Colpo di Tacco * Il Punto sulla Serie B XVI giornata

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Giovanni Lanzi

 

di GIOVANNI LANZI
Giornalista temporaneamente senza carta

 

Il Punto sulla Serie B XVI giornata (di G.Lanzi)
Mentalità vincente e ‘grande bellezza’
ma serve una buona dose di cinismo

 

Il Bari non fa la… grazia, il Verona frena l’emorragia e non perdona i ‘galletti’, il Frosinone scivola secondo a -2 dalla vetta. Cambia la chimica della classifica della B, domani sera la coda con Salernitana-Pro Vercelli interessa poco i piani alti. E per fortuna che le squadre umbre di questa serie B sono appena due, citazione di un attento tifoso, Cristiano Chiappini, di quelli che solitamente le partite le leggono e non le urlano per il gusto di farlo. Sennò c’era da scomodare un calendario di Santi per pregare in ginocchio su quel brecciolino che si infila lentamente nella carne e nelle rotule. La metà esatta del giro intero previsto dal calendario contro le umbre, il Frosinone lo mette in archivio con qualche ombra di troppo rispetto alle luci. Con un secondo posto che comunque tiene a +9 dallo Spezia, la prima squadra ai margini della zona playoff e che sabato ospiterà i canarini. Dopo il blitz del Perugia al Comunale, quasi una preistoria fa se diamo uno sguardo alla crescita ed alla classifica, la Ternana si prende il gusto di riportarsi un punto. E buon per il Frosinone se Bardi ha compiuto l’unica vera parata della partita, andando a togliere un pallone di Falletti indirizzato sotto la traversa ad una manciata di minuti dalla fine. Detto questo, l’imperativo è ‘rifare i ferri’ e ripartire. Fino a prova contraria nove risultati utili di fila sono un gran bel biglietto da visita. Ma nemmeno si debbono sottovalutare alcuni dettagli che compongono sempre il puzzle finale. Andiamo per gradi.

MENTALITA’ VINCENTE – Ariaudo a fine gara ha detto che lui prendere “il bicchiere mezzo pieno”. E fa bene perché la mentalità del Frosinone è stata sempre vincente. C’è stata la cosiddetta prestazione. Va condita però diversamente. Sennò è prestazione in bianco.

BELLI MA SERVE CINISMO – La Grande bellezza è un film. E può servire alle sfilate di moda, al massimo. Su un rettangolo verde essere belli (tradotto, giocare un bel calcio) porta a strappare applausi. Ma per i consensi servono i risultati, non basta godere del fatto di essere belli. La bellezza è fine a se stessa, effimera se non associa il consenso, quindi al risultato. Tanto più alla giornata numero 16. E il Frosinone con la Ternana ha toppato due punti. Se si metabolizza questo concetto allora ridare gas al motore sarà un gioco da ragazzi. Quarantuno minuti del primo tempo a cercare a Mac2 sempre la giocata ad effetto, puntando troppo sul fatto che la Ternana non aveva ancora ben compreso dove fosse capitata: senza mezze misure, va bene solo se fai uno, due, tre gol e poi infili le pantofole, pop-corn e aranciata a portata di mano, scalda-sonno addosso e ti metti in poltrona. Marino non poteva non aver compreso che quella ricerca spasmodica della giocata ad effetto a velocità supersonica avrebbe potuto pagare solo se fossero piovuti gol. E in quei frangenti si è rivisto il Frosinone, con tutte le varianti del caso, per niente spietato delle stagioni precedenti, il Frosinone che davanti alla porta lasciava sempre il colpo in canna. Ricapitolando: serve cinismo.

TROPPO ESTERNI- AL GIOCO – La sostituzione forzata di Paganini con Csurko o Churko o come si chiama realmente, al di là delle belle parole spese dal tecnico nei confronti del ragazzo, non ha convinto. Carbone, una volta indovinata la gabbia per Dionisi e Daniel Ciofani sul quale stringeva anche l’ex Zanon che non sempre aveva l’avversario diretto sulla sua fascia, non si è dovuto preoccupare più di tanto sia dell’out di destra – dove il ragazzo ha mostrato solo corsa fino a quando le batterie lo hanno tenuto in partita ma senza mai affondare nell’uno contro uno o provare la soluzione personale che è nelle sue corde – che dell’out di sinistra dove Soddimo non ha giocato la migliore partita della stagione anche quando ha cambiato veste tattica. Morale della favola: Paganini ha una ‘esuberanza’ complessiva che ne fa un giocatore-cardine di questa squadra. Marino che ad inizio stagione la pensava probabilmente in maniera diversa (anche per Gori), è stato bravo a ricredersi ed a valorizzare le qualità del ragazzo che deve comunque dare ancora maggiore razionalità alla propria azione. Detto che degli assenti non si deve parlare, anche l’impiego di Kragl a 25’ dalla fine è stato tardivo. Il tedesco, imprevedibile come sempre, è stato l’unico che ha cercato di sgretolare il bunker delle ‘ferelle’.

SEMPRE I NERVI A POSTO – L’ingresso di Cocco a 3’ dalla fine più 3’ di recupero merita una trattazione: è sembrato – magari in maniera involontaria – più una punizione per l’attaccante che una chance vera e propria. E’ vero che le partite non si vincono schierando gli attaccanti con il modulo a castello, quindi uno sull’altro, ma probabilmente l’ex pescarese avrebbe meritato diverso spazio contro la Ternana. Perché la canna della pistola dopo Novara era ancora fumante. Non va sottovalutato anche l’arbitraggio ma bisogna abituarsi a tutto. Protagonisti di due episodi strani i fratelli Ciofani. Ma anche il fallo di Gori 1’ dopo il pareggio di Avenatti non depone a favore di quella che è, senza ombra di dubbio, una ottima squadra come questo Frosinone. Che non deve perdere mai il controllo dei nervi. E che con maggiore serenità avrebbe potuto disporre di una Ternana che ha rispecchiato la classifica attuale.

ABODI, IL PISA E IL NUOVO RUOLO – E’ di sabato scorso lo sfogo di Serse Cosmi, tecnico del Trapani, indirizzato al presidente della Lega di serie B: “Vorrei che Abodi si occupasse anche delle altre 21 squadre della serie B e non solo del Pisa..”. Esattamente, senza voler peccare di presunzione, quanto scritto su questo spazio gentilmente concesso dal direttore Alessio Porcu nei giorni scorsi nell’inchiesta sui mali del mondo pallonaro dal titolo ‘Come ti avveleno il calcio’ del 18 novembre scorso (Leggi qui l’articolo). Abodi sempre più advisor (in prima fila anche nella bailamme del Latina) e di riflesso meno super-partes rischia di perdere lentamente il ruolo di garante dell’intero movimento cadetto che lui stesso dal giorno dell’insediamento ha portato ad una indiscutibile crescita.

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