Frosinone, due facce in sei giorni (di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

 

di GIOVANNI LANZI
Giornalista temporaneamente senza carta

 

 

Testa, cuore e cura dei dettagli: solo se si coniugano insieme possibile centrare l’obiettivo
Frosinone a due facce in sei giorni

Più certezze che dubbi al giro di boa. Il ‘ritorno’ sarà un girone dantesco:
molte big da affrontare fuori casa

 

Babbo Natale, ripartendo per la Lapponia inevitabilmente si è distratto. Era da immaginarlo, però. Come c’era da aspettarsi, al suo posto, un intervento diverso. Era stato quasi invocato su questo ‘spazio’ (leggi qui il precedente). Pasquale Marino, nella veste di ‘conducator’ dei giallazzurri, non è però riuscito –- sono parole sue e gli va dato merito per la correttezza professionale e morale che ha avuto nel dirle –- a far comprendere ai suoi baldi giovani che – dopo le abbuffate sotto l’Albero e il bagno di entusiasmo per la vittoria sul Benevento – c’era ancora da faticare prima di festeggiare. Per poi andarsi a spalmare su qualche spiaggia esotica o delle Isole Canarie, nel ‘buen retiro’ familiare o in montagna.

Ma il Frosinone tutto al completo ha pensato bene di giocare d’anticipo, si è vestito da Befana “con la carta d’imbarco in mano” (sempre parole e musiche di Pasquale Marino, queste ancora più eloquenti della settimana trascorsa) e ha lasciato a Vercelli tre punti.

 

I CARDINI IRRINUNCIABILI E LA VACANZA ‘SINDACALE’ – Peccato ma la sintesi estrema è questa. Peccato perché significa tre cose: che è la testa a fare sempre la differenza, il cuore non può ammettere pause e che nulla può essere tralasciato al caso. Il presidente Maurizio Stirpe nei momenti cruciali che hanno segnato la sua longeva presidenza costellata di trionfi e qualche delusione, ha sempre predicato “la cura dei dettagli”. E’’ esattamente ciò che è mancato al Frosinone nella traiettoria passata dal fischio finale di Ghersini di Genova al fischio d’inizio di Serra di Torino.

In quei sei giorni bisognava isolarsi dai programmi per le vacanze. Altrimenti bisognerebbe sposare ‘in toto’ il modus-operandi degli inglesi che, in barba alle vacanze, hanno giocato anche il 31 dicembre e continueranno a farlo il 4 e l’8 gennaio senza problemi di natura ‘sindacale’ fino al 21 maggio senza pause. Anche perchè difendere i diritti di lavoratori è nobile a tutte le latitudini ma farlo a prescindere è eticamente scorretto. Soprattutto quando si parla di lavoratori che viaggiano a 200-300mila euro a stagione.

 

DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA – Incredibile ma vero. Dieci-undicesimi e… mezzo (Soddimo era entrato in corsa) della squadra che ha giocato la migliore partita della stagione battendo il Benevento in un concentrato esplosivo di qualità, quantità, intensità e pure fortuna, erano gli stessi che hanno giocato col freno a mano tirato a Vercelli. Contro una squadra –- va ricordato per dovere di cronaca -– senza 8 giocatori. E tra questi almeno 5 titolari (leggi qui il precedente…). E’ paradossale? Diciamo che questo non fa che confermare quanto detto in precedenza: la testa e la cura dei dettagli fanno la differenza. Il Frosinone deve fare ammenda per intero. Dalla testa ai piedi.

 

CERTEZZE E DUBBI – Non è nemmeno giusto fare appello al famoso bicchiere. Perché se vogliamo è anche molto più pieno di quanto non sia vuoto. Il secondo posto assoluto, una solidità di squadra abbastanza riconosciuta, carattere (quando si vuole farlo emergere è di livello superiore), varianti tattiche interessanti, un allenatore che non perde mai la bussola.

Ma nella parte vuota ci sono dei quesiti da risolvere: troppi giocatori sovraimpiegati, per il rovescio della medaglia una manciata di giocatori che in questa prima parte della stagione è rimasta ai margini e quindi facile ipotizzare in procinto di cambiare aria, una difesa che prende gol con la precisione di un orologio svizzero, un attacco senza soluzioni alternative (Cocco se entra a 25’’ dalla fine perché Dionisi è spossato dalla febbre non deve pensare a litigare ma a far gol), il dilemma insoluto del terzino sinistro (Mazzotta e Crivello si sovrappongono in tutto e per tutto), il nodo di Brighenti (che cosa è e dove deve giocare).

 

NEL GIRONE ‘DANTESCO’ – Il girone di ritorno è un altro campionato, più vicino al girone dantesco rappresentato dal terzo canto dell’’Inferno. Perché il valore relativo delle squadre cambia ‘work’ in progress’ nel mese di gennaio e diventa assoluto da febbraio in poi. “…Perdete ogni speranza o voi che entrate..”. Perché ogni pallone diventa infuocato. Ogni buca è trincea. Ogni attimo un’eternità. Ogni punto una conquista. Il Frosinone –- Carpi, Verona e Cittadella a parte – dovrà giocare in trasferta il derby e le altre partite con le attuali ‘big’ del torneo.

A cominciare da un altro sintetico, quello di Chiavari il 21 gennaio. Per chiudere alla penultima al Santa Colomba di Benevento dove ancora sono in circolazione i fantasmi della stagione 1995-’96 (sconfitta all’’ultimo turno che costò la promozione diretta in serie C1 e poi anche la promozione ai playoff). In mezzo ci saranno Perugia al ‘Curi, Bari al ‘San Nicola’, la Spal al ‘Mazza’. E appunto i sanniti a casa loro. Tutte dovranno preoccuparsi del Frosinone nella misura in cui il Frosinone sarà in grado di farsi rispettare. Elevando il grado di autorevolezza proiettata al campionato, di attenzione in ogni partita, la cura maniacale dei dettagli l’intercambiabilità nel proprio organico. Sembra facile. Ma servirà l’apporto degli uomini. Di tutti. Babbo Natale si è distratto ma c’era da immaginarlo perché è già passato di moda. Dal 21 gennaio però niente più alibi e ‘vacanze’ sindacali.

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