Dove osano le aquile c’è il Frosinone (L’analisi di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Giovanni Lanzi

 

di GIOVANNI LANZI
Giornalista temporaneamente senza carta

 
Lassù dove osano le aquile c’’è il Frosinone di Pasquale Marino talentuoso e spumeggiante. A colpi d’’ala i canarini nella veste di ‘rapaci’ della ‘pelota’ incassano la quarta vittoria di fila, settimo risultato utile consecutivo che frutta alla ‘premiata ditta’ 19 punti sui 21 a disposizione nella seconda metà delle prime 14 giornate di campionato. Significa senza dover ricorrere ad alchimie matematiche che dalla 8.a di campionato il Frosinone ha innestato i retrorazzi, mettendo in cascina più del doppio dei punti che aveva ottenuto nelle prime 7 giornate.

Bersaglio Verona
A -3 punti dal Verona ridicolizzato in casa dal Novara (4 ‘bombe’ al Bentegodi) che tra sette giorni (terza domenica di fila, quasi un segno premonitore per i canarini) ospiterà il Frosinone. Questo dice la classifica. A proposito del Verona, l’’imbarcata non è un campanello d’’allarme. Assurdo immaginare ad esempio che una Juventus possa perdere 4-0 in casa dall’’Udinese. Evidentemente c’è della polvere sotto il tappeto che è venuta fuori all’’improvviso.

Il bel gioco canarino
La serie B nel frattempo – dopo questa 14.a giornata che ha esalato l’’ultimo sospiro nella coda del San Nicola dove il Bari del neo allenatore Colantuono non è andato oltre l’’1-1 con lo Spezia del cassinate Di Carlo (sull’’autogol di Fedele, la punta ligure Granoche ha invitato i compagni ad… esultare con moderazione) – scopre la squadra che gioca anche il miglior calcio del campionato, il Frosinone. Girando la medaglia dall’’altra parte, è anche il Frosinone che si scopre migliore squadra della serie B grazie ad una miscela davvero fragrante. Marino ha saputo amalgamare tante anime in un monoblocco. Nulla è lasciato al caso. A voler cercare il ‘pelin’ nell’’uovo, ci piacerebbe (ancora) che un talento naturale come Paganini imparasse ad abbinare all’’istinto felino dell’’epopea ‘stelloniana’ (la velocità di gettarsi senza timori sulla seconda palla ad esempio) anche maggiore attenzione nella giocata decisiva. Come ci piacerebbe vedere Gori giocare semplice nei momenti in cui comprende di essere in difficoltà (al 1’° della ripresa ha rischiato di mandare in gol l’’Ascoli).

Due conti
Proviamo ancora a fare due conti in casa canarina: dall’8.a giornata, quindi dalla trasferta di Cittadella (2-3 al Tombolato) alla 14.a con l’’Ascoli (3-1 in casa), lo ‘score’ parla di 15 reti realizzate e 7 subìte. Nelle prime 7 giornate si è detto che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Ed anche in questo caso, giusto per fare altri due conti, appena 5 reti realizzate e 7 incassate. Daniel Ciofani con 7 gol ha una media di 0.50 gol a partita ma soprattutto va in gol da 5 gare di fila, 6 nelle ultime 7.

Il piacere di stare in modulo
Il presidente Maurizio Stirpe nell’’ultima conferenza stampa in cui ha parlato di stadio & dintorni, ha dichiarato che «all’’inizio della nostra stagione c’’è stata una certa lentezza nell’’assimilazione dei nuovi concetti, nell’’adeguarci a questa nuova dimensione. I ragazzi hanno scoperto anche il piacere di stare bene insieme». Diciamo che al di là dei sentimenti d’’amore e di fratellanza nell’’umana specie c’’è anche dell’’altro, esattamente quello che Stirpe ha accennato nella prima parte della sua dichiarazione: Marino, persona navigata ed affatto integralista, ha capito che bisognava permearsi alla bisogna per non andare troppo controcorrente. Tradotto in due parole: rimettere i pezzi al loro posto nell’’argenteria di casa e schierarsi con il 4-4-2. Stellone –che era salito in A (e prima ancora in B) col 4-4-2, si era frantumato le ossa con il medesimo atteggiamento tattico, per passare poi al 4-3-3 e finendo comunque in B; Marino era partito dall’idea del 3-5-2, una serie di contrattempi (Brighenti out a lungo, Soddimo non al meglio) lo avevano fatto migrare al 4-3-3 ma alla fine col 4-4-2 è secondo in classifica. Ad ognuno, quindi, i suoi moduli. Perché, cambiando il manico, evidentemente non tutti danno il medesimo risultato.

Soddimo e Dionisi
Tra i pezzi da rimettere al loro posto nell’’argenteria di casa, due su tutti: Soddimo e Dionisi. Non a caso in cima alla classifica dei migliori contro l’’Ascoli (tutti, nel ‘range’ di un punto e mezzo di voto tra il primo e l’’ultimo). Soddimo che aveva iniziato la stagione in ritardo per un problema molto serio che rischiava di pregiudicarne la carriera (bravi nella struttura romagnola dove si è curato e bravissimi i medici e lo staff canarino a centellinarne il rientro). Soddimo in scadenza a giugno 2017 è in odore di rinnovo e si vede. E poi c’’è Dionisi che aveva iniziato da attaccante ‘confinato’, lontano dal suo gemello Daniel Ciofani ma soprattutto lontano dal cuore dell’’azione. Dionisi è un giocatore che a gennaio il Frosinone dovrà blindare. Rimessi a posto i pezzi nell’’argenteria, per Marino tutto è stato più facile. Automaticamente ne hanno giovato centrocampo e difesa. E così, per niente a caso, lassù dove osano le aquile c’’è anche il Frosinone. Per cercare di restarci fino alla fine.

 

 

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