Alla vigilia del Rally di Roma Capitale, Max Rendina entra nel consiglio direttivo dell’Automobile Club Roma. Un riconoscimento silenzioso ma strategico, che rafforza la sua visione di un motorsport integrato con territori, istituzioni e sicurezza.
Alla vigilia del battesimo mondiale della sua creatura più riuscita, il Rally di Roma Capitale, Max Rendina incassa un riconoscimento che non fa rumore ma pesa. Entra nel consiglio direttivo dell’Automobile Club Roma. Non una poltrona qualunque ma una di quelle che aprono porte, accorciano distanze, permettono di stare dove si decide. Nella Federazione, nei rapporti con l’ACI, con il CONI, con le istituzioni che contano davvero quando lo sport deve diventare sistema.
Chi è Max Rendina
Cinquant’anni portati con la naturalezza di chi ha già fatto più di una vita sportiva. Prima pilota, vero. Campione del mondo rally Produzione, campione italiano con le vetture derivate dalla serie, la Mitsubishi Lancer come seconda pelle, un legame tecnico ed emotivo con la casa dei tre diamanti che non si scioglie con il tempo. Poi organizzatore, visionario, costruttore di eventi.

Nel 2013 l’azzardo: il Rally di Roma Capitale. Un’idea che allora sembrava più romantica che realistica. Portare il rally nel cuore della Città Eterna, cucirlo con il territorio a sud di Roma, far convivere motori e bellezza senza che uno soffocasse l’altra. Rendina ci ha creduto. Ha lavorato sui dettagli, sulle relazioni, sulla fiducia. Ha capito prima di altri che il rally, per sopravvivere, doveva raccontarsi meglio.
Così è arrivata la notte al Colosseo. Un colpo d’occhio che ha fatto il giro d’Europa. Le macchine sotto le luci, la storia a fare da quinta scenica, il rombo che non distrugge ma accompagna. Il Rally di Roma Capitale oggi è un vertice, non un comprimario. È identità, non folklore.
Il dogma della sicurezza

E quando una creatura cresce, chi l’ha generata non si ferma. Rendina ha riportato nel Campionato Italiano il Rally del Lazio, ribadendo un concetto che gli sta a cuore: le strade possono essere dinamiche, spettacolari, vive, ma sempre dentro un perimetro di sicurezza. Il motorsport non come sfida cieca, ma come disciplina.
Ora l’ingresso nell’Automobile Club Roma è la naturale prosecuzione del percorso. Non un premio ma una responsabilità in più. Stare dentro le stanze dove si decide significa difendere una visione: uno sport che dialoga con i territori, con le istituzioni, con la società.
Dell’uomo Rendina colpisce altro. La sobrietà. L’impegno nel sociale, raccontato poco e praticato molto. E quell’immagine con Papa Francesco che campeggia nel suo profilo social e whatsapp, un sorriso semplice, senza retorica, che resta come una bussola silenziosa.
Rendina non alza la voce. Costruisce. E nel mondo dei motori, dove spesso vince chi accelera di più, lui dimostra che a volte è chi sa tenere la traiettoria giusta ad arrivare più lontano.



