Dallo Sheraton di Roma il motorsport laziale celebra sé stesso e scopre di essere diventato un sistema: eventi internazionali, istituzioni, organizzatori e campioni uniti da una filiera che oggi porta il Lazio al centro della geografia mondiale dei motori.
C’è una serata in cui i piloti tolgono il casco e mettono la giacca. In cui i navigatori smettono di leggere le note e si siedono in platea. In cui i meccanici — quelli che di solito esistono solo sotto le auto, con le mani nere di grasso — diventano protagonisti di un palcoscenico. Venerdì sera allo Sheraton Golf Parco de’ Medici di Roma, il motorsport laziale si è fermato un momento. Ha guardato indietro a quello che è stato. E ha capito, forse, quanto vale quello che ha costruito.
La Notte delle Stelle Laziali — edizione 2026 — non è una premiazione come le altre. È l’appuntamento in cui un intero movimento prende coscienza di se stesso: 80 protagonisti saliti sul palco nelle diverse discipline, dal Karting agli Slalom, dalla Velocità Montagna alla Velocità in Salita Auto Storiche, dalla Velocità in Circuito al Rally — che ha chiuso la serata con il maggior numero di riconoscimenti assegnati, come si conviene alla disciplina che più di tutte ha proiettato il Lazio sul palcoscenico internazionale.
Il tributo ad Alex Zanardi

Ma prima delle coppe, prima dei nomi, prima degli applausi per i campioni, c’è stato un momento che ha silenziato la sala. Un ricordo per immagini di Alex Zanardi: il campione paralimpico, l’uomo che ha trasformato ogni limite in un punto di partenza, l’atleta che ha insegnato a un Paese intero cosa significa non arrendersi. Il lungo applauso collettivo che è seguito ha detto più di qualsiasi discorso. Perché certi uomini non appartengono solo allo sport che hanno praticato: appartengono a tutti.
È stato il momento più significativo ed emozionante della serata. Quello che ha ricordato perché si fa tutto questo: le gare, le notti a preparare le auto, i chilometri percorsi su strade di montagna o circuiti, i rischi calcolati e quelli non calcolati. Si fa per qualcosa che assomiglia alla vita più di quanto non sembri.
Un movimento che è diventato sistema
Emanuele Inglesi, Fiduciario Regionale ACI Sport Lazio e tra i principali promotori dell’iniziativa, ha aperto ufficialmente la cerimonia ripercorrendo i risultati della stagione 2025 e la crescita costante del motorsport regionale. Non è retorica: è la descrizione di un fenomeno reale.

Il Lazio del motorsport non è periferia del mondo che fa brum brum e lascia centimetri di pneumatici sull’asfalto per rubare mezzo secondo ai cronometri. È Capitale del Mondo, segnata sulla mappa con l’iride: quella che assegna il massimo titolo di Rally sul pianeta Terra. Il Lazio ha disegnato il suo nome su quella mappa proprio nel 2025: cioè da quando è diventato il territorio che ospita il Rally di Roma Capitale, la manifestazione che più di tutte ha messo la regione nella geografia che conduce all’Olimpo. Con quel Rally il Lazio è diventato un sistema, un ecosistema: un calendario che comprende eventi di rilevanza internazionale accanto a manifestazioni titolate a livello tricolore, con l’Autodromo di Vallelunga come hub nazionale per l’attività agonistica, la formazione e la safety.
I numeri lo confermano. La Rieti-Terminillo per il Campionato Italiano Velocità Montagna Sud. La Guarcino-Campocatino per il Campionato Italiano Velocità Salita Auto Storiche. Lo Slalom Città di Santopadre per il Campionato Nazionale Slalom. L’ACI Racing Weekend, il GT4 Italy Series e l’EuroNASCAR a Vallelunga. Una regione che fino a pochi anni fa era percepita come periferia del motorsport italiano è diventata uno dei suoi centri di gravità.
Le istituzioni in sala

