Larkin: “Il WRC a Roma è la nostra missione. La Sardegna? Avrà l’Europeo”

Il Senior Director del WRC Promoter traccia la rotta per il futuro del Rally d’Italia: spostare la gara nella Capitale già dal 2026, con un contratto quinquennale e incentivi per i giovani piloti. "Roma può rappresentare l’Italia come nessun altro luogo".

Nel mondo del motorsport, pochi dirigenti hanno un’agenda tanto piena — e un impatto così diretto — quanto Simon Larkin, Senior Director di WRC Promoter GmbH. Da oltre un decennio è la mente strategica dietro l’evoluzione globale del Campionato del Mondo Rally: dalla definizione dei calendari internazionali alla negoziazione con governi e federazioni, fino alla sfida cruciale dell’espansione mediatica.

Ma Larkin non è un semplice pianificatore di eventi. È un dirigente con una visione precisa: portare il rally nel XXI secolo senza svenderne l’anima. Tra nuove mete in Asia-Pacifico, il ritorno possibile di piazze storiche come la Francia, e le riflessioni su media, storytelling e pubblico giovane, il WRC secondo Larkin è un progetto in corsa. Con il passo rapido, ma lo sguardo lungo.

Lo abbiamo incontrato per parlare proprio di questo: dei prossimi passi, delle sfide, delle pressioni… e della necessità, oggi più che mai, di costruire un campionato globale senza perdere contatto con ciò che lo rende unico.

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Simon Larkin, il futuro del Rally d’Italia è un argomento molto dibattuto. Qual è la posizione di WRC Promoter riguardo a un potenziale spostamento dell’evento a Roma?

La nostra ambizione è molto chiara: vogliamo spostare l’evento WRC a Roma già a partire dal 2026, come abbiamo più volte richiesto all’ACI. Per noi, “prima è meglio”, poiché crediamo che questo sia il migliore interesse per il Rally d’Italia e per lo sviluppo dell’evento e dello sport in generale sulla terraferma. Una gara nella capitale, infatti, è l’unica vera opportunità di avere un evento riconosciuto come rappresentativo da tutta la nazione. Il WRC ha bisogno di una gara che identifichi il Paese ospitante, e Roma ha il potenziale per farlo come nessun’altra location.

Avete già offerto delle condizioni specifiche per incentivare questo trasferimento?

Certamente. Abbiamo già concesso un potenziale contratto quinquennale, la cui validità è strettamente legata al trasferimento a Roma. Oltre a questo, abbiamo messo a disposizione incentivi economici per un programma dedicato ai giovani piloti.Il nostro impegno è totale perché crediamo fermamente in questo progetto e nella sua importanza per l’intero Campionato.

Esistono delle condizioni che potrebbero farvi riconsiderare questa decisione?
Lo striscione dei tifosi che chiedono il Mondiale Rally a Roma

Sebbene la nostra intenzione primaria sia quella di procedere già nel 2026, siamo fermamente convinti che il trasferimento debba avvenire solo con la piena collaborazione e in armonia con tutte le istituzioni governative coinvolte. Se le condizioni fossero tali da creare un impatto negativo per qualsiasi parte in causa, un rinvio dello spostamento al 2027 diventerebbe una conseguenza accettabile che andrebbe presa in seria considerazione ma non sarebbe possibile rimandare oltre. La nostra priorità resta la riuscita dell’evento e un rapporto costruttivo con tutti gli attori.

In caso di spostamento, che fine farebbe il Rally in Sardegna?
Max Rendina

L’intenzione del Promoter è di cedere il Campionato Europeo Rally (ERC) alla Sardegna, che potrebbe ospitarlo sin da subito. Questo permetterebbe di mantenere una presenza importante del rally sull’isola, pur spostando il focus del Mondiale sulla Capitale per i motivi che ho esposto