Marino & Salvini, scacco matto nel giorno della tempesta perfetta – L’Analisi (di G.Lanzi)

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

di GIOVANNI LANZI
Giornalista senza carta

 

 

Il tecnico ‘incarta’ il collega Semplici sfiancandolo in tutte le zone del campo,
il dg aveva già messo in campo la ‘macumba’ personale
Marino & Salvini, scacco matto nel giorno della tempesta perfetta
I canarini si fanno beffa dei ‘soloni’ che già si spellavano le mani
per applaudire il miracolo-Spal

 

La tempesta perfetta. Alla giornata numero 32 del campionato di serie B. La tempesta perfetta che in un colpo solo spazza via le ‘colantuonate’ del Bari, le ‘chances’ dello Spezia, i sogni proibiti del Perugia, le speranze del Benevento, le ‘vampate di caldo’ del Verona, i sogni della Spal. Tutte dovranno attendere tempi migliori, si rilancia invece il Cittadella costantemente ‘double face’. La tempesta perfetta che il Frosinone ha saputo attendere cinese, attingendo da Confucio ‘seduto sul greto del fiume’, soffrendo quando c’era da soffrire, ingoiando critiche e bocconi amari ma senza mai farsi tremare i polsi.

Bisogna credere che c’è sempre qualcosa di sovrannaturale, anche nel calcio. E forse Lassù qualcuno ama per davvero i gialloazzurri di Pasquale Marino.

 

MARINO FA LE COSE… SEMPLICI – Molti hanno definito il Frosinone ‘sornione’. Al di là della rima baciata, i giallazzurri di oggi rispecchiano per grandi linee il calcio anni Settanta e Ottanta: 14-15 giocatori di primissima fascia che costituiscono lo zoccolo di granito e poi un gruppetto di riserve ‘conservative’, utili a dare man forte alla bisogna. Russo è tra questi, un titolare diventato riserva di lusso e che quando è tornato titolare, dopo secoli sotto naftalina, non ha fatto rimpiangere chi aveva rilevato. Da 32 giornate più o meno è così: tutti insieme fanno un blocco granitico.

Marino non ama troppo le rivoluzioni di ‘stelloniana’ memoria – 7-8 cambi alla volta – solo per il gusto di non scontentare nessuno e questo si era capito. Marino è uno che ha un’idea di squadra in testa e la porta avanti in maniera il più costante possibile. E la tempesta perfetta, auspicata da tempo, è arrivata. Anche perché dall’altra parte il suo collega Semplici, con abbondante presunzione, aveva pensato bene di stravolgere la squadra che aveva maramaldeggiato a Carpi e ne ha pagato le conseguenze perdendo l’atteggiamento speculare in tutte le zone del campo.

 

I ‘SOLONI’ BEFFATI E LA ‘MACUMBA’ GIALLAZZURRA – Nella domenica in cui tutti gli ‘opinion maker’ e ‘opinion leader’ dell’Italia pallonara aspettavano di santificare il miracolo della Spal, caricando all’inverosimile la sfida del ‘Mazza’ (“sono quarant’anni che a Ferrara aspettano una partita così…” è stato detto) c’è stato il tempo di ricredersi grazie ad un Frosinone che meriterebbe giudizi più attenti ed oculati.

Nel club giallazzurro, c’è da dire, fuori dal campo di gioco ha funzionato un combinato disposto: Marino & Salvini. Pasquale Marino ha saputo preparare la partita senza caricare la squadra di motivazioni supplementari, portando tutti alla stessa velocità e con lo stesso grado di concentrazione in campo. In settimana c’era stata anche la conferenza stampa del dg Salvini che, con un pizzico di amabile malizia, aveva abbassato i toni della ribalta e rilanciato la palla avvelenata nella metà campo dei ferraresi, indicandoli come favoritissimi e piazzando sulla testa di Semplici l’aureola del nuovo ‘vate’ del calcio italiano.

A Ferrara ci sono caduti con entrambi i piedi, peccando di tutto. E l’ambiente estense ha ricordato quello che precedette Frosinone-Mantova (2-4), andata dei playoff di C1 nella stagione 2004-‘5. Di fronte alla forza bruta di Maiello & soci che hanno incartato anche il pallone all’arbitro, si sono potuti ascoltare commenti del tipo “… ma anche la Spal non ha perso…”. Ad ascoltare certe parole si comprende come sia giusto che i ‘media’ tradizionali si trovino in caduta libera. Ecumenici fino a sfiorare il ridicolo.

 

SALVEZZA E PROMOZIONE, UN TUTT’UNO – La prima di 8 partite-clou è andata in soffitta con il massimo rendimento. In prospettiva promozione un occhio attento va sempre alla quarta posizione, oggi distante 11 lunghezze. Si può andare in A anche da terzi se ci sono più di 9 punti dalla quarta. L’unica volta che accadde fu nella stagione 2006-2007 quando vennero promosse Juve, Napoli e Genoa senza ricorrere ai playoff. E allora meglio sempre portarsi avanti con il lavoro anche se non è ancora il tempo di fare calcoli previsionistici. Il pareggio del Verona (55 punti) ha leggermente abbassato la media-promozione.

Venerdi si torna in campo, a Cesena, contro la squadra di Camplone che ha perso male a Chiavari, scivolando di nuovo a un passo dalla zona playout dove il Trapani è in netta crescita mentre sul Latina pende la possibilità di una forte penalizzazione (da -4 a -8 punti). Il Cesena degli ex Cocco e Di Roberto, con l’acqua alla gola, va rispettato. I romagnoli in questa stagione sei volte sono andati in vantaggio e poi non hanno vinto o hanno addirittura perso. Segno che difettano in carattere e la fase difensiva stenta.

Venerdi in campo anche la Spal ad Avellino (ore 18) e poi il sabato a Trapani è di scena il Verona. E se ci si aggiunge anche Latina-Cittadella nemmeno una mano diabolica sarebbe riuscita a fare tanto mentre La Spezia-Benevento è partita senza ritorno per entrambe. Stavolta senza scomodare la tempesta perfetta potrebbe bastare un… tifone giallazzurro.

 

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