Il riepilogo della settimana che ci siamo appena lasciati alle spalle. Le notizie chiave in vista di sette giorni che saranno intensi
Lorenzo Guerini
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Il segretario del Pd zittisce brutalmente le minoranze interne e chiude le porte al congresso anticipato. Una decisione che peserà anche nei territori. In Ciociaria la componente di Francesco De Angelis, Mauro Buschini e Sara Battisti non concederà nulla. Ecco perché.
Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore
Spifferi dai palazzi romani. La rivincita Cartaginese. L’effetto Draghi sulle Comunali: perché c’è la corsa a FdI nei municipi. ‘Epurator’ finirà post democristiano? La scommessa sugli auguri di Fazzone a Tajani. Calenda non molla. E nessuno dice allo donne Dem perché al Governo hanno messo i maschietti
De Angelis e Fantini ribadiscono il sostegno a Zingaretti. Sullo sfondo gli equilibri interni e le candidature a Camera e Senato
Nel Pd in tantissimi non sopportano più né il premier, né Rocco Casalino e i Cinque Stelle. L’attacco dell’ex rottamatore potrebbe rappresentare un canto delle sirene per Base Riformista. E allora il segretario nazionale Dem non potrà più far prevalere il senso di responsabilità a scatola chiusa.
Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore
Ignorare i segnali che le piazze mandano è impossibile. Aver ignorato l’urgenza di attrezzarsi per la seconda ondata di Covid è gravissimo. Perché dà la cifra del fallimento nella prevenzione nell’emergenza tardiva.
Livello massimo di preoccupazione di Nicola Zingaretti per l’insofferenza di Base Riformista all’interno del partito. La battuta al vetriolo dei fedelissimi su Marcucci: “Al Senato Italia Viva ha due capigruppo, noi nemmeno uno”. L’ipotesi dello strappo che allarma il segretario. E a livello locale Fantini monitora l’area di Pompeo.
Il ministro Guerini conferma che la Scuola verrà trasferita dal Moscardini al capoluogo della Tuscia. La decisione è presa. Ancora una volta la classe dirigente locale perde per l’incapacità di fare squadra. L’unico asso lo ha in tasca Alfredo Pallone
Nel Pd in diversi vorrebbero “processare” il segretario dopo l’election day. Le manovre di Bonaccini e Franceschini. Ma Zingaretti non voleva questo Governo e adesso non ha alcuna intenzione di subire attacchi interni. Perciò prepara le contromosse
Sulle alleanze il tema non è il no a Virginia Raggi ma l’indisponibilità penta stellata in Regioni chiave come la Puglia e le Marche. E adesso Zingaretti pensa ad una coalizione di centrosinistra, ma i leader delle varie aree devono uscire dall’equivoco.
Lega fa rima con immigrazione, Fratelli d’Italia con Patria, Cinque Stelle con reddito di cittadinanza. Mentre i Democrat hanno smarrito le parole chiave per parlare con i loro elettori tradizionali. Va recuperata la spinta di Piazza Grande. Meglio che entrare al Governo: significherebbe la fine politica di Zingaretti
Il segretario nazionale del Pd non avrebbe alcun vantaggio politico a lasciare la presidenza della Regione Lazio. La stagione congressuale di Frosinone può rappresentare la ripresa del percorso di Piazza Grande. Il ruolo trainante di Pensare Democratico.
Continuano le indiscrezioni sul possibile incarico del segretario nel Governo. Ma lui in Sicilia dice: “Qui non si entra per fare carriera”. Perché alla fine potrebbe restare alla guida del Nazareno. E della Regione.
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Davvero il presidente del Lazio accetterebbe un posto da ministro o da premier? In realtà sta soppesando le situazioni con grande cautela. Non escludendo le elezioni anticipate e pensando ad un poker d’assi per sostituire Giuseppe Conte a Palazzo Chigi: Franceschini, Letta, Guerini, Gentiloni. A meno che la campagna acquisti di Salvini non svuoti i pentastellati.
Dopo Giorgio Gori anche Irene Tinagli “punge” Zingaretti. Ma la storia dimostra che chi esce dal Pd rimedia fallimenti storici: Bersani e D’Alema, Renzi, Calenda. I Democrat però devono accelerare sull’economia. A livello locale non ha senso rinviare il congresso.
Le manovre in corso sembrano giochi di società, perché in Parlamento senza i pentastellati non esistono spazi per altre maggioranze. A meno di una coalizione nella quale stiano insieme Zingaretti, Salvini, Renzi e Berlusconi.
Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

























