I protagonisti del giorno. Top e Flop del 13 gennaio 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

GIAMPAOLO PANSA

Se n’ è andato un monumento del giornalismo italiano. Polemista arguto, scrittore raffinato, sempre controcorrente, coraggioso come pochi, Giampaolo Pansa ha attraversato la storia politica italiana dal dopoguerra ad oggi da protagonista assoluto.

Gianpaolo Passa © Scudieri / Imagoeconomica

Ha inventato formule e parole che oggi fanno parte non soltanto del giornalismo. Fu lui a definire “Balena Bianca” la Democrazia Cristiana. Fu lui ad inventare il “Bestiario”. Fu lui a squarciare il velo sul “Sangue dei Vinti”, cioè sulle esecuzioni di quelli che erano stati fascisti durante la guerra civile che si consumò in Italia.

Entrò in conflitto con il suo mondo, quello dei partigiani, litigò con un amico vero come Giorgio Bocca. Ha diretto molti giornali e ha scritto dappertutto, raccontando anche tragedie come quella del Vajont. “Scrivo da un paese che non esiste più”: incipit favoloso. Giampaolo Pansa era un intellettuale sopraffino e al mondo del giornalismo ha dato tutto. Non sempre ripagato. Con lui va via un pezzo di storia nazionale. Quando la tecnologia non era quella di oggi, Giampaolo Pansa usava il binocolo per “catturare” i dettagli più piccoli e importanti della cronaca politica. Lo faceva ai congressi di partito (un tempo di celebravano), lo faceva in Parlamento. Unico.

ZINGARETTI-MELONI

Ormai è chiaro che il futuro del Governo dipende da lui, dal segretario nazionale del Pd. Non potrà fare affidamento né sui Cinque Stelle né su Matteo Renzi. E neppure su Giuseppe Conte, che ha come unico obiettivo quello di resistere a Palazzo Chigi nonostante tutto. Perfino in caso di vittoria del centrodestra in Emilia Romagna.

Nicola Zingaretti

Ma Nicola Zingaretti sta dimostrando doti enormi di leader. Intanto ha riunito il Pd in conclave e non è poco. Ma è soprattutto l’unico esponente della maggioranza giallorossa che sta facendo campagna elettorale per vincere in Emilia Romagna e in Calabria. Mentre tutti gli altri si stanno barricando in attesa del peggio.

Nel centrodestra, invece, è Giorgia Meloni la più lucida. Ha invitato la coalizione ad essere unita sul no al proporzionale per “stanare” Forza Italia di Silvio Berlusconi, ha detto di essere pronta a difendere Matteo Salvini sul caso Gregoretti per far vedere che ormai è lei l’elemento cardine. Inoltre è l’unica che davvero vuole elezioni anticipate subito. Nicola Zingaretti e Giorgia Meloni: saranno loro a dettare le linea. Capi.

FLOP

GIUSEPPE CONTE

Se al Corriere della Sera avesse detto “Se in Emilia Romagna dovesse vincere il centrodestra di Salvini e Meloni mi dimetterei un secondo dopo” avrebbe ipotecato il futuro da leader della coalizione di centrosinistra. Invece ancora una volta il premier ha scelto il piccolo cabotaggio, annunciando che a suo parere il Governo deve andare avanti comunque.

Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine 2019

In questo modo sta dando la sensazione che questa maggioranza giallorossa vuole rimanere a dispetto di tutto e tutti. Forse Giuseppe Conte dimentica di essere stato presidente del consiglio anche del precedente governo, quello gialloverde, stretto nella morsa tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Poi è stato Beppe Grillo ad imporlo come leader anche di un Governo di stampo completamente diverso, sostenuto dal Pd.

Negli ultimi mesi è toccato a Nicola Zingaretti blindarlo in ogni modo possibile. Negare l’evidenza in caso di sconfitta alle regionali del 26 gennaio porterebbe il Paese in una crisi politica senza via di uscita. Capriccioso.

CALENDA-CARFAGNA-TOTI

È arrivato il momento di dire che certi esperimenti politici non hanno dato alcuna scossa al panorama italiano. Carlo Calenda è straordinariamente bravo nei salotti televisivi, “buca” letteralmente lo schermo e dice cose di grande competenza. Ma poi nei sondaggi la sua Azione non va lontano.

Mara Carfagna e Giovanni Toti © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Mara Carfagna è stata coraggiosa e cauta nel dare vita alla sua associazione Voce Libera, senza strappi e senza proclami lancia in resta. Ma alla fine un certo tipo di elettorato continua a guardare a Forza Italia se proprio non intende spostarsi sulle posizioni della Lega e di Fratelli d’Italia.

Giovanni Toti ci ha provato, ma Cambiamo non ha sfondato e sono sempre di più quelli che ritengono che il Governatore della Liguria alla fine possa fare una specie di patto federativo con la Lega di Matteo Salvini. L’errore comune ai tre è pensare che possa esserci spazio al centro. Non c’è e non ci sarà.

Neppure con l’eventuale ritorno al proporzionale. Mal comune, nessun gaudio.

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