I protagonisti del giorno. Top e Flop del 16 aprile 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

CARLO BONOMI

È il nuovo nuovo presidente di Confindustria. Nella votazione che si è tenuta giovedì pomeriggio (per via telematica), il presidente di Assolombarda si è imposto con largo distacco sulla sua sfidante, la vicepresidente uscente Licia Mattioli. Ottenendo 123 voti sui 183 complessivi del Consiglio generale.

Carlo Bonomi (c) Imagoeconomica / Paolo Lo Debole

Tecnicamente, Bonomi è stato designato: la nomina ufficiale ci sarà solo dopo il voto dell’assemblea generale che si terrà il 20 maggio. Bonomi succede a Vincenzo Boccia.

Appena designato, ha “bombardato” la politica. E in particolare il Governo. Ha detto: «Bisogna riaprire le produzioni perché solo le produzioni danno reddito e lavoro e non certo lo Stato, che come un padre dispensa favori e non ha le risorse per farlo. Vanno benissimo i comitati degli esperti, ma la loro proliferazione dà il senso che la politica non ha capito, non sa dove andare. Abbiamo un comitato a settimana senza poteri, senza capire dove si vuole andare».

Ma la sua non è una posizione vicina a quella delle opposizioni di centrodestra. E’ una posizione autonoma, è la posizione degli industriali.

Massiccio e incazzato. Ed è solo l’inizio.

URSULA VON DER LEYEN

Ha chiesto scusa all’Italia. Ma non è solo questo: ha fatto capire che adesso la musica cambierà in Europa. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, nel suo intervento al Parlamento, lo ha spiegato senza possibilità di equivoci.

Ursula von der Leyen © Eu Parliament

Ha detto: «E’ vero che molti erano assenti quando l’Italia ha avuto bisogno di aiuto all’inizio di questa pandemia. Ed è vero, l’Ue ora deve presentare una scusa sentita all’Italia, e lo fa. Ma le scuse valgono solo se si cambia comportamento. C’è voluto molto tempo perché tutti capissero che dobbiamo proteggerci a vicenda».

D’altronde è apparso chiaro a tutti che andando avanti a testa bassa l’Unione Europea non poteva reggere. Però chiedere scusa in quel modo non è da tutti. Occorre coraggio.

L’umiltà e l’orgoglio.

FLOP

LUIGI DI MAIO

Non c’è un piano per la riapertura, le riunioni delle varie task force continuano a slittare, i comitati scientifici si moltiplicano senza arrivare a nulla. La maggioranza è spaccata e al Nazareno (quartier generale del Pd) parlare di un cambio di Governo non è più vietato.

Il ministro Luigi Di Maio

Il premier Giuseppe Conte non sa cosa fare. E tutto perché? Perché ancora una volta la linea l’ha dettata Luigi Di Maio, ministro degli esteri e vero capo dei Cinque Stelle, nonostante la reggenza di Vito Crimi.

La verità semplice è che l’Italia non può fare a meno del Mes, peraltro favorevole per come è stato prospettato. Ma i Cinque Stelle sono “contro” a priori.

Dopo i fallimenti del reddito di cittadinanza e di tutto il resto, adesso la posizione dei pentastellati rischia di affondare non solo il Governo ma il Paese. Però Luigi Di Maio insiste e non molla.

Attrazione fatale per il baratro.

MATTEO SALVINI

Il quotidiano La Repubblica ha ricostruito il testacoda del leader leghista nell’emergenza Coronavirus. Il 21 febbraio aveva detto: «Bisogna chiudere tutto. Davvero non vorrei polemiche, non penso solo ai barconi e ai barchini. Penso ai controlli di chiunque entra in Italia ed esce dall’Italia: evidentemente, qualcosa non funziona».

Matteo Salvini © Imagoeconomica / Marco Cremonesi

«Il Governo? Non do colpe a Tizio e a Caio: è fondamentale, se non l’hanno fatto da ieri, che da oggi chiunque entri in Italia con qualunque mezzo di trasporto, dalla zattera all’aeroplano, venga controllato».

Fino al 16 aprile: «Chiedere la riapertura da parte della Lombardia è un grande segnale di concretezza e di speranza, spero che il governo ne tenga conto». Dal chiudere tutto al riapriamo subito. E’ vero che è passato tanto tempo. Ma la situazione della Lombardia non è migliorata. Anzi.

Confuso alla meta.

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