi giovani: prima squadra in corsa playoff, Under 21 in finale regionale e un vivaio in espansione. Il progetto guidato da Luca Fanella dimostra che lo sport può essere identità e futuro.

Emiliano Papillo

Ipsa sua melior fama

Sette mesi. Il tempo di una gravidanza non ancora a termine. Eppure il Real Ferentino Calcio a 5 è già al mondo, già in piedi, già in finale. Come certi bambini che nascono e subito camminano, con quella sfrontatezza allegra di chi non sa ancora che le cose difficili sono difficili.

I sogni nascono a settembre

Tutto comincia a settembre, come cominciano le storie belle: con un gruppo di amici, un’idea e la cocciutaggine di chi non si rassegna. L’idea è semplice — quasi banale nella sua evidenza — ed è quella che le idee migliori hanno sempre: i ragazzi di Ferentino non devono più essere costretti ad andare altrove per coltivare la loro passione. Perché in Italia i giovani vanno via per necessità, non per vocazione. E quando il territorio offre loro qualcosa di vero, restano. Lo sport lo sa, anche se la politica fa finta di non saperlo.

Luca Fanella, giovane presidente con la testa già adulta, ha costruito in sette mesi quello che molte società impiegano anni a costruire: una prima squadra in zona playoff in Serie C2, un’Under 21 in finale regionale contro la Forty Fighters di Roma Est, un’Under 19, ottanta bambini alla scuola calcio, trenta ragazzi nelle giovanili. E sulle maglie — dettaglio che racconta tutto — il giglio e le mura ciclopiche di Ferentino. Non uno sponsor qualunque: un’identità. Un modo di dire: noi sappiamo da dove veniamo e non ce ne vergogniamo.

La finale

La finale dell’Under 21 si gioca in doppia sfida. Andata lunedì all’ITIS di Ferentino, ritorno domenica in trasferta. Se la spunta, c’è la fase nazionale. Se la spunta lì, c’è il titolo di Campione d’Italia. Da zero a campione d’Italia in un anno: ci sono romanzi che partono peggio.

In panchina della Under 21 siede Luciano Mattone, che ha la pazienza degli artigiani e la visione dei costruttori. «In poco tempo abbiamo creato una famiglia molto unita», dice con quella sobrietà di chi preferisce i fatti alle parole. «Il coinvolgimento dei giovani del territorio e la crescita della società sono obiettivi sostenibili». Sostenibili. Una parola che nel calcio italiano suona quasi esotica — un continente lontano dove non si comprano sogni a debito.

La prima squadra, guidata dall’allenatore Matteo Di Palma, è fatta di ragazzi di Ferentino, alcuni già nel giro della nazionale. Mancano due giornate alla fine del campionato di C2: sono a due punti dal terzo posto che vale i playoff, con lo scontro diretto decisivo all’ultima giornata a Gaeta. Il palazzetto dell’ITIS si riempie, le famiglie arrivano, i bambini guardano i più grandi con quegli occhi che sono il vero termometro della salute di uno sport.

Al calcio vero basta un pallone

Il calcio vero non ha bisogno di stadi da centomila posti. Ha bisogno di una storia da raccontare. E questa lo è: sette mesi, un giglio sulle maglie, ottanta bambini che corrono, una finale regionale e un presidente giovane che ha capito prima degli altri che tenere i ragazzi a casa propria è già, di per sé, una vittoria.

Il resto viene dopo. E per il Real Ferentino, il dopo è appena cominciato.