I protagonisti del giorno. Top e Flop del 17 novembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ANTONIO R.L. GUERRIERO

«La Procura della Repubblica è una comunità con una specifica vocazione: offrire giustizia ai cittadini, anche ai più deboli. (…) Non mi stancherò mai di dire che ogni fascicolo non è una pratica, ma innanzitutto un’istanza di giustizia che viene dal cittadino che non deve essere delusa». Il procuratore della Repubblica Antonio Guerriero si è insediato nel palazzo di Giustizia di Frosinone, facendo capire immediatamente di che pasta è fatto.

Avrebbe potuto esordire con un discorso intriso di retorica e di spunti antimafia. E invece ha messo in primo piano l’aspetto umano: il cittadino, la persona che chiede Giustizia.

Antonio Guerriero

Questa pandemia prima o poi finirà e allora si dovranno fare i conti con tutto quello che è rimasto fermo. In provincia di Frosinone negli ultimi anni, specialmente sul versante ambientale le cose sono precipitate. E l’inquinamento non è soltanto quello prodotto dallo smog e dalle polveri sottili, ma da centinaia di scarichi illegali realizzati da imprenditori senza scrupoli. Imprenditori che danneggiano non solo l’Ambiente ma l’immagine di una categoria che su questo territorio ha investito pacchi di milioni per rispettare le leggi, la salute dei lavoratori. E quella dei comuni nei quali operano.

Criminali vestiti da imprenditori, imprenditori che con i criminali non hanno nulla a che fare: il dottor Guerriero avrà da separare gli uni e gli altri se vorrà iniziare a difendere il territorio. Perché, come evidenziato nei giorni scorsi, il crimine si sta annidando nell’economia circolare, l’industria che oggi produce i maggiori volumi. E proprio chi lavora in quel campo, non vuole avere a che fare con i signori delle mafie. (Leggi qui La luce che Borgomeo tiene accesa per allontanare le mafie).

Buon lavoro.

BONAFONI E LOMBARDI

Fosse ca fosse la vota bbona: Marta Bonafoni e Roberta Lombardi, la prima è capogruppo della lista Civica Zingaretti. Non del Partito Democratico, sia chiaro ma della lista che è stata espressione diretta del Governatore. Cioè colui che le regionali 2018 le ha vinte mentre il Pd di Renzi finiva in macerie in tutta l’Italia. La seconda è una delle fondatrici del Movimento 5 Stelle oltre che capogruppo regionale.

Marta Bonafoni e Roberta Lombardi

Insieme hanno siglato un documento con cui chiedono che «la Regione Lazio aderisca all’Iniziativa Start Unconditional Basic Incomes throughout the EU (Avviare redditi di base incondizionati in tutta l’UE. (Leggi qui M5S-Zingaretti, prove di dialogo: firmano insieme).

Però al di là di un’iniziativa meritoria anche sul piano amministrativo la vera notizia è politica. Perché in questo modo la Lombardi e la Bonafoni hanno voluto lanciare un messaggio chiaro in prospettiva: se il Pd ed il M5S non siglano un’intesa vera che vada da Palazzo Chigi all’ultimo dei Comuni nazionali non potranno avere nessuna possibilità di competere con il centrodestra.

E anche l’ulteriore scorcio di legislatura con Giuseppe Conte premier non potrà avere molte prospettive se non quella di tirare a campare. Il problema vero è che soltanto Nicola Zingaretti lo ha capito davvero e ci crede. Mentre fanno finta di nulla sia alcuni maggiorenti Dem che i vertici di un Movimento 5 Stelle in versione sempre più Sovietica.

In questo contesto il coraggio e l’intuizione di Roberta Lombardi e Marta bonafoni potrebbero fare davvero la differenza.

Quando le donne portano i pantaloni.

FLOP

GIUSEPPE CONTE

«Apprendo dai media che ci sarebbe un tandem Gaudio-Strada a guidare la sanità in Calabria. Questo tandem semplicemente non esiste»: subito dopo avere sentito i titoli dei Tg della sera, Gino Strada mette in chiaro le cose dalla sua bacheca Facebook.

E come stanno le cose? «Ribadisco di aver dato al Presidente del Consiglio la mia disponibilità a dare una mano in Calabria. Ma dobbiamo ancora definire per che cosa e in quali termini. Sono abituato a comunicare quando faccio le cose – a volte anche dopo averle fatte – quindi mi trovo a disagio in una situazione in cui si parla di qualcosa ancora da definire», aggiunge il fondatore di Emergency.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Giuseppe Conte riesce ad apparire fuori posto e fuori ruolo anche di fronte ad una cosa già fatta. La disponibilità di Gino Strada è un grandissimo colpo di immagine, si tratta di un uomo abituato ad operare in qualsiasi scenario. Ben più complesso di un territorio dominato dalla Ndrangheta. I Signori della Guerra a Kabul non erano meno spigolosi.

Il fatto è che su quel nome ha rischiato di venirgli giù il Movimento 5 Stelle e poi il Governo. Perché Strada lo voleva l’ala del presidente grillino della commissione Antimafia e non lo voleva l’ala opposta. A prescindere dal nome di Strada. Il Governo voleva Narciso Mostarda, espertissimo in risanamenti fast nella Sanità. ma non lo volevano i grillini di tutte le sponde.

Con la mossa di decidere un tandem, Conte conferma la sua arte maldestra del cerchiobottismo. Con la quale, ancora una volta, è riuscito a scontentare tutti. Perfino Strada che è uno abituato a trattare con i talebani.

Sindacato dei medici Italiani SMI

Il Tar del Lazio ha detto basta alle visite dei medici di medicina generale ai malati di coronavirus in sorveglianza domiciliare. Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso del sindacato SMI. Sostenendo che «hanno ragione i ricorrenti. L’hanno quando affermano che il legislatore d’urgenza ha inteso prevedere che i Medici di Medicina Generale potessero proseguire nell’attività assistenziale ordinaria». Questo «senza doversi occupare dell’assistenza domiciliare dei pazienti Covid».

In pratica: uno dei tanti decreti Conte ha istituito la figura delle Usca, i medici che vanno a domicilio per visitare chi è malato di Covid.

© Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Nella sostanza però in questo modo si fa finta di non vedere quella che è l’attuale fase della pandemia. E cioè: 600mila positivi in sorveglianza domiciliare, 60mila dei quali nel Lazio. Vuol dire come ha sottolineato l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato che così facendo si scarica tutto sugli ospedali. Ospedali che non possono da soli fronteggiare sia i ricoveri che i controlli dell’esercito di persone in isolamento domiciliare.

Inoltre si crea un paradosso tutto italiano. In base al quale un paziente diabetico e con il Covid deve ricevere ogni giorno la visita del medico Usca per vedere la saturazione nel sangue. E poi anche la visita del medico di Famiglia per controllagli la glicemia. Quando, in qualunque parte del mondo, passerebbe uno solo, controllerebbe ossigeno e zuccheri e così si risparmierebbe un medico da impiegare nella lotta al Covid.

Ma c’è anche un ultimo aspetto. Se il Tar ha applicato comunque la legge, o meglio un’interpretazione della stessa, tutto questo non sarebbe successo senza il ricorso del sindacato Smi che stride con il potente messaggio di questa pandemia. E cioè dei medici in prima linea sempre e comunque. Perché è evidente che l’intero sistema sanitario ha bisogno di tutti, nelle corsie ospedaliere ma anche sul versante dell’assistenza domiciliare.

Medici con le frontiere.

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