Quattordici edizioni, un’organizzazione da 1.200 persone, tre italiani in testa alla gara in tre momenti diversi, trenta Lancia in griglia, le Frecce Tricolori su San Pietro. Ma il giudizio definitivo sulla maturità dell’evento arriverà a fine stagione, quando il ranking internazionale misurerà sicurezza, organizzazione, impatto turistico e sostenibilità. Sul campo si è già visto: qualità da primo posto assoluto. E se quel ranking dovesse confermare quello che Roma ha mostrato in questi tre giorni, la strada verso il Mondiale 2027 è già tracciata
Giandomenico Basso
Qui trovi tutti i nostri ultimi articoli su Giandomenico Basso o puoi effettuare una ricerca sul sito per Giandomenico Basso.
Via della Conciliazione, domenica sera. Le Frecce Tricolori sopra San Pietro. Sul gradino più alto del podio un trentino di 26 anni che nel 2021 aveva cominciato qui il suo percorso nel CIAR Junior. Roberto Daprà e Luca Guglielmetti vincono la quattordicesima edizione con 13 secondi di margine, quattro scratch e la freddezza di chi sa aspettare il momento giusto per colpire. Il momento giusto si chiama Piana di Rascino
Dal 3 al 5 luglio 126 equipaggi da 30 nazioni sulle strade di Roma e del Lazio. Il campione del mondo 2019 apre la strada con il numero zero. Lancia torna a correre. Basso e Mabellini si ritrovano: l’anno scorso li separarono 3,7 secondi dopo duecento chilometri. Il Colosseo di notte, le gallerie di Subiaco, la premiazione sotto San Pietro con le Frecce Tricolori. È la quattordicesima edizione del Rally di Roma Capitale: l’ultima prima del Mondiale. Tra addetti e volontari 1.287 persone in campo



