I protagonisti del giorno. Top e Flop del 19 novembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

CLAUDIO DURIGON

Roma e Lazio. Claudio Durigon è stato scelto da Matteo Salvini come prossimo coordinatore regionale della Lega. Ed è già responsabile politico del Carroccio nella Capitale. Difficile immaginare che in un Partito possa esserci un esponente che abbia una simile concentrazione di poteri. Ma per Durigon nulla sembra essere impossibile dal 2018 ad oggi.

Claudio Durigon. Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

È cresciuto e crescerà ancora. Perché è un fedelissimo di Salvini ma anche perché sa ragionare con la sua testa e in privato dice la sua perfino al Capitano. Prenderà il posto di Francesco Zicchieri, destinato ad entrare nel “cerchio magico” del Capitano sul piano nazionale. Un incarico di prestigio, ma è Durigon quello operativo sul territorio. (Leggi qui Zicchieri nel cerchio magico, Durigon subentra nel Lazio).

Il coordinatore regionale avrà l’ultima parola su ogni candidatura del Partito nel Lazio: dal più piccolo dei Comuni a Roma, dalle Provinciali alle Regionali. A proposito di Regionali: è da tempo in pole position per la candidatura alla presidenza della Regione Lazio, per quello che già si sta delineando come il post-Zingaretti.

In provincia di Frosinone il nuovo ruolo di Claudio Durigon cambierà ulteriormente gli assetti e Nicola Ottaviani, da poco coordinatore provinciale, potrebbe stringere con l’ex sottosegretario di Stato un patto di ferro.

Intanto però Claudio Durigon incassa una nomina che avrà un peso politico fuori dall’ordinario.

Solo al comando.

ANTONIO TAJANI

Grintoso, europeo, “cattivo”,  lucido. Il vicepresidente nazionale di Forza Italia autentico mattatore della puntata di “Stasera Italia” Speciale, la trasmissione condotta da Barbara Palombelli su Rete 4.

Antonio Tajani. Foto © Marco Cremonesi

Prima ha attaccato il Movimento Cinque Stelle per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, dicendo che il rilancio del Sud Italia passa dalla dignità del lavoro vero. E non da altre scorciatoie. Poi ha attaccato ancora il Movimento Cinque Stelle, quando ha affermato che con la Sanità italiana letteralmente ai piedi di Pilato l’unica soluzione possibile è quella di accedere ai soldi del Mes. Perché il potenziamento degli ospedali e l’assunzione di medici e infermieri è la vera priorità del Paese.

Quindi ha avanzato la proposta di Forza Italia per la riorganizzazione della rete ospedaliera italiana: una struttura completamente Covid in un territorio di 500.000 abitanti e altri presidi dedicati alla cura delle altre malattie. Quindi ha ancora una volta attaccato i Cinque Stelle quando ha sottolineato che il Movimento di Luigi Di Maio in politica estera ha un indirizzo chiaro, quello di avere un rapporto privilegiato con la Cina anziché che con i Paesi europei e con gli Usa.

Insomma, il vicepresidente di Forza Italia ha voluto far capire al Pd (ma forse perfino al Capo dello Stato) che può esistere uno spazio diverso per un Governo di salute pubblica. Senza i Cinque Stelle.

Come Silvio

FLOP

PASQUALE CIACCIARELLI

Non gliene va bene una. È bersagliato dalla sfortuna. Se c’è un Consigliere regionale di centrodestra che negli ultimi quattro mesi sta attaccando un giorno sì e l’altro pure Nicola Zingaretti e il centrosinistra che governa la Regione Lazio, quello è lui.

Pasquale Ciacciarelli

Pasquale Ciacciarelli, consigliere regionale e responsabile organizzativo della Lega in provincia di Frosinone. E oggi che succede? Che nel corso della votazione telematica su un argomento riguardante debiti fuori bilancio, insieme a Laura Cartaginese e Stefano Parisi, è stato considerato presente nel momento della verifica del numero legale.

Lui giura che è stato un problema legato al cattivo funzionamento della piattaforma telematica sulla quale stava avvenendo il Consiglio. Infatti ha votato contro.

Ma siccome ci sono stati dei precedenti ugualmente sfortunati, c’è chi ha voluto leggere quanto accaduto sotto un’altra chiave di lettura, quella del sostegno indiretto alla maggioranza di Zingaretti.

Pasquale Ciacciarelli si è ribellato a questa interpretazione e ha ascritto:  “Si continuano ad effettuare consigli regionali su una piattaforma web non funzionante e certa stampa mistifica la realtà dei fatti. Il mio voto sulle variazioni di bilancio di Zingaretti è stato contrario. Mi tutelerò per vie legali. Evidentemente sono scomode le mie battaglie per mettere in luce tutte le magagne di Zingaretti e compagni sulla sanità”.

Purtroppo in politica succede quello che succede nella vita. Basta un momento di distrazione e succedono incidenti di percorso.

Iellato

GIUSEPPE CONTE

L’Italia ha l’indice di letalità più alto dell’Occidente e di gran parte del mondo per quanto riguarda il Covid. L’indice di letalità misura il rapporto tra i decessi e i contagiati. Rappresenta cioè un termometro della capacità del sistema di salvare vite umane e di guarire.

Se il Messico guida la triste classifica elaborata dalla Johns Hopkins University di Baltimora con ben 10 vittime ogni 100 che risultano contagiati da Sars-CoV-2, seguito subito dopo dall’Iran, con una media di 5 decessi ogni 100 positivi, al terzo posto c’è proprio il nostro Paese.

L’Italia, infatti, ha ottenuto il podio con circa quattro morti ogni cento casi scoperti dall’inizio della pandemia, per la precisione 3,8, poco sopra il Regno Unito che ne registra 3,7%. 

Giuseppe Conte

Dopo la pubblicazione dei dati è uscita la “vulgata” governativa che da noi il virus sarebbe più “cattivo”. In realtà le cose non stanno così. Fra l’altro proprio in questi giorni il sistema sanitario italiano è al collasso, con gli ospedali che non riescono a reggere l’urto delle ondate di ricoveri, sia nei reparti di degenza ordinaria che in quelli di terapia intensiva.

Però il Governo continua ad autocelebrarsi, a boicottare i finanziamenti del Mes per potenziare la sanità e a non decretare il lockdown generale, unica misura vera per dare ossigeno al sistema sanitario e al Paese. Infine, lo spettacolo indegno della nomina del commissario della sanità in Calabria. Tre rinunce in un clima pirandelliano. Della situazione in Calabria Giuseppe Conte si è assunto la responsabilità, aggiungendo però che i ministri sapevano.

La realtà comunque è che l’Italia è stata sommersa dal virus dopo un’estate all’insegna del tana libera tutti alimentato da un negazionismo becero. Il Governo dove stava? Il premier dove stava?

Naufragio annunciato.