Con il progetto “Centro Coni”, lo sport diventa strumento di prevenzione e crescita. Non solo corsi ma percorsi di educazione e disciplina, per salvare i ragazzi prima che la devianza li attiri. Un’occasione per cambiare il territorio
C’è una domanda che da mesi, nel territorio, torna ciclicamente ogni volta che si parla di sicurezza urbana, baby-gang, atti di vandalismo, microviolenza. È una domanda semplice: cosa manca ai nostri ragazzi?
La risposta, spesso, è altrettanto semplice: mancano spazi, mancano modelli, mancano percorsi strutturati. Manca tutto ciò che può incanalare energie in eccesso verso direzioni sane, costruire disciplina, responsabilità, consapevolezza.
In una parola: manca lo sport.
Un progetto ad hoc, una strategia sociale

È in questo contesto che assume un peso diverso – e molto più profondo – l’apertura dell’Avviso Pubblico per il progetto “Centro Coni – Orientamento e Avviamento allo Sport” per l’anno sportivo 2025/2026”. Lo ha annunciato il Delegato Provinciale del Coni di Frosinone, Emanuele De Vita. (Leggi qui l’Avviso Pubblico)
Non è solo un bando. È una strategia sociale. Lo sport che educa, orienta e previene. Il progetto, rivolto ai giovani dai 5 ai 14 anni. Non nasce per creare campioni, ma per formare persone. È un percorso multidisciplinare che mette i ragazzi di fronte a più discipline, più linguaggi sportivi, più modi di muoversi e di crescere. Non specializzazione precoce, ma educazione motoria equilibrata, orientamento, scoperta delle proprie inclinazioni.
Nel comunicato stampa indirizzato alle società i riferimenti tecnici ci sono tutti: iscrizione al Registro Coni, impianti idonei, tecnici qualificati, candidature entro il 28 novembre 2025 sulla piattaforma dedicata. Ma ciò che conta davvero è ciò che sta dietro le righe.
Lo sport come argine culturale alla devianza

Ogni giovane che entra in una palestra, in un campo, in una pista, è un giovane in meno esposto al richiamo dell’isolamento digitale, delle compagnie sbagliate, della strada. Ogni istruttore qualificato che accompagna un percorso è un adulto in più che intercetta fragilità, che vede prima di altri un malessere, che indirizza.
Lo sport non risolve tutto, ma toglie terreno sotto i piedi alla devianza. È un argine culturale. È prevenzione. Grazie al ruolo delle associazioni: non solo sport ma comunità. Il progetto “Centro Coni” chiama direttamente in causa le ASD e le SSD della provincia.
Non come semplici gestori di corsi ma come presidi territoriali, luoghi nei quali i ragazzi imparano regole, rispetto, costanza. Sono le società sportive che vedono, ascoltano, accolgono. Possono dare un nome e un volto a quella “periferia educativa” che spesso la scuola e la famiglia faticano a intercettare.
Un format ed un patto chiaro

Un bambino e un ragazzo che entrano nella rete dei Centri Coni non fa solo allenamenti. Fa formazione umana, costruisce equilibrio, crea anticorpi contro l’abbandono sportivo e contro le derive comportamentali.
E non è un caso che il Coni pretenda impianti adeguati, tecnici qualificati, esperienza nel settore giovanile: serve qualità, non improvvisazione. Perché qui lo sport non è intrattenimento, è politica sociale attiva.
La provincia di Frosinone, come molte realtà italiane, vive una stagione complessa fatta di episodi di vandalismo, risse tra giovanissimi, gruppi che vivono la strada come unico spazio di aggregazione. La risposta istituzionale – controlli, protocolli, regolamenti – è fondamentale. Ma non basta.
Giocare d’anticipo
Quello che davvero cambia le traiettorie è l’anticipo, non la reazione. Mettere un ragazzo di 10 anni in un percorso sportivo strutturato significa togliere un quindicenne di domani da scenari rischiosi.

Significa costruire abitudini sane prima che possano formarsi quelle sbagliate.
Significa creare un ambiente di riferimento dove la parola “rispetto” non è uno slogan, ma una pratica quotidiana: rispetto degli altri, delle regole, del proprio corpo, del proprio tempo.
Lo sport, in questo senso, è uno strumento di sicurezza urbana tanto quanto una telecamera o una pattuglia. Solo che agisce più in profondità.
“Opportunità educatica”
Il delegato provinciale Emanuele De Vita, nel presentare l’iniziativa, ha parlato di “opportunità educativa”. È esattamente questo: un’occasione per le società sportive della provincia di mettersi al centro di un progetto concreto, con un impatto reale sulla vita dei ragazzi.

Candidarsi a diventare Centro Coni significa assumersi un ruolo attivo nel trasformare il territorio. Significa fare parte di una rete nazionale che investe sulla crescita sana, non sull’agonismo a tutti i costi. Significa dire, con i fatti, che lo sport non è un passatempo, ma una risorsa strategica.
Nel giugno 2026 terminerà il ciclo annuale del progetto. Ma ciò che potrebbe rimanere, nelle vite dei bambini coinvolti, non ha scadenza. La vera sfida: non perdere un solo ragazzo. Ogni adolescenza salvata dal vuoto è una vittoria per tutta la comunità. Per questo il progetto “Centro Coni” va visto per ciò che è: non un avviso pubblicato su una piattaforma, ma una chiave per aprire nuove possibilità.
Lo sport non elimina i problemi, ma offre alternative. E dove ci sono alternative, la violenza attecchisce meno. E’ un terreno sul quale il territorio può e deve scommettere. Per costruire non solo atleti, ma cittadini migliori.



