L’elogio di Matteo, l’esempio che il calcio è ancora un gioco.

L'elogio di Matteo Ciofani, l'antidivo per eccellenza, il contrario del ragazzino esaltato dai successi e dalle figurine, soprattutto ora che sta prendendo confidenza con il goal

Giovanni Giuliani

Giornalista malato di calcio e di storie

Lui é la conferma che nel calcio, a volte, oltre ai piedi serve anche altro. A qualsiasi latitudine, in qualsiasi categoria.

Chiamatela abnegazione, chiamatelo spirito di scarifico, chiamatela predisposizione a lottare, magari in silenzio.

Di Matteo Ciofani, abruzzese di Cerchio, potremmo dire che è espressione di quella classe operaia calcistica che a volte il Paradiso lo tocca davvero.

Da cinque stagioni a Frosinone, difensore tuttofare, e’ uno di quelli che ha compiuto la straordinaria cavalcata dalla Lega Pro alla Serie A con la maglia giallazzurra.

Titolare, praticamente inamovibile, su quella fascia destra dopo l’infortunio di Luca Paganini, Matteo Ciofani anche quest’anno sta dando fondo a tutto se stesso per farsi trovare pronto. Ed i due gol in successione con Ternana e Venezia sono il giusto premio per la sua costanza.

Anche chi lo conosce poco impara subito ad apprezzarne la sua compostezza, la sua pacatezza. E in un mondo come quello calcistico dove spesso, ad ogni latitudine ed in qualsiasi categoria, si deve fare i conti con gli eccessi, esempi come il suo ci dicono, senza retorica, che il calcio può essere ancora un gioco.

Ed in fondo è anche giusto che sia così.

Lo incontri al supermercato o a passeggio con la famiglia: è semplicemente Matteo prima ancora che un calciatore professionista. È la negazione del campione che se la tira, l’esatto contrario del divo da pallone tutto donne motori e riflettori. È quel difensore per il quale nessuno scriverà Una vita da mediano come Oriali ma che come Lele ha mantenuto i piedi per terra senza esaltarsi per la sua testa finita sulle figurine. Soprattutto è il modello esatto da mettere davanti a giovani che ancora prendono il calcio per ciò che e’, o dovrebbe essere: un gioco, con un palla che rotola e con mille sogni che ogni tanto si realizzano.

Come quelli di Matteo, di professione difensore, ma che con il gol ci sta prendendo sempre più confidenza.

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