[L'INCHIESTA] Il mercato dei tecnici è in piena fibrillazione anche se 9 squadre hanno già la casella occupata. L'ultima giornata poi ha minato delle certezze con l'esonero di Allegri. Viaggio alla scoperta del mosaico delle panchine del prossimo massimo campionato. Dalla conferma di Alvini al Frosinone alla rivoluzione del Milan. I cambi di Napoli, Lazio, Atalanta, e Bologna. Spalletti saldo alla Juve malgrado il flop, Gasperini "imperatore" di Roma. Il rilancio di DiFra
Qualcuna si ‘muove’ già da tempo, qualche altra traballa seriamente, un paio sono già saltate, altre sembrano molto stabili ma non si sa mai. La Serie A che verrà inizia dalle panchine. Si annuncia importante il mercato allenatori anche se nove squadre hanno già la casella occupata. L’ultima giornata di campionato però ha messo anche il suo bel carico da novanta sulle presunte certezze. Ma attenzione anche al movimento tellurico al capitolo direttori sportivi.
I fatti… nostri
| Squadra | Allenatore 2024-25 | Allenatore 2025-26 |
|---|---|---|
| Atalanta | Palladino | Sarri (n) |
| Bologna | Italiano | Di Francesco – Grosso? |
| Cagliari | Pisacane | Pisacane (c) |
| Como | Fabregas | Fabregas (c) |
| Fiorentina | Vanoli | Grosso? |
| Frosinone | Alvini | Alvini (c) |
| Genoa | De Rossi | De Rossi (c) |
| Inter | Chivu | Chivu (c) |
| Juventus | Spalletti | Spalletti (c) |
| Lazio | Sarri | Gattuso (n) |
| Lecce | Di Francesco | ? |
| Milan | Allegri | Xavi – Iraola – Glasner? |
| Napoli | Conte | Allegri – Italiano – Motta? |
| Parma | Cuesta | Cuesta? |
| Roma | Gasperini | Gasperini (c) |
| Sassuolo | Grosso | Abate – Aquilani? |
| Torino | D’Aversa | D’Aversa – Abate – Aquilani? |
| Udinese | Runjaic | Runjaic (c) |
| Venezia | Stroppa | Stroppa (c) |
Spareggio playoff Serie B
| Squadra | Allenatore 2024-25 | Allenatore 2025-26 |
|---|---|---|
| Monza | Bianco | ? |
| Catanzaro | Aquilani | ? |
Legenda:
- (c) = confermato
- (n) = nuovo allenatore
- ? = situazione ancora incerta o non definita.
Partiamo ovviamente dal Frosinone, neopromossa. Il club di Viale Olimpia ha, di fatto, esercitato in tempi non sospetti l’opzione per il secondo anno di contratto del tecnico Massimiliano Alvini. Ma sia il presidente Stirpe che lo stesso tecnico (la sera della promozione, in sala stampa) erano stati cauti. Non criptici ma cauti.

Il massimo dirigente aveva parlato così il 14 maggio scorso su TeleUniverso, intervistato da Giovanni Giuliani nello spazio ‘A porte aperte’: “Alvini ha un contratto ma se lui decide di voler cambiare o fare un’altra esperienza, questa non è una prigione, non tratteniamo nessuno”. Lo aveva preceduto l’allenatore di Fucecchio nella bolgia festosa della hall conference del ‘Benito Stirpe’ la sera dell’8 maggio: “Oggi si chiude un cerchio del mio percorso e se ne apre un altro nella massima serie”, e con chi se non con il Frosinone?
Anche se un paio di giorni dopo aveva dichiarato di “Se resterò a Frosinone? Mi sento orgoglioso e sereno. E, devo dire la verità, mi sento anche un po’ più ciociaro. Io mi impegno a difendere questa identità forte e mi impegnerò a farlo, perché il Frosinone merita tutto questo. Penso di essere stato chiaro”. Ma non si era sbilanciato sulla sua posizione.
Stirpe (r)incorona Alvini

