Il Piano rifiuti del Lazio rimette in gioco un impianto dato per fermo. E dietro le quinte della discarica di Roccasecca si riapre la partita delle grandi manovre
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La retromarcia del Tar sul caso Mad: bloccate per errore tutte le attività della discarica di Roccasecca, compresi i sistemi di sicurezza ambientale. I giudici chiariscono: nessuna urgenza, nessun nuovo scavo in corso. Il V Invaso era già scavato. Ora l’AIA torna pienamente in vigore. Prossima udienza fissata per il 10 settembre.
Mad recepisce il provvedimento del Tar che sospende le autorizzazioni ambientali. Stop alla gestione del biogas, del percolato, e di 48 misure di sicurezza previste per legge. “Da ora la responsabilità è vostra”
Lozza valuta la vendita della discarica a big del settore, ma il deputato Ottaviani sbarra la strada: «Mai più rifiuti da Roma». Un affare milionario si scontra con un veto politico. E i sindaci? Rimasti senza mosse.
Una pezza da 14 milioni per evitare il dissesto dei Comuni e la privatizzazione di Saf. La Regione Lazio accoglie la proposta: anticipa i soldi e li recupera a rate. Righini evita il default e tiene la gestione dei rifiuti in mani pubbliche.
Valori di Fondo, ecco perché serve una legge chiara. Il caso della Valle del Sacco e degli impianti di Roccasecca e Colfelice
Cosa ha messo a nudo la recente sentenza del Consiglio di Stato sull’inquinamento nell’area Mad. Ma anche Saf. Ci sono norme che vengono aggiornate di continuo. E spesso non sono chiare. Soprattutto non c’è una tabella che dica in maniera chiara da dove si parte per calcolare l’inquinamento.
Il Consiglio di Stato conferma: l’impianto Mad non è responsabile dell’inquinamento nella zona. Anche il dipartimento Ingegneria per l’Ambiente della Sapienza di Roma conferma che si tratta dei valori naturali del terreno. Rigettato il ricorso del Comune
La decisione del tribunale di Roma. Che riguarda non soltanto l’individuazione della discarica per la Capitale. Ma anche gli atti per Roccasecca, e Bracciano passando da Civitavecchia. Tosini e Lozza assolti dalla turbativa. Ma condannati per i ‘consigli’ della dirigente pagati con i regali dell’imprenditore. Le linee delle difese: atti legittimi come attestato da altri tribunali; non ci si vende per 9mila euro.












