I protagonisti del giorno. Top e Flop del 17 giugno 2020

Top e flop

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ENZO SALERA

Mauro Buschini con Nicola Zingaretti ed Enzo Salera

Si sta caratterizzando sempre di più come esponente di un centrosinistra largo. Mentre il Pd continua a tenerlo sostanzialmente a distanza.

Lui, Enzo Salera, sindaco di Cassino da poco più di un anno, semplicemente se ne frega. Come ha dimostrato in merito alla fermata Tav dell’Alta Velocità.

Intanto Salera è stato presente anche a Frosinone, pur non intervenendo dal palco. Ma poi a Cassino ha rispettato il protocollo e il ruolo, considerando le presenze di Gianfranco Battisti AD delle Ferrovie dello Stato e di Nicola Zingaretti presidente della Regione Lazio.

Però ancora una volta ha fatto vedere che lui ragiona in grande stile, che la fermata di Cassino è per l’intero sud della provincia. E che soprattutto non ha rinunciato all’idea di poter riuscire ad ottenere la stazione vera e propria della Tav. Quella che farebbe cambiare tutto.

Sa che alla fine l’intera zona potrebbe essere molto attrattiva, considerando l’Abbazia, l’Università e lo stabilimento Fca. Salera ha strategie ed idee chiare. Punta ad un ruolo maggiore, quello di presidente della Provincia. Non sta sbagliando un colpo.

Salito sul treno: e non vuole scendere.

VIRGINIA RAGGI

Virginia Raggi © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Il servizio dell’Espresso l’ha portata allo scoperto. La sindaca di Roma si sta spostando totalmente a sinistra: su posizioni antifasciste, pauperiste, terzomondiste. E’ quella che più di tutti, nel Movimento Cinque Stelle, è vicina alle posizioni di Beppe Grillo, il quale da un anno non fa altro che avvicinare il Movimento al Pd.

Non soltanto al Governo, ma sul piano delle alleanze e della continuità sociale e politica. Per questo è intervenuto per sbarrare la strada a Di Battista. Virginia Raggi sogna non soltanto la ricandidatura a sindaco, ma la rielezione. E il Pd traccheggia sulla candidatura a sindaco. Come fece la volta scorsa, quando alla fine mise in campo Roberto Giachetti.

Allora rimase celebre il commento di Paola Taverna: “Questi non vogliono vincere”. Chissà se il Pd alla fine, nell’ambito di intese di livello nazionale, cambierà idea su Virginia Raggi. Nonostante l’attuale fuoco di sbarramento di Nicola Zingaretti e Goffredo Bettini. D’altronde si sa che la politica è l’arte dell’impossibile. La sindaca di Roma, intanto, si sposta sempre più a sinistra.

Compagna Virginia.

FLOP

LUIGI DI MAIO

Quando il gioco si fa duro, Luigi Di Maio semplicemente scompare. Per questo in un’intervista rilasciata a Myrta Merlino su La 7, nel corso dello Speciale L’Aria che Tira, ha detto che il congresso dei Cinque Stelle non rappresenta una priorità per il Paese. Ha ragione. Peccato che sia stato proprio lui, quando dovette lasciare il ruolo di Capo politico, a prefigurare gli  Stati generali e una votazione sulla leadership.

Luigi Di Maio © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Ha cambiato idea nel corso di questi mesi, ma soprattutto di queste ore, dopo che Beppe Grillo ha fatto sentire la voce del padrone. Grillo ha detto due cose semplici: devono cessare queste continue richieste di congressi con le quali si paventano scissioni.

Inoltre tutti devono limitarsi ad alzare la manina in Parlamento per sostenere Giuseppe Conte. Altrimenti tornerà a fare il capo politico. Di Maio ha pure aggiunto di essere contento se Conte si metterà a disposizione per dare una mano ai Cinque Stelle.

Allineato e coperto.

CARLO CALENDA

Sta perfino salendo nei sondaggi e in alcuni casi è dato davanti a Matteo Renzi. In televisione è stato il re dei salotti dei talk show. Ha competenze vere e abilità comunicative. Quello che non si capisce è come intenda posizionarsi nel panorama politico italiano. Perché in realtà lui è stato ministro di un Governo di centrosinistra e la sua area resta quella. Ci sono importanti elezioni regionali all’orizzonte. E tantissime comunali. Una specie di prove generali per futuri scenari.

Carlo Calenda © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Con il Pd non si è lasciato bene e non perde occasione per cercare di “provocare” politicamente Nicola Zingaretti. Invitandolo spesso a dire qualcosa, non necessariamente di sinistra. Evidente il riferimento a Nanni Moretti, quando attaccò Massimo D’Alema.

Coreografia di un certo livello, ma poi però sul piano della strategia e delle alleanze, Carlo Calenda appare perennemente sospeso. Finendo con il non incidere su nulla.

Vorrei ma non posso.

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