La sera della festa-promozione al Quartiere Stazione, il presidente Maurizio Stirpe disse dal palco: “Questa settimana ce la prendiamo per riposare e metabolizzare quello che è successo, poi dal 25 di maggio costruiamo il nuovo capitolo”. Siamo entrati di fatto nel nuovo capitolo. Quindi anche in riferimento alla decisione sul tecnico. Al quale però in maniera diretta, il giorno della premiazione presso la Regione Lazio dalle mani del Governatore Francesco Rocca, aveva inviato a stretto giroun messaggio molto gratificante (Il Messaggero del 17 maggio scorso).
“Questo è stato un anno in cui è regnata un’armonia che non ho mai visto nei miei 25 anni di calcio. Onore al merito ai dirigenti e in particolare all’allenatore, che è stato il vero software di questo grande contenitore. Onore e merito ai suoi collaboratori per come lo hanno seguito e un caro saluto ai ragazzi che hanno messo impegno ed applicazione, ed è giusto che raccolgano quello che hanno seminato”. Se non è una ‘reincoronazione’ poco ci manca.
Tornando alla sera della festa-promozione, una frase del Presidente non era passata inosservata: “Dovremo essere capaci di rimetterci tutti in discussione e fare un grande gesto di generosità verso i tifosi e verso la città”. E’ rivolta al tecnico, ai dirigenti ma sicuramente anche a se stesso. Come peraltro aveva dichiarato nell’intervistaall’interno della trasmissione ‘A porte aperte’ su TeleUniverso: “La nostra sfida sarà cercare di rimanere quanto più tempo possibile in Serie A. Abbiamo dimostrato di poter disputare la Serie B con una certa qualità ma siamo andati in A tre volte ma siamo scesi subito”.

“Ecco, oggi incomincia una fase diversa: la sfida è appunto quella di dire ‘proviamo a rimanere quanto più tempo possibile nella massima serie ma soprattutto proviamo ad ottenere la prima salvezza’. Cosa manca per fare questo step? – ha sottolineato Stirpe –Serve adeguare la Società a quelle che sono le caratteristiche richieste per la disputa di un campionato di Serie A. Per fare questo bisognerà rimettersi in discussione ed avere tanta generosità che non significa solo prendere i soldi dal portafoglio e metterli ma significa anche saper rinunciare a qualcosa pur di avere le risorse per poter competere e dare quella struttura che serve al club per stare al passo con gli avversari”.
Fallimento inequivocabile

Gli americani non le mandano a dire. Non esistono termini come ‘coerenza’, ‘riconoscenza’ e via discorrendo. Porti i risultati? Bene, si va avanti. Non li porti? Vai a casa. Passiamo così alla Regina delle deluse. Il Milan che ha buttato dall’ultimo anello del ‘Meazza’ la qualificazione alla Champions League e una settantina di milioni di euro negli ultimi 90’ contro il Cagliari, con un comunicato di lunedi sera ne manda a casa 4 in un colpo solo. In quelle 15 righe vergate da Gerry Cardinale, il termine “fallimento inequivocabile” descrive e fa capire che il calcio è fatto anche di fallimenti. Sportivi.
Perché l’ingresso in Europa League – figlio legittimo di 6 sconfitte nelle ultime 10 gare – era l’obiettivo che nemmeno veniva preso in considerazione nello scorso mese di luglio quando ci fu l’ingaggio di Massimiliano Allegri. Il patron statunitense Gerry Cardinale, fondatore di ReBird Capitals Partners che detiene il 100 % del Milan, presente all’epilogo delle beffe domenica sera, ha aperto i tornelli di Milanello per far uscire uno dietro l’altro il ds Igli Tare (3 anni a 800mila euro netti all’anno), l’ad Giorgio Furlani (3 anni a 3 milioni netti più bonus),il dt Geoffrey Moncada (già vicino al Nizza) e il tecnico Massimiliano Allegri (a luglio aveva firmato un biennale a 5 milioni netti all’anno più bonus).
Si parla che l’epurazione costerà alle casse del club 22 milioni netti. Ma domenica sera durante la gara con i sardi la feroce contestazione ha ‘abbracciato’ anche Zlatan Ibrahimovic che rappresenta nell’organigramma del Milan attuale il superconsulente di Cardinale. Ed anche per lui l’aria non è delle migliori. Ma Ibra darà ancore le carte.

Gli addii di Allegri e Tare preludono anche alle partenze di diversi giocatori ‘pesanti’ e tra questi due pupilli del tecnico come Rabiot e Modric. Ma prima di loro due sulla rampa di lancio ci sarebbero anche Leao e Pulisic oltre a buona parte della vecchia guardia. Allegri comunque pare che fosse stato già attenzionato prima del termine della stagione.
Si scrive infatti di contatti con Andoni Irarola che ha allenato il Bournemouth in Premier. Ma in lizza ci sarebbero anche Xavi (ex Barcellona) e l’austriaco Glasner. Outsider di lusso Pochettino, un nome buono per tutte le stagioni. L’ultima bomba la sgancia l’edizione odierna di Tuttosport: interesse per Paratici nel ruolo di responsabile dell’Area Tecnica.
La coppia Angelozzi-Pisacane raddoppia
Dalla delusione profonda del club di zona Portello a Milano, alla soddisfazione del Cagliari che ha staccato il biglietto anche per la prossima Serie A. Il tecnico Fabio Pisacane, scelto lo scorso anno dal responsabile dell’Area Tecnica rossoblu, l’ex giallazzurro Guido Angelozzi, dopo la vittoria nel campionato Primavera, ha ottenuto il secondo miglior punteggio (43 punti) dopo i 45 punti della stagione 2019-’20.

