Un’analisi affidata all’intelligenza artificiale sulle comunali 2027 di Frosinone: Mastrangeli resta favorito, ma tra maggioranza divisa, centrosinistra frammentato e l’incognita Vannacci, la vera domanda è chi arriverà al ballottaggio senza farsi male da solo.
Domenico Marzi
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«Fui cacciato, non me ne andai. E la maggioranza è ostaggio». Dopo la cena tra De Angelis e Marini, in cui il suo nome era stato indicato come possibile sintesi per il centrosinistra, Anselmo Pizzutelli si schernisce sulla candidatura. Ma non risparmia nulla sull’amministrazione Mastrangeli: dal caso Tagliaferri del 2023 al foglio di fiducia incondizionata mai firmato, dai cordoli rimossi a 50mila euro alla “spiazza” che ha diviso lo Scalo.
Francesco De Angelis ha cenato con Michele Marini, ultimo sindaco di centrosinistra a Frosinone. Sul tavolo il nome dell’ex primo cittadino come candidato civico per il 2027. Cosa si sono detti. Marini non ha detto no. Schietroma ha già chiamato.
La risposta del futuro capolista della lista Iacovissi alla presa di posizione dei Dem trasforma una querelle sul candidato sindaco in uno scontro che minaccia di allargarsi ai tavoli regionali. Ma la vera notizia è un’altra: a Frosinone, questo stato di cose, sta bene a tutti.
Identità Frusinate sfiducia Sulli, ma Sulli non si dimette. Ferrara e Crescenzi sembrano costruirgli un nuovo asse. Il Comma 22 di Heller applicato alla politica di Frosinone. E i 17 voti per il presidente del Consiglio — già introvabili prima — adesso sembrano un miraggio.
L’elezione del presidente dell’aula è diventata l’ultimo banco di prova della tenuta della maggioranza Mastrangeli. Ferrara archiviato dal veto di FdI. Chiappini bloccata dagli equilibri. Fabrizi come unica scelta politica rimasta. Ma il vero tema non è chi vincerà: è se esiste ancora una coalizione.
Cosa c’è dietro. Soprattutto sul piano politico. Undici firme trasversali, un atto istituzionale che è soprattutto politico, la firma di Fanelli che crea due problemi a FdI, l’assenza di Iacovissi che dice tutto sul PSI. E Cirillo che studia da sindaco.
Due fumate nere, una sospensione surreale e un Ufficio di Presidenza svuotato. Fanelli prende 11 voti da posizioni trasversali. Marzi assente che vale più di tutti i presenti. E 13 persone collegate in streaming.
Frosinone cerca i 17 voti per il nuovo presidente del Consiglio, ma il nodo vero è un altro: Mastrangeli ha perso quasi duemila preferenze personali con i consiglieri passati all’opposizione. Un patrimonio elettorale da ricostruire entro maggio 2027.
Un terno al lotto. O meglio: un nuovo presidente d’Aula per il Consiglio Comunale di Frosinone dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri. I numeri sembrano garantire Riccardo Mastrangeli; il vero nodo è individuare un nome di equilibrio. Che non infiammi gli animi in vista del 2027. Ma li riunisca
Dal Pd lacerato dalle correnti a Fratelli d’Italia alle prese con la gestione del potere: la provincia di Frosinone offre il paradosso di due crisi opposte. Una per debolezza, l’altra per abbondanza. Come insegnava Gramsci.
Nella lunga intervista-manifesto rilasciata ad Alessioporcu.it, Riccardo Mastrangeli rivendica opere, coerenza e autonomia politica. Nessuna resa dei conti, porte aperte agli ex alleati e un messaggio chiaro: nel 2027 chiederà di essere giudicato per la città realizzata, non per le polemiche.
A un anno dalle elezioni comunali, il sindaco di Frosinone ripercorre successi, tensioni e critiche del mandato. Dai cantieri alla coalizione, dal rapporto con Ottaviani alle sfide del 2027, rivendica risultati e visione della città.
Il Rendiconto 2025 passa senza sorprese e blinda la consiliatura di Riccardo Mastrangeli fino al 2027. Ma il voto certifica una maggioranza fragile, l’assenza del Pd e il ruolo sempre più centrale di Domenico Marzi.
Si fa sempre più complessa la partita innescata dalle dimissioni di Massimiliano Tagliaferri. Tra candidature, veti incrociati e una maggioranza che vive sul filo dei numeri, Mastrangeli cerca una soluzione.
La crescita di Roberto Vannacci apre nuovi scenari nel centrodestra e potrebbe ridisegnare anche la corsa per il Comune di Frosinone. Intanto Schietroma ribadisce la posizione su Iacovissi. E Crescenzi si dice pronto a mettere la 17ma firma per mandare tutti a casa
Le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri certificano una crisi politica ormai evidente, ma il Consiglio comunale è destinato a resistere. Nessuno vuole elezioni anticipate e la vera partita adesso è la successione alla presidenza dell’Aula.
A Frosinone la successione di Max Tagliaferri, una volta formalizzate le dimissioni, potrebbe diventare una nodo cruciale per la consiliatura di Mastrangeli. Trovare la quadra e i numeri sarà impresa ardua. Diversi gli appetiti e le ambizioni da parte di consiglieri e partiti. L’ipotesi di una nomina di garanzia (Domenico Marzi). Intanto ci sono i casi Fanelli, Crescenzi e Ferrara a scuotere la maggioranza
Nel Consiglio Comunale di Frosinone tutti si agitano ma nessuno rompe davvero gli equilibri. Tra malumori, ultimatum e opposizioni senza sintesi, Mastrangeli resiste in un sistema politico ormai strutturalmente “anticaduta”.
Le amministrative in Ciociaria confermano il peso decisivo di civiche, candidati radicati e aggregazioni trasversali. Un segnale che arriva fino a Frosinone, dove il voto del 2027 potrebbe premiare territorio, centro e nuove generazioni.
























