Lo specchio di Montanelli e il calcio visionario di Alvini

[IL PUNTO] Max sempre più al centro del "miracolo"-Frosinone con passione, idee, lavoro e quella coerenza tanto cara al grande Indro concittadino del tecnico giallazzurro. Ma la squadra ciociara di settimana in settimana sta scoprendo la classe di Schmid, il "maestro" austriaco che compone sinfonie d'autore. Arbitri, Var e polemiche: siamo alle solite

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Il 19 settembre 2006 il Frosinone perdeva 2-1 sul campo del Rimini alla 3.a giornata del campionato di Serie B più scudettato della storia del calcio italiano, con la presenza di Juventus, Napoli, Bologna, Genoa e Verona. Si giocava al Comunale, sistemato a tempo di record per l’esordio casalingo della settimana precedente contro l’Arezzo di Antonio Conte. La Juve era allenata da un predestinato come Didier Deschamps che sarebbe diventato campione del Mondo. Sulla panchina dei grifoni c’era Gasperini, indiscutibilmente tra i top head coach in Europa.

I tifosi giallazzurri pareva avessero toccato il cielo con un dito, era la prima volta in Serie B, alla quarta stagione da presidente di Maurizio Stirpe. Fu un campionato fantastico, emozionante nella prima parte e terribilmente complicato nella seconda. I giallazzurri allenati da Ivo Iaconi riuscirono a tenersi stretta la categoria con un finale all’arma bianca E’ il calcio italiano, d’altronde. Una trappola vietnamita: ti attira, ti ammalia, potrebbe punirti. Un monito.

A distanza di 20 anni intanto il Frosinone gioca il suo quarto campionato di Serie A, ha trovato una buona sintesi tra la nuova Proprietà americana del Fondo Clara Vista e il confermato management di riferimento del presidente Maurizio Stirpe, ha un allenatore come Max Alvini che se la gioca senza condizionamenti e sempre a viso aperto per farne uno in più dell’avversario, cavalca l’onda con l’equilibrio di un surfista tra le onde dell’Oceano e la attacca con il coraggio di chi non ha paura di niente.

La coerenza di Max

A proposito del tecnico di Fucecchio, lui fa il modesto quando parla di calcio. Fa da schermo a se stesso, preferisce nascondersi. Vuole che la ribalta sia di altri: della Società, del presidente, del ds (Castagnini premiato con il tecnico dalla Regione Toscana), della Proprietà americana (che a questo punto è un vero e proprio amuleto, visti i risultati ottenuti in presenza), del suo staff, dei giocatori.

Ma la vena del toscano nato e cresciuto nel paese che dette i natali a Indro Montanelli, emerge al momento opportuno. Non le manda a dire, e lo fa con voce calma. Ha imparato lo spartito, la frizione non gli slitta più come accadde qualche settimana fa a proposito di campagna acquisti.

Gli chiedono in conferenza stampa post-vittoria: è vero come disse Stirpe che il Frosinone… vero si vedrà a Napoli? Nemmeno per sogno: “Io penso che il Frosinone vero si vede dal 1 luglio dello scorso anno – si inorgoglisce il Max -, il Frosinone ha una identità precisa da 48 partite. Il Presidente sicuramente si riferiva all’integrazione dei nuovi sui quali stiamo lavorando”.

Appunto, stiamo lavorando. E quindi non metteteci fretta, la stagione è lunga da poterci sfiziare tutti. Anche se in panchina ci sono svariati milioni di euro ben custoditi, Alvini vuole portarli a farli fruttare con il tasso di interesse migliore. Un calciatore si valuta o si svaluta a seconda di meccanismi sottili. E solo chi, come un allenatore che lavora senza pregiudizi e che tasta loro il polso ogni giorno è in grado di tirare sempre fuori la loro parte migliore.

Indro Montanelli, fucecchiese come Alvini

E Alvini ribadisce il concetto quando afferma che per lui non esiste un Frosinone vecchio e nuovo, un Frosinone italiano e uno più straniero: “Ve lo dico con tutta sincerità: il Frosinone è uno, con 26-27 giocatori. E le scelte le faccio io”. Fine della storia. Il suo conterraneo Indro Montanelli amava raccontare: “Combattete per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s’ingaggia ogni mattina, quando ci si guarda davanti allo specchio. Se vi ci potete guardare senza arrossire”. Disse qualche bugia il buon Indro, perché non è vero che perse tutte le battaglie. Ma la coerenza non gli venne mai meno. Appunto, la coerenza di Alvini è quella di seguire quel percorso tracciato senza perderlo mai di vista.