Conferma a furor di popolo per il tecnico che ha ottenuto la salvezza con un’età media di 24.7 anni (alle spalle del Parma con 24.3)? Lui al termine della gara di Milano è stato sibillino: “Farò di tutto per rimanere, se loro mi vogliono… Il legame che ho con Cagliari e il Cagliari va oltre un contratto”.
Su Pisacane sono girate voci di un interessamento da parte della Lazio, piaceva al ds Fabiani che però al momento nelle decisioni tecniche avrebbe perso posizioni. Come sono girate le voci che accostavano lo stesso Guido Angelozzi alla Cremonese. Bollate dalla Sardegna come balle epiche: il tandem Angelozzi-Pisacane continua. Dal punto di vista societario la fine del 2026 potrebbe sancire anche qualche novità in ambito societario nell’ottica del rafforzamento della base cercato e voluto dal patron Giulini, con un ingresso più corposo da parte del fondo americano Praxis.
Juventus al palo, Spalletti pianta i “paletti”

Si parlava di deluse e la Juventus dove la mettiamo? Ma il tecnico Luciano Spalletti, che ha rinnovato il contratto di recente quando la squadra veleggiava in zona Champions, dopo il 2-2 nel derby e la certezza di dover giocare l’Europa League, ha parlato da allenatore che guarda al futuro: “Chi ha dubbi non può restare alla Juve, serve una squadra di carattere…”.
Strano che un tecnico esperto come Spalletti si sia accorto quando la Champions gli era praticamente sfuggita di mano che la sua Juve non ha carattere. Appena 3 giorni fa aveva fatto intendere di volersi sentire maggiormente coinvolto nelle decisioni di mercato. Un messaggio spedito all’ad Damien Comolli? Spalletti vorrebbe 11 Locatelli (…) ma soprattutto la conferma di Vlahovic.
Intanto Comolli ha detto di sentirsi responsabile di questa mancata qualificazione ma anche che la squadra verrà costruita “molto forte con il mister, secondo un’idea molto chiara di quello che dobbiamo fare”. Significa tutto e niente. Di certo la mancata qualificazione dei bianconeri alla Champions – e i soliti 70 milioni in meno – non ha un responsabile ma ha una… responsabile: la sconfitta casalinga senza appello con la Fiorentina. Unico ko nelle ultime 10 gare.

E là Comolli c’entra davvero niente. Perché in campo 11 giocatori li mette l’allenatore. Proprio per questo John Elkann vorrà capire se davvero c’è sintonia tra il tecnico e l’ad. A fare da garante Giorgio Chiellini. Sembra che ogni tipo di (som)movimento sia stato bloccato dalla proprietà, conSpalletti che risale nell’indice del peso specifico. In casa Juve infine prossimo lo sbarco di un ds, l’ex Matteo Tognozzi, attualmente al Rio Ave in Portogallo.
Il Torino avvolto nel mistero, il Parma pure

Da una sponda all’altra della città Sabauda. Dove c’è l’eterna incompiuta, Il Torino. Che era praticamente allo sbando quando venne esonerato nello scorso mese di febbraio Marco Baroni, reduce dal 3-0 in casa del Genoa. Al suo posto Roberto D’Aversa. Dopo è arrivato anche un altro ds, Petrachi (ritorno per lui) al posto di Vagnati, sollevato dalla sera alla mattina.
D’Aversa ha fatto le cose semplici, mettendo i giocatori ognuno nel loro ruolo. Aggiungendo quel quid di grinta che si era perso. E soprattutto portando punti. D’Aversa si aspetta la conferma, anzi il rinnovo del contratto di sei mesi in scadenza il 30 giugno prossimo. Nel frattempo Cairo glissa: fa i complimenti a D’Aversa (“è stimato tanto anche dal ds Petrachi, ci parleremo e poi diremo tutto…”) ma nel frattempo ha visto l’ex Juric e Gattuso (col quale però non avrebbe raggiunto l’intesa economica).

