I protagonisti del giorno. Top e Flop del 14 maggio 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

GIUSEPPE CONTE

Ancora una volta ci ha messo la faccia. È per questo che da mesi è al vertice del gradimento degli italiani. Ha detto in conferenza stampa: «Sapevamo che il Paese è in attesa. Ogni ora di lavoro pesava perché sapevamo che dovevamo intervenire quanto prima. Abbiamo impiegato un po’ di tempo, ma non un minuto di più dello strettamente necessario».

Giuseppe Conte

Una manovra di rilancio di 55 miliardi di euro: una montagna. Ha spiegato Conte: «Ora la parola al Parlamento, alla maggioranza ma spero anche all’opposizione con il cui contributo il testo può essere migliorato».

Annunciando che in vista del 18 maggio farà un decreto legge e non un dpcm.

«Da domani inizieremo a lavorare al nuovo decreto perché le misure sulla fase 2 scadono il 18 maggio. Proporrò ai ministri di adottare un decreto legge, dovremo vedere la possibilità anche tecnica. Sarebbe la soluzione migliore per coinvolgere più intensamente il Parlamento e perché siamo in fase di allentamento».

In questo modo Conte rimetterà la palla nel campo della maggioranza, perché poi il decreto legge dovrà essere convertito e bisognerà votarlo.

Tattico.

TERESA BELLANOVA

La ministra dell’agricoltura, Teresa Bellanova, non ha trattenuto le lacrime quando ha preso la parola durante la conferenza di oggi, parlando della regolarizzazione dei migranti, inserita nel decreto Rilancio approvato dal consiglio dei ministri.

Teresa Bellanova

Ha detto: «Per qualcuno può essere un punto secondario, per me, per la mia storia è un punto fondamentale e mi riferisco all’articolo 110 bis. Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili. Da oggi vince lo Stato perché è più forte della criminalità e del caporalato».

Al settore dell’agricoltura sono stati destinati 1 miliardo e 150 milioni di euro per sostenere la filiera agricola. Ha spiegato Bellanova: «Gli interventi saranno finalizzati ai settori che hanno più sofferto, il florovivaismo, gli agriturismi, la filiera del vino». La storia di Teresa Bellanova è la storia di una persona che davvero si è fatta da sé, che nei campi c’è stata, che conosce il dramma di chi è invisibile nel mondo del lavoro. Sono proprio reazioni emotive come quella del ministro di Italia Viva a rivalutare la politica.

Vera.

FLOP

ALESSANDRO PAGANO

«Il mio intervento, sopraffatto dalla bagarre suscitata dalle mie espressioni delle quali se ho offeso qualche sensibilità mi scuso, era volto a sollevare interrogativi nei confronti di una azione di governo che sembrerebbe, da quanto affermato dal portavoce dell’organizzazione terroristica al Shabaab, aver agevolato, attraverso i soldi versati dallo Stato italiano, l’acquisto di armi per la jihad e nuovi attentati». Lo ha detto all’Ansa il deputato della Lega Alessandro Pagano, che ieri mattina aveva definito Silvia Romano “neo-terrorista”. Scatenando la bagarre a Montecitorio.

Pagano era stato ripreso dalla vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che aveva definito “inaccettabile” la definizione.

Illustrando un ordine del giorno al decreto Covid, aveva criticato il governo perché al funerale di un poliziotto morto per il coronavirus non era presente con nessun proprio rappresentante, mentre, «quando è tornata una neo-terrorista, perché questo è El Shabaab, sono andati ad accoglierla».

Per carità, capita a tutti una giornata storta e può succedere di fare una gaffe. Ma c’è gaffe e gaffe. Silvia Romano è stata prigioniera per diciotto mesi di una delle più spietate organizzazioni terroristiche del pianeta. Meriterebbe almeno rispetto e silenzio.

Indifendibile.

GIORGIA MELONI

«Fratelli d’Italia è il primo partito ad aver posto la questione della raccolta dei campi sin da marzo e proponemmo la reintroduzione dei voucher ma c’è stato detto di no. Perché si vuole impedire agli italiani di lavorare nei campi?». Lo ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a “L’Aria che tira”, su La7, ribadendo la sua contrarietà alla regolarizzazione dei migranti irregolari.

Giorgia Meloni © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Affermando: «Il Governo sta affrontando la questione in modo ideologico: la regolarizzazione è una follia ideologica».

Ma è sicura Giorgia Meloni che gli italiani sarebbero disposti a lavorare nei campi? Anche se fosse, in questo modo non si danno comunque più diritti a chi è sfruttato?

Ideologica.

VITO CRIMI

A Roma è caduto anche il IV Municipio, dove c’è stata la sfiducia alla presidente Roberta Della Casa decretata in maniera compatta dal Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle che aveva espresso proprio la presidente. Una sfiducia all’unanimità, sulla quale non esistono dubbi. Ma il capo politico del M5S non ha messo in discussione la mini sindaca. Bensì ha avviato un procedimento interno a carico dei consiglieri che l’hanno sfiduciata.

Luigi Di Maio e Vito Crimi Foto © Imagoeconomica / Alvaro Padilla

Che il M5S fosse un movimento di protesta e non di proposta era chiaro. I fatti dicono che ha fallito alla prova del governo: a livello nazionale quanto a livello territoriale: non a caso, quello di ieri è il quarto municipio romano a cadere tra quelli conquistati dal MoVimento nel giorno in cui elesse Virginia Raggi.

Il fallimento sta nella mancanza delle minime basi di quella che si chiama ‘democrazia cioè stare insieme civilmente, discutere, trovare una sintesi, mettere d’accordo quanta più gente possibile. Il M5S ha una malattia genetica: non conosce la Costituzione della Repubblica Italiana. È per questo che ha catalizzato il malcontento degli italiani ma è incapace di governare.

Nemmeno il regime di Pol Pot avrebbe messo in stato d’accusa un intero consiglio municipale accusandolo di avere legittimamente e democraticamente sfiduciato un presidente di Circoscrizione legalmente sfiduciato. Anche il Fascismo, con tutte le sue nefandezze, aveva previsto un istituto con il quale essere messi in discussione: il Gran Consiglio.

Con la decisione di Vito Crimi il M5S se ne colloca a destra.

Con gli stivaloni. Ma non è Craxi.

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