Sammarco dà un calcio ai venti di crisi: “Col Brescia solo la vittoria”

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

 

di GIOVANNI LANZI
Giornalista temporaneamente senza carta

 

 

Il centrocampista continua ad essere il punto fermo: “Tutte le partite vanno giocate. E di Barcellona ce ne è solo uno”
Sammarco dà un calcio ai venti di crisi: “Col Brescia solo la vittoria”
In maglia giallazzurra da da due stagioni e mezzo ha trovato l’elisir di lunga vita calcistica

 

E’ il sale e il pepe del centrocampo giallazzurro. Il condimento. La sostanza. L’intelligenza calcistica. Se si parlasse di un armo di canottaggio e non  di una squadra di calcio sarebbe il timoniere, il famoso Peppiniello Di Capua, quello che detta i tempi della manovra. Paolo Sammarco gioca ormai da due stagioni con una continuità impressionante. Sia con Stellone che con Marino. Non si tira mai indietro, è un professionista senza ‘se’ e senza ‘ma’, stakanovista impeccabile ma se perde qualche colpo lui, la in mezzo, è inevitabile che a risentirne è tutto il meccanismo della squadra di Marino. E Sammarco, c’è da dirlo senza per questo sminuirne l’importanza, non è più brillante come lo era durante la sequenza impressionante dei 10 risultati utili di fila. Sempre determinante ma non è un marziano. Ragazzo pacatissimo. Grande eloquio, ribatte colpo su colpo anche alle domande più scomode.

Sul banco degli imputati c’è inevitabilmente quella sconfitta di Chiavari, di quelle che gridano vendetta al cospetto di Dio. “Non c’è una spiegazione razionale alla sconfitta. Abbiamo tenuto alta la concentrazione fino al 90’ poi succede che il minimo errore viene pagato caro. Noi purtroppo ne abbiamo fatti due o tre e proprio negli ultimi minuti che ci sono costati l’intero bottino. Peccato perché è stata un’occasione persa”. C’è consapevolezza dalle parole di uno come Sammarco che nello spogliatoio giallazzurro ha il suo peso specifico che quei tre punti pesano. E può essere solo un bene.

Ma è anche l’atteggiamento lontano dal Comunale a non convincere. Almeno l’atteggiamento nelle ultime due uscite lontano dal perimetro di casa. Sammarco non ci sta: “Non sono d’accordo sul fatto che noi lontano da casa abbiamo un atteggiamento più timoroso. Quest’anno fuori casa sono cambiate tante cose, compreso il modo di approcciarsi alla partita rispetto agli ultimi due anni. E i risultati lo dimostrano. Poi è normale che se vai in vantaggio dopo 1’ la squadra avversaria cerca di pareggiare e si riversa nella tua metà campo. Poi sta a noi, all’intelligenza nostra, capire ed interpretare i momenti della partita. Mi sembra che a Novara ed a Trapani come ad Avellino, non siamo stati remissivi. Quelle partite le abbiamo vinte battendo anche le avversità nel corso dei 90’. Poi è chiaro – prosegue il centrocampista comasco – dipende da come si snoda la partita. Non dimentichiamo che al 40’ del primo tempo la gara è cambiata di nuovo dopo il nostro vantaggio al 1’. Ma a livello generale non parlerei di atteggiamento remissivo”.

Il Frosinone è senza dubbio alcuno squadra di vertice. E come tale, da un Frosinone con i cromosomi della squadra predestinata ci si attende sempre la capacità di infliggere il colpo di grazia all’avversario: “Io credo – prosegue Sammarco – che tutte le partite vadano giocate, non ci sono incontri con il risultato scontato. E se vogliamo aggiungere, i risultati in una partita di calcio sono tre, non si può sempre vincere. A questo aggiungiamo un altro aspetto: non va mai dimenticato che ci sono sempre gli avversari di fronte. Guardate al Verona ha perso a Latina. E ricordiamo il Carpi che due anni fa vinse giocando in 10 uomini dentro la propria metà campo. La verità è che di Barcellona ce ne è solo uno. Il Frosinone cerca sempre di giocare come sa, non si snatura mai. E posso dire senza ombra di smentita che dall’inizio dell’anno abbiamo sbagliato due partite a livello di approccio. Nelle altre gare che abbiamo perso non mi sembra che abbiamo mostrato un atteggiamento remissivo”.

Tutto vero. Ma c’è un dato inconfutabile: le ultime due sconfitte hanno fatto scivolare il Frosinone al terzo posto. E venerdi sera contro il Brescia la vittoria è una costrizione: “La squadra è consapevole che dobbiamo tornare alla vittoria. I giocatori ci sono adesso e ci sono dall’inizio dell’anno. Siamo maturi abbastanza per giocare partita dopo partita per vincerla. L’importante è che nel lungo periodo tutti noi siamo consapevoli di quello che siamo in grado di esprimere sul campo e del risultato che possiamo ottenere”.

Sammarco a Frosinone ha trovato l’elisir di lunga vita calcistica. Arrivò a gennaio di due anni fa dallo Spezia, un colpo quasi last-minute. Come detto è uno dei titolari pressoché inamovibili ormai da due stagioni. Non sente la fatica: “Fisicamente sto bene. E’ chiaro che se fossimo tutti a disposizione saremmo più contenti. E un allenatore è giusto che abbia più scelte”.

Un giudizio sui nuovi arrivati: “Sono tutti ragazzi di valore. Vengono da campionato in cui hanno giocato poco ma speriamo ci diano una mano”. Infine il Brescia di Brocchi. Squadra giovane con qualche eccellenza come Pizi e come l’ex laziale Mauri che all’esordio, entrato in corsa, ha mostrato però una condizione non ottimale: “Il Brescia è una squadra giovane, che gioca bene al calcio e che non butta mai il pallone. Hanno bisogno di punti. Ma vale anche per noi: al Comunale dobbiamo tornare alla vittoria. E poi all’andata fu una delle due partite che abbiamo sbagliato”. Meglio non provarci più, quindi. A sbagliare.

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