La platea dello Sheraton ha raccontato, con la sola composizione dei presenti, il livello raggiunto da questa manifestazione. Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Antonello Aurigemma. Il Vicepresidente ACI Vincenzo Credi. La Presidente dell’Automobile Club Roma Giuseppina Fusco. Il Presidente del CONI Lazio Alessandro Cochi. Il Capo della Segreteria Tecnica del Ministero per lo Sport e i Giovani Mario Pozzi. Il Responsabile della Segreteria dell’Assessorato allo Sport della Regione Lazio Pietro Stabile. L’ex presidente del Consiglio Regionale del Lazio Mario Abbruzzese.
E poi i presidenti degli Automobile Club territoriali: Maurizio Federico per Frosinone, Sandro Zucchi per Viterbo, Alessandro De Sanctis per Rieti. Un videomessaggio del Presidente dell’Automobile Club d’Italia Geronimo La Russa ha completato il quadro istituzionale.
Non si riuniscono così tante persone per una serata di pura celebrazione. Si riuniscono quando riconoscono che quello che si sta celebrando ha un peso reale — economico, sociale, sportivo.
Max Rendina e il Rally di Roma Capitale

Protagonista della serata Max Rendina, presidente della Commissione Sportiva Regionale Lazio e da poco scelto per il ruolo di Vice Presidente dell’Automobile Club Roma. È uno degli uomini simbolo di questa stagione. Incarna la trasformazione del motorsport laziale nell’ultimo decennio: pilota campione del mondo rally produzione 2014 , organizzatore, ideatore del Rally di Roma Capitale e del Rally del Lazio, ha trasformato la competenza sportiva in visione organizzativa e quella visione in eventi che portano il nome del Lazio nelle classifiche mondiali.
Il video ufficiale del Rally di Roma Capitale, proiettato in sala e introdotto dall’intervento del neo Presidente della Commissione Rally ACI Sport Giuseppe Zagami, ha ricordato a tutti perché questa manifestazione è diventata il simbolo di un territorio che ha scelto di investire nello sport motoristico come infrastruttura culturale e turistica, non solo come competizione. Le strade di Roma percorse a velocità da gara, i monumenti sullo sfondo, la folla ai bordi della special stage: sono immagini che il mondo vede e che il mondo associa a una regione capace di ospitare grandi eventi senza smettere di essere se stessa.
Gli eroi invisibili

La Notte delle Stelle Laziali ha avuto il merito di ricordare chi di solito non sale sul podio. Gli Ufficiali di Gara — quelli che trascorrono le giornate di gara in piedi sul ciglio delle strade, con la bandiera in mano e gli occhi puntati sulla corsia, a fare il lavoro senza il quale nessuna gara potrebbe svolgersi in sicurezza — hanno avuto il loro momento speciale. Gli Organizzatori delle manifestazioni, figure che lavorano per mesi nell’ombra per creare le condizioni in cui i piloti brillano per poche ore: anche loro sul palco, riconosciuti, applauditi.
È la cosa più difficile da fare nello sport: ricordare che i campioni non esistono senza un ecosistema che li sostiene. La Notte delle Stelle lo fa ogni anno — e ogni anno quella scelta dice qualcosa di preciso su come il motorsport laziale si pensa e si racconta.
Un passaggio della serata è stato dedicato all’imprenditoria femminile nel settore — con la menzione di realtà come M33e Motorsport Italia. Non è un dettaglio folkloristico: è il riconoscimento che il motorsport, tradizionalmente territorio quasi esclusivamente maschile, sta cambiando. Lentamente, con qualche resistenza, ma sta cambiando. E che il Lazio ha scelto di riconoscere questo cambiamento invece di ignorarlo.
Quello che resta

Ottanta protagonisti sul palco. Una sala piena di istituzioni, appassionati, tecnici, cronometristi, meccanici. Un tributo ad Alex Zanardi che ha silenziato tutti. E la consapevolezza — chiara, documentata dai numeri e dalle presenze — che il motorsport laziale non è più un movimento di appassionati che si organizza nel fine settimana.
È diventato un sistema. Con le sue eccellenze, le sue manifestazioni internazionali, i suoi campioni e i suoi artigiani dello sport. Con una Regione che lo riconosce e istituzioni che lo presiedono. Con una storia che vale la pena raccontare — non solo la sera delle premiazioni, ma tutto l’anno.
Venerdì sera, allo Sheraton, quella storia si è fermata un momento a guardarsi allo specchio. Quello che ha visto non era male.



