I protagonisti del giorno. Top e Flop del 11 giugno 2020

Top e flop

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ANTONIO POMPEO

I Comuni sono alla canna del gas. Hanno preso tutto quello che avevano nel salvadanaio e lo hanno spostato sull’emergenza Covid: tenere la gente a casa tre mesi, con negozi e fabbriche chiusi non è uno scherzo. Il presidente della Provincia Antonio Pompeo ha mediato una soluzione con Acea Ato5.

Pompeo Ato5
Il presidente della provincia Antonio Pompeo durante l’assembleea Acea Ato5

Ci sono i fondi che il gestore dell’acqua deve pagare per avere avuto le infrastrutture costruite dai Comuni prima del suo arrivo. Si chiamano oneri concessori. Sono 7 milioni cash: linfa vitale in questo momento. (leggi qui I Comuni si dividono la torta da 7 milioni: ma tre restano a digiuno).

Non c’è stato bisogno di forzare la mano. L’intesa con Acea è stata raggiunta in un attimo. Niente cavilli, niente veti, niente pretesti: anche il gestore vuole fare la sua parte e mandare, oltre all’acqua, anche un po’ di ossigeno ai Comuni ed agli utenti. Niente vincoli: ognuno potrà farci ciò che meglio ritiene.

Altrettanto rapidamente è stata raggiunta l’intesa con i sindaci. Restano fuori Cassino, Atina e Paliano. Un segnale anche politico.

Chiaro e liscio come l’acqua

ENZO SALERA

Esattamente un anno fa veniva eletto sindaco di Cassino battendo Mario Abbruzzese al ballottaggio. In dodici mesi Enzo Salera non è venuto mai meno alla sua impostazione: autonomia, indipendenza, concretezza.

Enzo Salera Foto © Roberto Vettese

La sua vittoria, insieme a quella di Simone Cretaro a Veroli (al primo turno), rappresentò un segnale di vitalità del Partito Democratico in una tornata elettorale che vide il trionfo della Lega alle europee. Salera è stato sostenuto dal Pd, ma lui ha dato una caratterizzazione propria. Perché è stato il primo a rendersi conto che neppure alle comunali di Cassino (secondo una tradizione ormai consolidata nel tempo e nello spazio) il Pd sarebbe stato unito. (leggi qui Un anno di Salera, il sindaco che ha rotto).

Ha dovuto battere tutti: non soltanto Mario Abbruzzese, Carlo Maria D’Alessandro e Pasquale Ciacciarelli, ma anche Giuseppe Golini Petrarcone e tutta quella parte di centrosinistra che lo considerava un estraneo. Sul piano amministrativo ha davanti altri quattro anni almeno, ma su quello politico il segno lo ha già lasciato. Un anno fa il segretario regionale dei Democrat Bruno Astore sbloccò la situazione. Poi Salera ci ha messo del suo e adesso nel centrosinistra, a partire dai Democrat, sanno che devono fare i conti con lui. Ha creato una squadra molto forte e affiatata, con la quale cercherà di raggiungere anche altri traguardi. Per esempio la presidenza della Provincia.

Lanciato.

NICOLA OTTAVIANI

È sempre in anticipo. Ha già approvato il Bilancio in giunta per puntare dritto a quello che è diventato il suo primo obiettivo in questi ultimi due anni di mandato: la fermata del treno ad Alta Velocità a Frosinone.

Nicola Ottaviani (Lega) © Stefano Strani

Domenica sarà in prima fila in quello che sarà il viaggio inaugurale. Ma ha programmato anche la riqualificazione del quartiere Scalo, proprio per dare maggiore forza alla sua strategia. E oggi ha annunciato che gli oneri concessori riscossi da Acea da parte dei Comuni devono subito essere reinvestiti in opere di interesse pubblico, a favore della collettività, «poiché quei soldi provengono dai contribuenti e, quindi, è giusto che vengano immediatamente reimpiegati, consolidando il patrimonio pubblico».

Aggiungendo: «Questo non significa che i Comuni siano disposti a rinunciare a tutti gli altri diritti maturati nei confronti del gestore, nel corso di questi anni, poiché sono in piedi contenziosi di varia natura, davanti ai quali dovranno essere assunte decisioni nelle diverse sedi. Intanto, cominciamo a restituire alla collettività ciò che è previsto dal contratto e dalla concessione».

Nicola Ottaviani ha individuato i temi della prossima campagna elettorale, quella parlamentare. Nel frattempo si sta “prendendo” la Lega. Intanto a Frosinone, poi punterà alla segreteria provinciale.

Scatenatissimo.

FLOP

VIRGINIA RAGGI

«Per Zingaretti sarei una minaccia? Non so se l’abbia detto o mandato a dire, lui tendenzialmente insinua. Non si è mai scagliato con tanta veemenza contro tutta la vicenda che ha preso il nome di Mafia Capitale o contro i Casamonica». Lo ha affermato la sindaca di Roma Virginia Raggi nel corso della trasmissione “DiMartedì”.

Virginia Raggi

Alla sindaca di Roma hanno detto che il Partito Democratico è alleato dei Cinque Stelle e sostiene il premier Giuseppe Conte?

Perché sul piano locale i rapporti tra il Comune di Roma e la Regione Lazio sono stati sempre pessimi. Sul piano politico ed amministrativo.

Soprattutto per quanto riguarda la questione dei rifiuti. Più volte Zingaretti è andato in soccorso della Raggi. Ma soprattutto non si capisce per quale motivo alle comunali di Roma il Pd dovrebbe sostenere la stessa Virginia Raggi. Resta da vedere quello che potrà succedere adesso alla Regione, dove peraltro i Cinque Stelle sono rappresentati (almeno per una parte importante) da Roberta Lombardi, avversaria interna della Raggi.

La sindaca però sa che quel suo riferimento è stato pesantissimo sul piano politico nei confronti di Nicola Zingaretti. E del tutto gratuito. Evidentemente alla rielezione a sindaca tiene moltissimo. E vede franare il terreno sotto i piedi.

Boomerang.

MATTIA SANTORI

Alzino la mano quanti ricordano le Sardine. Fondamentali, anzi decisive per la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna e poi letteralmente scomparse dalla circolazione.

Eppure Mattia Santori, uno dei leader delle Sardine, nel salotto di Giovanni Floris se ne è uscito così: «Purtroppo viviamo in un Paese in cui i media sono ossessionati dalla figura di Salvini, ci consegnano un Paese schiavo del segretario leghista. Cinque mesi fa a Bologna l’unica domanda che mi facevano è “che cosa pensi di Salvini”?».

Mattia Santori © Imagoeconomica

Ma pensa davvero che le Sardine avrebbero avuto un ruolo se non fossero nate per contrastare proprio il leader leghista? Anzi, senza le elezioni regionali in Emilia non sarebbero mai venute alla ribalta. Lo prova il fatto che, venuto meno l’avversario, non hanno più avuto la forza di affermarsi e di riempire una piazza.

Forse Santori è il primo a dover ringraziare l’ossessione per Matteo Salvini.

Orfano del nemico.

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