Palombo, l’addio silenzioso al calcio di un grande capitano (di A.Salines)

Alessandro Salines
Alessandro Salines

Lo sport come passione

di Alessandro SALINES
Giornalista
in zona Cesarini

LA STORIA / Una carriera da antidivo
Palombo, l’addio al calcio in silenzio di un grande capitano

Neppure il martello ha fatto rumore. Il martello con il quale ha appeso gli scarpini al fatidico chiodo. Ha lasciato il calcio giocato in silenzio. Senza clamore o psicodrammi collettivi. Senza celebrazioni o comizi. La scelta di un grande capitano. Al contrario di quanto è accaduto con altri campioni come ad esempio Francesco Totti. Solo una breve ma sentita nota della sua Samp che ha annunciato la notizia sul sito internet. A 35 anni Angelo Palombo, ciociaro doc di Ferentino, è uscito di scena dal mondo del calcio in punta di piedi così come era entrato nei primi anni ’90. Ma non ha voluto perdere tempo. Nessun tormento, poca filosofia e subito si è tuffato nel nuovo lavoro di collaboratore tecnico della Sampdoria nello staff di Marco Giampaolo. Sempre in silenzio e con l’umiltà che ha contraddistinto la sua lunga e felice carriera.

L’ANTIDIVO

Eppure Angelo poteva pretendere un addio diverso. Più scintillante. E più mediatico. Più social. E più emozionale. Per tanti anni è stato tra i migliori centrocampisti italiani. Ha giocato in nazionale. Con l’Under 21 di Gentile ha vinto da titolare l’ultima medaglia olimpica di una squadra azzurra. Il bronzo ad Atene 2004. Nell’Italia dei grandi ha collezionato 22 presenze ed 1 gol ed ha partecipato ai Mondiali del 2010.

Capitano e bandiera della Sampdoria con 458 partite giocate (quarto fedelissimo della storia blucerchiata), 15 reti e tanti traguardi raggiunti (le qualificazioni in Coppa Uefa e Champions League e la finale di Coppa Italia).

Un capitano vero che nei momenti difficili ci ha sempre messo la faccia. Per la Samp ha dato tutto, giocando pure da difensore centrale ed accettando la panchina. Da non dimenticare le due parentesi alla Fiorentina nella quale ha debuttato in A (10 febbraio 2002 a Venezia) ed all’Inter. Ed invece Palombo è rimasto l’antidivo per eccellenza tanto che non tutti si sono accorti del suo addio.

LA SOTTOLINEATURA

La sottolineatura  della società doriana è emblematica: «Lo stile di chi ha sempre messo la Sampdoria e il lavoro davanti a tutto e a tutti. Angelo Palombo è entrato a far parte, in accordo con la società e con Marco Giampaolo, dello staff tecnico della prima squadra. In silenzio, in punta di piedi, il ragazzo arrivato a Genova nel 2002 e divenuto il quarto calciatore doriano più presente di sempre inizia a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia blucerchiata: il percorso di formazione da allenatore, mettendo come sempre a disposizione competenza, esperienza e senso di appartenenza. Dal presidente Massimo Ferrero e da tutta la società il più grande in bocca al lupo a mister Angelo».

GRAZIE A ROSETTANO…

L’ultima partita dell’ormai ex centrocampista ferentinate è del 28 maggio scorso contro il Napoli. Inizia nel 1993 nelle giovanili del Ferentino. Poi il passaggio all’Urbania (serie D) ed al Fano (C2) voluto dal patron Rosettano Navarra anch’esso di Ferentino.

L’imprenditore, già presidente della Vis Pesaro e del Frosinone, si può considerare lo scopritore di Angelo. Colui che lo ha lanciato nel calcio professionistico. Nel 1999 si trasferisce alla Fiorentina dove gioca in Primavera e disputa 10 gare in A. Nell’agosto del 2002 si svincola a causa del fallimento del club viola e viene ingaggiato con un blitz d’autore da Beppe Marotta, all’epoca direttore generale della Sampdoria. Parte così un’avventura lunga 15 anni e 458 partite.

Palombo diventa un giocatore importante. Centrocampista duttile, esemplare dal punto di vista tattico, grintoso ed infaticabile. E soprattutto capitano e simbolo dei blucerchiati.

CIOCIARIA NEL CUORE

Ferentino e la Ciociaria sono sempre nel suo cuore. Appena può torna dalla famiglia e dagli amici. Insieme al padre ed al fratello ha creato una scuola calcio affiliata al Frosinone calcio. Ad ottobre del 2015 quando la Sampdoria giocò al ‘Comunale’ contro il Frosinone, neo promosso in serie A, Palombo non nascose una certa emozione: «Mi sentirò a casa, sono strafelice che i canarini abbiano raggiunto per la prima volta la massima serie. La nostra terra merita di avere una squadra ad alti livelli».

   

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