Il patron vorrebbe al proprio fianco l’ex tecnico granata Giampiero Ventura nel ruolo di consulente-consigliere, Petrachi vedrebbe di buon occhio la conferma di D’Aversa ma guarda anche agli emergenti Abate e Aquilani. La possibilità che il tecnico spagnolo del Parma, Carlos Cuesta, diventi la variabile in vista della prossima stagione di Serie A c’è tutta. Il più giovane allenatore della massima serie (31 anni a luglio) e il club dovrebbero incontrarsi nelle prossime ore per capire cosa c’è nel futuro.
I punti fermi
L’Inter e Chivu, il Como e Fabregas, la neopromossa Venezia e Stroppa, l’Udinese e Runjaic. Ma anche De Rossi e il Genoa, a meno di un inserimento improvviso del Bologna. Sono 5 dei 9 allenatori confermati. L’ex difensore rumeno ha vinto lo scudetto e la Coppa Italia al primo colpo, l’ex centrocampista spagnolo ha portato il Como dove nessuno lo aveva mai portato, vale a dire in Europa. Anzi, che Europa! Il silenzioso tedesco ha dato una certa stabilità all’Udinese.

Stroppa, appena vinto il campionato di Serie B col Venezia, ha fatto subito la dichiarazione d’intenti: “Io rimango al Venezia, qui si sta benissimo”. Il contrario di quanto disse lo scorso anno la sera della promozione in Serie A con la Cremonese ai playoff. Infine DDR: la decisione della sua conferma non riguarda solo il Genoa ma passa per il tecnico. Che al momento è un punto inamovibile.
Roma incorona l’imperatore Giampiero I

Blindato dentro una botte di ferro (ma senza i chiodi dentro come nel supplizio che dovette subire Attilio Regolo, nato a Sora e trucidato a Cartagine): è questa l’attuale posizione di Giampiero Gasperini alla Roma. Che ha vinto la sua battaglia da Imperatore romano, da successore di Marco Ulpio Traiano.
Dall’Optimus Princeps al miglior allenatore per eccellenza è una… passeggiata: ha scalzato un totem come sir Claudio Ranieri, ha ricevuto tutte le deleghe dai Friedkin e ha ottenuto la qualificazione alla Champions League che solo 2 mesi fa, dopo l’eliminazione in Europa League col Bologna appariva un miraggio.
Le sue parole al termine della gara vinta (col rigore immancabile) a Verona: “Possa questo risultato coinvolgere ancora di più la proprietà. La Champions è bella ma competitiva quindi dobbiamo stare molto attenti”. Intanto 70 milioni sono atterrati nelle tasche dei magnati statunitensi. Un dettaglio non da poco in casa giallorossa è la scelta del nuovo ds.

E sì perché con Ranieri è saltato anche Massara, professionista eccellente, mai una frase fuori posto e già braccio destro di Maldini al Milan. Mai entrato in sintonia tecnica con Gasperini, parole e musica dello stesso tecnico di Grugliasco. E allora la Roma è alla ricerca di un direttore sportivo. Che in genere sceglie l’allenatore, mentre in questo caso il ds in arrivo dovrebbe essere di gradimento del tecnico. I nomi circolati, da Manna (Napoli) a Giuntoli (futuro all’Atalanta?), da D’Amico (Atalanta, in uscita) a Paratici (Fiorentina) appaiono profili abituati a decidere. A cominciare dal tecnico. Che però c’è già. E pure bello ‘ingombrante’ nell’accezione migliore del termine.
Lazio, un altro anno zero
Sull’altra sponda del Tevere non basterebbe una serie tv per spiegare quello che è successo in meno di 12 mesi. Partendo dalle cose semplici, il Sarri-bis si è dissolto (mancano i dettagli per la risoluzione) dopo un anno di bisticci, musi lunghi, dichiarazioni al vetriolo, stop al mercato (estivo) e operazioni di mercato (invernale) che hanno ‘abbattuto’ il già basso valore tecnico di una Lazio che ha chiuso al nono posto in classifica.

