In finanza si chiamerebbe titolo «growth»: cresce lentamente, ma cresce sempre. Il sondaggio Supermedia YouTrend certifica Futuro Nazionale al 7,1%. E quel dato nazionale ha già varcato i Monti Lepini. A Palazzo Munari si chiama Antonio Scaccia: sei consiglieri, il 50% del quorum in seconda convocazione, e un braccio di ferro sul Presidente che dura da più di due mesi.
Massimiliano Tagliaferri
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Sessanta giorni dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri, l’aula di Palazzo Munari resta senza guida. Due votazioni andate a vuoto, tra le divisioni della maggioranza. Ma pure dell’opposizione. La pregiudiziale del Psi. Approvati bilancio e debiti fuori bilancio. Ancora una volta: la macchina amministrativa va avanti: è quella politica ad essere ingolfata
Per mesi è stato al centro di polemiche, interrogazioni, critiche e tensioni interne alla maggioranza. Dal 3 agosto esiste, funziona e si giudica sui risultati. Mastrangeli: «Una svolta strategica». Ma il paradosso è servito: la stessa amministrazione che rispetta i cronoprogrammi del PNRR non riesce a eleggere il presidente del Consiglio da due mesi.
Quando una maggioranza considera il vicepresidente vicario come «soluzione alta», vuol dire che la crisi ha fatto due volte il giro del tavolo. Fabrizi in pole per il ruolo ridotto. Ma i voti non ci sono ancora. E Mastrangeli medita l’extrema ratio delle dimissioni gestite.
La maggioranza di Riccardo Mastrangeli si avvita sulla presidenza del Consiglio comunale: due blocchi contrapposti, veti incrociati e nessun candidato capace di raggiungere i 17 voti. Ora il sindaco ha una sola vera mossa: dimettersi.
Non è confusione. È una partita a scacchi in cui ogni mossa risponde a una precisa logica di interesse. Dal cappuccino al bar Tucci al parere del professor Michetti: la guida per capire chi vuole cosa e perché nessuno ha ancora i 17 voti.
Mentre Identità Frusinate chiede di sostituire l’assessore Sulli con Di Trocchio, il vertice di maggioranza dell’altra sera ha certificato l’immobilismo. Il voto segreto alla Camera sulle preferenze (Governo battuto per un solo voto) è un avvertimento preciso per Palazzo Munari: i “consiglieri lupara” esistono anche a Frosinone.
Con una PEC delle 12:15 di oggi, Marco Ferrara e Sergio Crescenzi escono da Identità Frusinate e si collocano nel Gruppo Misto sotto il sub-contrassegno «Mani Libere». La maggioranza si assottiglia ancora. Il nome scelto è già un programma politico.
L’elezione del presidente dell’aula è diventata l’ultimo banco di prova della tenuta della maggioranza Mastrangeli. Ferrara archiviato dal veto di FdI. Chiappini bloccata dagli equilibri. Fabrizi come unica scelta politica rimasta. Ma il vero tema non è chi vincerà: è se esiste ancora una coalizione.
Cirillo guida una pattuglia trasversale di 11 consiglieri di maggioranza e opposizione. E porta la crisi della presidenza fuori da Palazzo Munari. Quattro quesiti al Prefetto e al Ministero: chi ha il potere di convocare il Consiglio? Le delibere approvate da Ferrara sono valide? La mossa è di una precisione chirurgica.
Fratelli d’Italia pone il veto su Ferrara. Identità Frusinate si dissocia dai propri consiglieri. Renzi chiede un vertice urgente. Alviani non vota per il suo stesso capogruppo. E la presidenza del Consiglio, da fatto istituzionale, è diventata il termometro più impietoso della crisi della coalizione.
Frosinone cerca i 17 voti per il nuovo presidente del Consiglio, ma il nodo vero è un altro: Mastrangeli ha perso quasi duemila preferenze personali con i consiglieri passati all’opposizione. Un patrimonio elettorale da ricostruire entro maggio 2027.
La maggioranza Mastrangeli non ha più una maggioranza politica, solo una numerica. L’opposizione, specularmente, non è una ma molte, ognuna con la propria agenda. Tra dimissioni a catena e regolamenti scorsi come bussole di sopravvivenza, la consiliatura naviga a vista verso il 2027.
Cirillo si dimette da segretario dell’Ufficio di Presidenza e invoca l’articolo 33 del regolamento: l’intero Ufficio è decaduto, bisogna ricostituirlo subito. La strategia attendista di Mastrangeli rischia di andare in pezzi a tre giorni dal Consiglio del 3 luglio.
Il nuovo presidente del Consiglio comunale finisce all’ultimo punto dell’ordine del giorno e, salvo sorprese, l’elezione slitterà dopo l’estate. La maggioranza evita il voto segreto senza una maggioranza certa e sceglie la linea del rinvio.
Un terno al lotto. O meglio: un nuovo presidente d’Aula per il Consiglio Comunale di Frosinone dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri. I numeri sembrano garantire Riccardo Mastrangeli; il vero nodo è individuare un nome di equilibrio. Che non infiammi gli animi in vista del 2027. Ma li riunisca
Il duro documento di Forza Italia segna una nuova rottura con Riccardo Mastrangeli. Gli azzurri dichiarano conclusa l’esperienza del centrodestra che vinse nel 2022 e iniziano a posizionarsi in vista delle comunali del 2027.
Dieci consiglieri chiedono la convocazione urgente del Consiglio per eleggere il nuovo presidente dell’Aula. Una mossa che accelera i tempi, testa la tenuta della maggioranza di Mastrangeli e mette in evidenza le divisioni ancora aperte nel centrosinistra.
La prima convocazione del Consiglio comunale va deserta per mancanza del numero legale. Maggioranza e opposizioni evitano rischi e rinviano tutto alla seconda convocazione, confermando che nessuno ha interesse a interrompere anzitempo la legislatura.
Ad Alatri la marcia verso elezioni del 2027 è segnata in entrambe le coalizioni da veti incrociati, divisioni e tatticismi. L’annuncio del sindaco di non ricandidarsi ha creato una situazione d’impasse. Cosa sta accadendo. E perché
























