I protagonisti del giorno. Top e Flop del 19 marzo 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

FRATE AQUILINO

L’immagine dei mezzi dell’esercito che trasportano sessanta bare dal cimitero di Bergamo nei forni crematori di altre regioni è un pugno nello stomaco per tutti gli italiani. Per questo l’articolo del Corriere della Sera va segnalato.

Foto © Corriere della Sera

«Frate Aquilino Apassiti, 84 anni, missionario cappuccino nei posti più impervi del mondo, da sei anni è il custode della cappella dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo dove si lotta in prima linea per salvare i contagiati. Ha un tumore al pancreas, eppure, quasi 24 ore su 24, il suo pensiero è per gli altri. È per chi se ne è andato a causa del Coronavirus e per i loro familiari, straziati, che non possono nemmeno dare un ultimo saluto ai loro cari. Per questo frà Aquilino cerca di aiutare queste persone come può. Lo ha raccontato in un lungo colloquio – dolente e bellissimo, sovente piangendo – al microfono di InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei». Ha detto: «I familiari dei defunti mi chiamano, io metto il cellulare sulle salme dei loro cari e preghiamo insieme».

Alla giornalista Chiara Placenti ha descritto il momento più terribile: la benedizione delle salme senza i parenti spesso in quarantena. «L’altro giorno una signora– —ha raccontato fra Aquilino — non potendo più salutare il marito scomparso, e nemmeno vederlo un’ultima volta nella camera mortuaria, mi ha chiesto di fare questo gesto. Il telefono era lì, l’ho preso, ho risposto… Ho benedetto la salma del marito, fatto una preghiera e poi ci siamo messi entrambi a piangere per telefono. Si vive il dolore nel dolore. È un momento di grande prova, non possono avvicinarsi… è terribile». Biblico.

DANIELE LEODORI

Si è assunto la responsabilità di firmare il provvedimento con il quale ha chiuso ed isolato una città di circa 45mila abitanti, chiudendo al suo interno tutti i cittadini e vietandogli di uscire, fermando tutte le attività non indispensabili. Mettendo le forze dell’ordine a vigilare. Fondi da giovedì sera è come Codogno. Zona rossa.

Daniele Leodori Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Un provvedimento grave, eccezionale: l’equivalente di una mossa disperata. Ma non ce n’erano altre possibili. Perché la situazione a Fondi rischia di esplodere e generare nel Lazio un focolaio analogo a quelli che stanno trasformando la Bergamasca in un gigantesco lazzaretto. Un terzo di tutti i casi di Covid-19 registrati in provincia di Latina viene da lì. Ed è solo l’inizio: sono centinaia le persone in isolamento a casa o messe sotto sorveglianza domiciliare: tutti casi potenziali. Ci sono già stati due morti per quel focolaio.

Daniele Leodori ha mediato con il senatore Claudio Fazzone che chiedeva da giorni misure eccezionali, consapevole di cosa stesse accadendo in città. Dove tutto è partito da un solo caso isolato. I tamponi per 45mila persone richiedevano troppo tempo, la nuova tecnologia che impiega pochi minuti per un responso di positività è a Roma. Restava una sola mossa. La più disperata: chiudere Fondi. Lo ha fatto. Pragmatico.

FLOP

GIUSEPPE CONTE

In questi giorni abbiamo più volte sottolineato la capacità del premier di rispondere con forza all’emergenza del Coronavirus. E il 71% di gradimento dimostra che sta gestendo benissimo la situazione. Ma c’è un’emergenza che resta tale, quella dei dispositivi di sicurezza che non arrivano.

Giuseppe Conte

Milena Gabanelli (Corriere della Sera) ha scritto che ci sono 200.000 mascherine destinate all’Italia bloccate da 15 giorni ad Ankara, capitale della Turchia di Erdogan. Ha scritto la Gabanelli: «Martedì in tarda serata sappiamo che il premier Conte ha telefonato ad Erdogan per chiedere lo sblocco. Ma al momento nulla è successo. L’azienda italiana non può farsi restituire i soldi dalla Ege Mask perché sono state consegnate; non può portarle in Italia perché serve il visto governativo. A bloccare le esportazioni sono anche la Russia, il Kazakistan, l’Ucraina, la Romania. E quando un carico parte, non sai se arriva, perché durante il tragitto spesso viene requisito o bloccato. È successo alla Gvs, un’altra grande azienda italiana, che ha acquistato in Romania mascherine semilavorate destinate alla protezione civile, ma in questo caso a bloccarle ci ha pensato l’Ungheria».

Su una vicenda come questa, e con uno come Erdogan, può bastare una telefonata? Certo che no. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte dovrebbe perlomeno far sapere “urbi et orbi” quello che sta succedendo sulle mascherine. Niente fioretto, stavolta serve la sciabola.

DAVIDE CASALEGGIO

Il presidente dell’associazione Rousseau ha postato sui social un video nel quale dice: «Anche la nostra generazionesta vivendo la sua guerra. Una guerra al contrario dove i medici sono in prima linea e l’esercito trasporta i feretri».

Foto © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

Sottolineando: «Nel 2008 mio padre realizzò un filmato sul futuro della politica, lo volle intitolare Gaia (chi lo volesse vedere lo trova su YouTube). In quel video prevedeva per il 2020 grandi sconvolgimenti».

La Repubblica ricorda: «Gli sconvoglimenti previsti da Gianroberto Casaleggio erano in realtà di altro tipo: la Terza Guerra Mondiale, della durata di venti anni. Dopo la guerra – diceva Casaleggio senior – ci saranno carestie e si arriverà ad avere solo un miliardo di abitanti sulla Terra. Successivamente al buio però, dalla cenere rinascerà un’intelligenza sociale collettiva».

Non una pandemia quindi, ma una guerra. Meglio evitare.