Non sono bastate le dichiarazioni d’amore verso il popolo biancoceleste dette più volte dal tecnico toscano, le gocce che hanno fatto traboccare il vaso del presidente Claudio Lotito sono state l’arrendevolezza nella finale di Coppa Italia contro l’Inter (“ci siamo fatti due gol da soli, ne abbiamo sbagliati tre davanti al portiere…”) e il modo in cui è stato perso il derby (“prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io”).
In sella alla Lazio sbarca Gennaro Gattuso, fresco reduce dal flop con la Nazionale. Curiosità: la sua carriera ha un punto di contatto con quella di un altro campione del Mondo del 2006, Fabio Grosso: entrambi passati dal Sion, in Svizzera, entrambi esonerati. Anche se gli esoneri di Gattuso nel corso della carriera non sono stati affatto pochi. Attenzione in casa Lazio al ruolo del ds. Angelo Fabiani aveva ripreso Sarri (triennale a 2.5 milioni all’anno più bonus) convincendo Lotito ma il mercato bloccato è stato il buco nero che ha aperto ad un anno di litigate.
Da qualche settimana rimbalza il nome di Sean Sogliano del Verona come ds (ha lavorato bene durante la gestione-Setti, qualche problema con gli americani) e Fabiani dg. Fabiani che dopo il settimo posto dello scorso anno ha peggiorato la classifica. Disse che sarebbe andato via di fronte ad un risultato non soddisfacente. Ma il suo ruolo nella scelta di Gattuso pare sia stato centrale. Ha il contratto in scadenza 2027. Ma Lotito è molto legato al ds di Cerveteri.
Sarri-Dea, ci siamo. Intrecci tra le panchine

Dalla rivoluzione degli americani del Milan, depositari di tutto il pacchetto di quote, a quella degli americani dell’Atalanta guidati da Stephen Pagliuca. Che ai Percassi hanno detto più o meno: si cambia rotta. La Dea è uscita dal giro dell’Europa, gli anni del Gasp sembrano lontani. Via il ds d’Amico e via anche il tecnico Palladino che però deve transare un contratto in scadenza 2027.
Dentro nel ruolo di ds Cristiano Giuntoli che aveva individuato per la panchina Maurizio Sarri. Che a sua volta deve chiudere la ‘vicenda’ con Lotito prima di firmare un triennale (a 3.5 milioni netti all’anno) con i neroazzurri. Converrà a Sarri trovare un accordo in uscita, converrà a Lotito che Sarri lo trovi per ufficializzare (e risparmiare) Gattuso, converrà a Palladino farsi liquidare (in attesa che cominci a circolare il suo nome), converrà all’Atalanta che aspetta alla finestra.
Alla sua prima stagione di Serie A Fabio Grosso ha fatto indiscutibilmente bene alla guida del Sassuolo. Che però rimane formazione ‘ibrida’, capace di exploit ma anche di cadute verticali improvvise. Il nome dell’ex allenatore del Frosinone è entrato da tempo nel gradimento del ds della Fiorentina Fabio Paratici che lo aveva avuto da allenatore alla Primavera della Juventus.

Si è mosso anche l’ad degli emiliani Giovanni Carnevali, la vera anima del Sassuolo. Che si era cautelato per tempo, buttando l’occhio sull’allenatore della Juve Stabia (ex Primavera del Milan) Ignazio Abate. Carnevali ha chiesto a Grosso di pensare ad un’offerta di rinnovo. Prossime ore decisive. E già da immaginare che stavolta Grosso non farà attendere Carnevali più di quanto non fece attendere il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, nell’estate nel 2024.
Italiano verso Napoli, DiFra pronto a sostituirlo

A Bologna la proprietà che fa riferimento a Joey Saputo sembra orientata ad allungare il matrimonio con il tecnico Vincenzo Italiano anche se l’ultima stagione ha evidenziato qualche crepa dal punto di vista dei risultati e un declassamento in classifica. Italiano nella giornata di oggi 26 maggio avrebbe visto il presidente del Napoli, De Laurentiis, a Roma. DeLa che – dopo l’addio di Antonio Conte al secondo anno dei tre scritti sul contratto – ha parlato anche con Allegri e tiene un canale aperto con Thiago Motta.
Sotto la Torre degli Asinelli il primo nome come sostituto di Italiano porta a Lecce, ad Eusebio Di Francesco (il suo principale sponsor in casa felsinea è l’ad Fenucci, rapporto tra i due dai tempi della Roma), che salvati i salentini ha il rinnovo automatico ma rimanda tutto ad un colloquio con la Società, ma il quadrunvirato Saputo-Fenucci-Sartori-Di Vaio non rinuncia a priori allo stesso Grosso. A proposito di DiFra, c’è da dire che sia Corvino (lo cercò già ai tempi della Fiorentina) che Trinchera sono grandi estimatori del tecnico pescarese.

Infine l’ultima casella della serie A vedrà venerdi sera una tra Monza (parte del 2-0 in trasferta al Ceravolo) e il Catanzaro. I brianzoli dovrebbero proseguire con Paolo Bianco, un eventuale ribaltone del Catanzaro aprirebbe scenari nuovi anche per l’ex centrocampista di Roma, Milan e Fiorentina Alberto Aquilani.



