Uno striscione davanti al Colosseo lancia il messaggio: “Max portaci il Mondiale a Roma”. Il popolo del Rally chiede a Max Rendina di trasformare il sogno in realtà: la Capitale vuole scalzare la Sardegna e diventare palcoscenico del WRC.
Un grido di passione, più che uno slogan. “Max portaci il Mondiale a Roma”: lo striscione è apparso sul ponte di fronte al Colosseo, icona assoluta della Capitale, messaggio diretto a Max Rendina, l’uomo che da più di dieci anni porta avanti il sogno Rally Roma Capitale.
Un’uscita coreografica. Ma anche la sintesi perfetta di una città che vuole trasformare un sogno in calendario: ospitare una tappa del Campionato del Mondo Rally (WRC).
Dal Colosseo alle prove speciali

Roma non è nuova ai colpi di teatro. Il più spettacolare è stato la prova inaugurale del Rally Roma Capitale proprio ai piedi dell’Anfiteatro Flavio, quando le auto da corsa hanno sfidato i sampietrini tra turisti increduli e telecamere internazionali. Da allora, ogni edizione del rally organizzato da Motorsport Italia ha alzato l’asticella, trasformando il frusinate e la Ciociaria in un palcoscenico a metà tra bellezza paesaggistica e adrenalina sportiva.
Il messaggio sul Colosseo non è solo folklore. È un promemoria a chi decide: il contratto che lega il Mondiale Rally alla Sardegna è scaduto nel 2025. Da quel momento in poi, il gioco è aperto. E Roma, con la sua candidatura, vuole scalzare o almeno affiancare l’isola che da vent’anni è sinonimo di Rally Italia. Non a caso, dietro lo striscione c’è la pressione popolare di chi sa che la partita è in corso, a Bruxelles come a Ginevra, nei salotti del WRC e nei palazzi dell’ACI.
Rendina nel mirino

“Max portaci il Mondiale” non è una richiesta generica: è un’investitura. Rendina, promotore e anima del Rally di Roma, ha costruito negli anni una macchina organizzativa che oggi non ha nulla da invidiare alle sedi storiche del WRC. Le prove speciali, il legame con il territorio, la copertura mediatica: tutto già pronto per un salto di categoria. E lo striscione lo dice chiaro: il popolo ci crede.
Cosa gioca a vantaggio di Roma. Il promoter vuole Roma a tutti i costi. I conti legati al risparmio giocano a favore della Capitale: trattandosi di una gara su terraferma, i costi logistici sono notevolmente inferiori rispetto alla Sardegna. Inoltre, ACI essendo un ente pubblico, deve valutare prioritariamente l’aspetto economico. Ed anche i team apprezzano la possibilità di ridurre le spese logistiche.
Ora, la decisione è tutta nelle mani del generale Tullio Del Sette, commissario straordinario di ACI, e del subcommissario Giovanni Tombolato. Saranno loro a dover sciogliere il nodo entro la fine del mese, visto che si avvicina la pubblicazione dei calendari del Campionato del Mondo Rally. Chissà se sarà davvero la svolta storica attesa da anni.
La chiamata collettiva

Portare il Mondiale a Roma significherebbe mettere insieme il fascino millenario della Capitale e l’energia dei motori. Significherebbe unire turismo e sport, con un impatto mediatico globale che pochi altri eventi possono garantire. In un momento in cui il WRC cerca nuovi scenari urbani e spettacolari – basti pensare a Montecarlo o a Città del Messico – il Colosseo, con lo striscione di oggi, ha già fatto la sua parte: offrire un’immagine che il mondo intero ha visto e commentato.
Non è solo una richiesta a Max Rendina. È una chiamata collettiva. Roma vuole il suo Mondiale. E lo dice al mondo con la voce più potente che ha: quella delle pietre del Colosseo, che hanno già visto gladiatori, battaglie e spettacoli. Ora, chiedono un nuovo spettacolo: quello del Rally più importante del pianeta.



