Se la ‘prestazione’ è volata via, non resta che vincere anche… rubando (di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

di GIOVANNI LANZI
Giornalista senza carta

 

 

Dall’aprile di ‘svolta’, all’aprile ‘dolce dormire’. Ma se si è rialzata la Spal può farlo anche il Frosinone
Se la ‘prestazione’ è volata via, non resta che vincere anche… rubando
A Terni il 30 aprile 2015 il gol di Lupoli spianò la strada alla serie A. Ma serve coraggio e cambiamento

 

“Raschiato il fondo del barile”. “Peggio di così non si può”. “Troppo brutto per essere vero”. Tutte frasi più o meno fatte, chiacchiere al vento che possono essere applicate al calcio come alla botanica o alla fisica quantistica. Bastano da sole per non commentare oltre il dovuto quanto che è successo contro il Novara. Adesso però non è tanto il momento del processo incondizionato, una sorta di Norimberga ‘made in Frosinone’ dove si cerca a tutti i costi un capro espiatorio, perché a 6 giornate dalla fine c’è da altro da fare.

Bisogna vincere il più possibile, anche ‘rubacchiando’ e tralasciando anche la famosa o famigerata (dipende dai punti di vista) ‘prestazione’, quella che ha ‘sbomballato’ le orecchie per 36 giornate.

 

DA FERRARA IN POI ‘APRILE DOLCE DORMIRE’ – Ma, lasciando la sintesi tecnica a chi è deputato a trarre le opportune conclusioni, l’analisi critica va fatta per correttezza nei confronti dei lettori. Anche facendosi aiutare da un famoso proverbio secondo il quale “il medico compassionevole fece la piaga purulenta”. E qui di ‘medici compassionevoli’ – con tutto il rispetto per i medici veri – ce ne sono stati tanti, anche troppi. Il Frosinone si è fermato nel dolce pomeriggio di Ferrara colorato di giallazzurro quando la truppa di Marino ridiscese a valle con una certezza costruita sulla sabbia: di poter dominare a piacimento il campionato di serie B dopo aver sbancato il campo della prima in classifica.

E invece da quella domenica la Spal ha messo la testa a posto quel tanto che le è servito ad allungare, il Frosinone in questo mese di aprile ha messo la testa sotto la sabbia, addirittura risucchiato da un Verona che viaggerà pure a scartamento ridotto ma ha un proiettile sempre in canna, Giampaolo Pazzini.

 

IL QUINTO, IL QUARTO E IL SONNO PERDUTO DA MARINO – Pasquale Marino è un esteta del calcio. Ed anche una persona che non perde mai la trebisonda. Al Frosinone è arrivato per cambiare modo di giocare. Palla ragionata fin dal primo tocco. Tanta qualità, anche aggiuntiva (Maiello) dopo un mercato nel quale la società gli ha dato tutto quello che aveva nella testa. E poi molto, forse troppo, demandato nei piedi e nella testa di Dionisi e Daniel Ciofani che i 27 gol raggiunti li avrebbero potuti tranquillamente doppiare. Ma così non è stato, per mille motivi. E così le assenze si sono fatte sentire. Quali? Assenze di gol.

Dei centrocampisti (Soddimo, Sammarco, Gori, Frara e quindi Maiello) e poi più o meno assenti i gol dei difensori a parte Ariaudo, quindi assenti i gol dei cursori di centrocampo e per finire assenti purtroppo i gol di Paganini che poi è il vero, grande rimpianto di questo campionato, un gradino più sopra di Brighenti. E sì, Paganini. Ovvero la variabile impazzita nel momento di difficoltà, l’arma letale puntata nel fianco delle difese avversarie e sulle uscite del portiere. Poi anche lui a volte chiudeva gli occhi e sbagliava ma sul piatto della bilancia usciva sempre il segno ‘più’.

Fiamozzi è un surrogato nella corsa ma non nella sostanza. E’ un quinto – al pari di Mazzotta – che ha bisogno di un… quarto alle spalle. Impossibile no? A meno che Marino non decida all’improvviso di giocare ad una punta. Fiamozzi e Mazzotta potranno diventare (anche) difensori quando impareranno a giocare da quarti di difesa.

Per fare un paragone, come Lukaku nella Lazio, un dramma per Inzaghino quando deve chiudere nella propria area. E così il buon Pasquale Marino quando pensava che i problemi del Frosinone della prima parte della stagione fossero stati risolti passando alla difesa a tre (o a cinque), lentamente ha iniziato a perdere il sonno.

Dalla serata sotto il diluvio di Perugia (Nicastro dimenticato da Crivello due volte di fila fino al pareggio) fino al lunedi dell’Angelo (Galabinov e Macheda dimenticati un po’ da tutti per ‘par condicio’ fino alla sconfitta più dolorosa) è stato un susseguirsi di ‘dimenticanze’ che hanno lastricato il cammino di punti. Il problema è che un errore ci può stare, due pure, ma quando sono tre e continuano scatta l’allarme. E se il medico compassionevole fece la piaga purulenta sono impicci con la pala…

 

GLI ARBITRI E IL DESTINO – Anche stavolta il Frosinone non è stato fortunato con la (ex) giacchetta nera di turno. Eppure Abisso di Palermo è arbitro che ha assaggiato i campi della serie A. Assegnati due rigori in maniera bipartisan abbastanza ‘sui generis’ (inesistente del tutto il fallo di Krajnc su Macheda), Abisso ha sorvolato sull’unico rigore vero, quello per spinta plateale di Macheda su Ariaudo. Lungi anche stavolta dall’accampare alibi, c’è da rimarcare che nessuno nel Frosinone lo ha fatto. Evidentemente c’è stato uno scatto in avanti anche in questi dettagli. Non spetta a Marino, magari toccherà ad altri farlo su piani differenti. Ma a proposito di arbitro, il Frosinone deve tornare ad esserlo del proprio destino. Senza patemi d’animo. Ma con lo spirito giusto, eliminando le scorie che una sconfitta casalinga può provocare. Lo ha fatto la Spal, può farlo anche la squadra di Marino.

 

IL BIVIO DI TERNI, COME DUE ANNI FA – Da Ferrara a Terni. Dalla pianura Padana alla verdeggiante Umbria. E’ a poco più di 120 chilometri di distanza che il Frosinone si gioca la sua stagione. Con tanto coraggio e qualche cambiamento. Esattamente come due anni fa giusti giusti, quando il 30 aprile 2015 un gol di Lupoli permise di sbancare il ‘Liberati’ e conquistare tre punti d’oro nella corsa alle spalle della lepre Carpi, sopravanzando di 1 punto il Bologna che la settimana successiva venne battuto al Comunale. Corsi e ricorsi storici nel calcio capitano sempre.

Ma – fermo restando che la squadra di Liverani e dell’ex Diakité va battuta sennò parliamo solo di aria fritta – bisogna anche sperare che il calendario sia di intoppo al Verona (e magari pure al Benevento, Cittadella e Perugia perché il +10 sul 4° posto deve essere il piano B). Perché a Ferrara dicono che abbiano messo già lo champagne in frigo. Ma mai dire mai. A proposito di frasi fatte.

 

Foto: copyright Mario salati, tutti i diritti riservati
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