La Spal a braccetto è… il male minore – L’Analisi (di G. Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

di GIOVANNI LANZI
Giornalista senza carta

 

 

Chiusa la 34^, il Frosinone limita i danni del pari interno. Ma quel gol di Castaldo è una disattenzione tattica
La Spal a braccetto è… il male minore
Ascoli, altro snodo: al ‘del Duca’ costruite salvezze e una promozione. Occhi aperti sulle ‘sviste’: arbitri non vedenti o c’è altro?

 

E’ andata bene lo stesso. Non benissimo, però, ma solo perché l’autodeterminazione del Frosinone non ha dato i risultati sperati in casa con l’Avellino. La squadra di Marino non è più sola al comando delle operazioni ma il nuovo coinquilino, la Spal che ha battuto 2-0 un Novara né carne e né pesce, è in svantaggio nella ipotetica classifica avulsa. Piccoli dettagli, per ora. Il Verona – che ha un calendario leggermente più complicato delle prime due – inchioda in casa con lo Spezia (che ora vede la zona playoff a 2 punti) ed adesso la panchina di Pecchia pare stia traballando seriamente (si fanno i nomi di Delio Rossi e Gigi De Canio ma alla fine rimarrà il tecnico di Lenola).

Risale il Benevento che batte 2-1 la Ternana grazie alla doppietta di Ceravolo che si porta a quota 16. E così nonostante tutto è bello esultare anche dopo un pareggio. Nel martedi di calcio, mentre fa festa la Lazio perdendo 3-2 un doppio derby di Coppa già vinto all’andata, si frega le mani anche il Frosinone che ha atteso davanti alla tv che si definisse il programma della 34.a giornata. Gufando come è giusto che sia perché alzi la mano chi non lo fa. C’è caduto il Verona anella gufata e se proprio bisognava scegliere tra gli scaligeri e la Spal, è andata bene.

 

MISCHIONE-SALVEZZA – Oltre il vertice del campionato, il turno infrasettimanale ha fatto sprofondare il Vicenza e il Latina. La squadra di Bisoli spiana la strada ad un Trapani che ha cancellato il passo falso casalingo ed oggi sarebbe addirittura salvo. Latina nel baratro sia per il ko di Bari ma anche per il -2, un antipasto di quello che potrebbe arrivare sul piatto nei prossimi giorni. Brodino per il Pisa a Perugia e un pugno di mosche per il prossimo avversario del Frosinone, l’Ascoli, a Chiavari dove il combinato disposto Troiano-Caputo questa volta non è stato impattato dalle papere di Iacobucci. Brescia e Cesena avanti adagio ma sempre nella mischia, la Pro Vercelli tiene a Carpi e alimenta le speranze di salvezza. Il Frosinone in questo finale thriller dovrà giocare in casa sia con il Trapani in fase ascensionale che con la Po Vercelli, fuori con Ascoli (sabato) e Ternana.

 

IL TATTICO, UN VALORE COME NELL’AMERICA’S CUP – Se il calcio si riducesse solo a ‘gufate’ al posto giusto e nel momento opportuno il Frosinone sarebbe già in Champions League. Il calcio non sarà scienza esatta ma la proiezione sempre più avveniristica di questa disciplina – che non dovrà però mai perdere la propria essenza nazionalpopolare – impone sempre studio ed attenzione ai dettagli, una cura quasi maniacale. Gli staff tecnici sono sovente una mini-formazione a sostegno dell’allenatore.

Un caso a parte è quello della Roma di Spalletti che con 25 unità è come una rosa della prima squadra. Detto questo, l’evoluzione della ‘specie’ sta portando lo sport più bello del mondo ad essere sempre più una espressione tattica prima ancora che tecnica. E allora il ‘tattico’ che abbiamo conosciuto per la prima volta nella sfide dell’America’s Cup di vela, sempre più spesso nelle squadre di calcio è elemento imprescindibile. Questo per introdurre l’argomento di giornata.

 

PALLA INATTIVA E ZONA MINATA – Il Frosinone contro l’Avellino ha subìto gol da palla inattiva. Punizione dalla destra, respinta della difesa, Castaldo esce dalle figure, fa il contromovimento e infila alle spalle di Bardi. Proviamo a leggerla meglio. Tiro della… domenica in differita il lunedi sera? No. Partenza in ritardo di Bardi? No. Mancata chiusura di Sammarco e Krajnc su Castaldo? Non solo. Prodezza dell’attaccante campano? Non solo. Più semplicemente è stato un qualcosa che non è filata via per il verso giusto sotto il profilo tattico. Marino ha dato delle indicazioni che evidentemente non sono state attese in campo. O forse è un problema più più ampio. Analizziamo con calma il film dell’azione. Sulla punizione sotto la tribuna c’è un giocatore in barriera, Fiamozzi. Ma anche uno di troppo, Gori, qualche metro più indietro a chiudere una linea di passaggio laterale senza però la presenza di un avversario.

E correttamente c’è Dionisi che chiude il corridoio centrale per la presenza di un avversario. In area ci sono 7 giallazzurri per 4 giocatori avversari e due fuori area. Sul cross c’è la respinta di Russo, ma il limite dell’area non è presidiato da nessuno. Un errore. Che c’era stato già nel primo tempo in occasione della punizione di Moretti respinta da Terranova. E c’era stato anche contro la Spal, sul doppio vantaggio. Marino dovrà cercare di affinare quel dettaglio che va tra la palla inattiva e la zona minata.

 

L’OCULISTA E I RIGORI DELLA… PRIMAVERA – Non è mai bello alimentare dubbi e fantasmi. Ma questa è una fase cruciale del campionato. E le ripetizioni (degli errori, in questo caso arbitrali) non giovano mai. Tanto più quando sono ravvicinate. A Cesena il fallo di mano netto di Laribi quando si era ancora sull’1-0, al Comunale Dionisi ‘affondato’ e Fiamozzi ‘tagliato in due’ entrambi nel finale: delle due l’una, o gli arbitri hanno bisogno di un oculista bravo o c’è dell’altro. Conoscevamo i rigori del freddo inverno, adesso ci sono i… rigori (non concessi) di questa dolce primavera. Scherzi e metafore a parte, bisogna drizzare le antenne. Anche l’Ascoli in queste ore ha alzato la voce per presunti rigori non concesso con Carpi ed Entella per bocca del suo amministratore unico Cardinaletti.

AL ‘DEL DUCA’ SENZA PENSARE ALLE ALTRE – Sul campo di Ascoli il Frosinone costruì pezzi di salvezze nel passato di sofferenza in serie B ed anche una fetta della promozione di due stagioni fa. La storia si ripete. Il calendario fa giocare sabato i canarini, domenica la Spal a Brescia e lunedi il Verona a Novara. Un vecchio proverbio dice “tira bene chi tira per primo”. Prestando attenzione a tutto, alla cura dei dettagli in queste 8 partite che separano dal traguardo. Adesso più che mai, meglio essere lepri che inseguitori.

 

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