Il “pattuglione” dei nazionali

Il terzino Oyono

Saranno 14 i giocatori giallazzurri impegnati con le rispettive nazionali. Sei con le Under azzurre e 8 con la selezioni maggiori. Palmisani, Raimondo, Calvani, Fini e Cichella con la Under 21 di Silvio Baldini che va a caccia del pass per gli Europei. Amey con la Under 20 di Nunziata per la ‘Nucia Tournament’ in Spagna.

E poi in rapida successione Oyono (Gabon), Schmid (Austria), Bobcek (Slovacchia), Birligea (Romania), Trezic (Serbia, giocatore da valutare dopo il problema fisico), Hasa (Albania), Fayed (Egitto) e Kvernadze (Georgia). Tra i convocati della nazionale algerina non c’è invece Ghedjemis. Per la felicità di mister Alvini che infatti, nella conferenza stampa dopo la partita aveva parlato di 14 o 15 giocatori convocati.

Il “professor” Schmid sale in cattedra

Dopo la partita con i lariani di Fabregas è facile parlare di Lorenzo Palmisani, autore di almeno 6-7 parate notevolissime. O di Kvernadze e Ghedjemis, due coltelli piantati nei fianchi del Como. O di Calò, alla sua prima rete in serie A a quasi 30 anni. O si potrebbe continuare con Oyono (un ragazzo cresciuto in maniera esponenziale), Bracaglia (gli manca una maglia azzurra), Calvani, Monterisi, l’uomo ovunque Masini.

Ma il giocatore della settimana è lui, Romano Schmid. Il cartellino più pagato dopo quello di Bobcek. Titolare inamovibile ai mondiali, 5 partite su 5. Alvini lo ha gettato nella mischia dalla prima giornata. Un’ora contro la Juventus, tutta la partita a Firenze, un’ora col Venezia in casa e trequarti di gara contro il Genoa. E 87’ di spettacolo contro il Como, quei 3’ in meno serviti per il tributo di una standing ovation più che meritata.

Un crescendo rossiniano di velocità, geometria, visione di gioco, letture, posizione, pulizia, esperienza. Tra i numeri più evidenti, il Frosinone ha il quarto attacco (9) e la terza miglior difesa (4) a braccetto col Milan. Piccole pillole di felicità dopo 5 giornate.

Chiffi, il Var e la linea-Orsato

Una dedica volante la merita l’arbitro Chiffi di Padova ma anche il Var che si è ancora capito poco quando e come deve e può interagire. Il gol annullato al Frosinone da una parte è una fortuna che sarebbe stato il 3-0 a pochi minuti dalla fine ma dall’altra apre ad una domanda: cosa ha visto il direttore di gara? Ovvero il presunto incrocio di piedi ha inciso sulla caduta di Ramon o il difensore si è intrecciato da solo nella corsa?

Al centro il designatore Daniele Orsato quando arbitrava

Non va dimenticato che al Frosinone non venne concesso un rigore sullo 0-0 a Firenze (fallo di Pongracic su Monterisi), non fu espulso Jimenez per uno schiaffo a Bracaglia; e ancora ai giallazzurri è stata negata la rete della possibile qualificazione in Coppa Italia contro il Sassuolo per un tocco a centrocampo di Fayed sulla spalla di Bowie.

Situazioni che poi in queste prime giornate di Serie A hanno avuto diversa valutazione in casi simili di altre partite. Lunedi c’è stato a Lissone un primo confronto tra direttori di gara, i vertici arbitrali e i tecnici. Assenti oltre ad Alvini (al suo posto il team manager Manuel Milana) ma anche Gasperini e Allegri. Il presidente della Lega di Serie A, Simonelli, ha spiegato che “la nuova linea va bene ma qualcosa va affinato”.

Orsato ha fatto capire che gli interventi al Var saranno ridotti ma non annullati. Si vedrà al ritorno in campo quanto e come sarà stato assorbito da tutte le componenti del calcio. Il Frosinone giocherà al ‘Maradona’ di Napoli sabato 10 ottobre in notturna. Una delle tante sfide tra toscani della panchina, il fucecchiese Alvini contro il livornese Allegri. Mettiamoci comodi, si annuncia spettacolo.