I protagonisti del giorno. Top e Flop del 19 settembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ILARIA CAPUA

Quando qualche giorno fa, ospite di Giovanni Floris a Di Martedì, aveva detto che in questo momento sono più pericolosi i pranzi della domenica in famiglia rispetto alla spesa al supermercato, i soliti (idioti) negazionisti del virus avevano protestato. Ma invece la virologa Ilaria Capua ancora una volta aveva visto giusto.

Ilaria Capua Foto © Raffaele Verderese / Imagoeconomica

I dati di oggi della pandemia sono eloquenti. Si conferma un aumento nei contagi segnalati in Italia per la settima settimana consecutiva. Con una incidenza negli ultimi 14 giorni (periodo 31/8-­13/9) di 29,63 per 100.000 abitanti.

Si tratta di un andamento più contenuto rispetto a quello osservato in altri Paesi europei, con 2.397 focolai attivi (+117) nella quasi totalità delle province (101/107). E tutte le Regioni hanno riportato almeno un nuovo focolaio nella settimana di monitoraggio. Il virus circola in tutto il Paese. A scriverlo, nel monitoraggio settimanale, relativo al periodo tra il 7 e il 13 settembre, sono il ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità.

Nel report si segnala che da tre settimane si assiste a un ulteriore cambiamento epidemiologico. «Si confermano i segnali rilevati la scorsa settimana di una maggiore trasmissione in ambito domiciliare e familiare. Con circolazione del virus anche tra persone con età più avanzata». In aumento l’età mediana dei casi diagnosticati (41 anni nella settimana di monitoraggio). Il 35% dei nuovi casi diagnosticati nella settimana di monitoraggio ha un’età maggiore di 50 anni.

Si raccomanda «di adottare precauzioni. In particolare per proteggere le persone più fragili in ambito familiare». Tutto quello che Ilaria Capua aveva detto senza leggere i dati.

Nemo propheta in patria sua.

FURLAN – BOMBARDIERI – LANDINI

Hanno riportato in piazza il sindacato. E lo hanno fatto con una motivazione fortemente politica. Hanno contestato il Governo accusandolo di non averli convocati per sentire la loro opinione sul modo in cui utilizzare la pioggia di fondi che sta per arrivare dall’Europa. E che è in grado di trasformare l’Italia, se gestiti bene.

Ma hanno messo in chiaro una cosa: così si escludono i lavoratori, cioè quelli che la trasformazione del Paese poi dovranno realizzarla. Il tema è esattamente questo: il ruolo che il Governo intende attribuire ai lavoratori ed ai loro rappresentanti.

Più di qualche dubbio viene: da anni si premia chi non lavora. Non lo si incentiva ad imparare un lavoro. E ogni tanto si scopre che quei premi sono andati a spacciatori, stupratori ed assassini, a gente che viaggia con auto di lusso o possiede la villa.

Se al momento di confrontarsi sulla destinazione dei fondi Mes e Recovery Fund non si convocano nemmeno i rappresentanti dei lavoratori allora il problema c’è. E Annamaria Furlan, Pierpaolo Mombardieri, Maurizio Landini lo hanno giustamente fatto notare.

Avanti Popolo

ANTONIO TAJANI

Non ha sbagliato una mossa e neppure un palco in questa campagna elettorale. Il numero due di Forza Italia sta studiando da futuro leader degli “azzurri” e anche Silvio Berlusconi lo ha sostanzialmente lanciato. Nella coalizione di destra Forza Italia rappresenta quel centro di gravità permanente del quale cantava Franco Battiato. Se il centrodestra dovesse conquistare anche la Toscana (Marche e Puglia sono vicinissime), allora si porrà il problema del futuro della coalizione. (leggi qui Tajani, Fazzone e la Ciociaria che può tornare roccaforte).

Antonio Tajani

Sicuramente la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni hanno più voti e maggiori prospettive nell’immediato. Ma per il futuro bisognerà ragionare sul sistema elettorale proporzionale. E Forza Italia in un campo del genere diventerebbe immarcabile.

Tajani ha anche seguito con attenzione la situazione delle varie liste e dei diversi candidati di Forza Italia. Pronto a rivendicare risultati e spazi.

Se poi al referendum dovessero vincere i no, allora sarebbe una sorta di Bingo per gli “azzurri”. Saldamente nel centrodestra ma con un occhio attento anche altrove.

Immarcabile.

 FLOP

VITO CRIMI

«Ho letto di una mia rabbia nei confronti di Alessandro Di Battista di cui ho appreso questa mattina leggendo i giornali. C’è una ricostruzione un po’ fantasiosa di questi fenomeni. Io sono ben contento che ci sia Alessandro che scende in piazza a fianco di Antonella Laricchia». Così parlò Vito Crimi, capo politico (formale) dei Cinque Stelle (quello sostanziale è Luigi Di Maio). Ospite di ‘Start’ su Sky Tg 24. (leggi qui I protagonisti del giorno. Top e Flop del 18 settembre 2020).

Vito Crimi Foto © Imagoeconomica / Paolo Cerroni

Poi però l’apoteosi. Ha detto Crimi: «Nessuno di noi ha risparmiato attacchi a Emiliano. Che non sono attacchi al Pd in quanto partner di governo. Abbiamo un presidente di Regione a cui abbiamo fatto forte opposizione per cinque anni. Un presidente di Regione che non ha soddisfatto le politiche che avremmo voluto in quella regione. Quindi è davvero ordinario e normale dire che per noi ha sbagliato. E che l’alternativa è il nostro candidato Antonello Laricchia e il Movimento 5 Stelle».

«Poi ovviamente tutte le uscite non piacciono a tutti. Vale per me, per Luigi, per Riccardo, per chiunque altro. Quindi è ovvio che ogni dichiarazione di qualcuno fa accendere un po’».

Dunque, attaccare Emiliano non vuol dire attaccare il Pd. Far perdere due o tre Regioni al Partito Democratico (alleato di Governo) non è per Crimi una cosa rilevante. Siamo su vette mai raggiunte, al confronto delle quali le “convergenze parallele” democristiane impallidiscono.

Negazionista dell’alleanza. Di Governo.

MATTEO RENZI

In Toscana con il Pd, in Liguria contro i Dem. E in Puglia pure. Nel mezzo la predica ai Cinque Stelle e alla Lega. Ma Matteo Renzi con chi sta? A parte con sé stesso?

Matteo Renzi Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Ha detto pochi minuti fa a Genova: «Sono grato all’ingegnere Massardo per quest’avventura. Pd e M5S si sono messi insieme per un candidato che è la rappresentazione di tutto ciò che è contro il Pd in Liguria». E su Italia Viva: «Spegniamo la prima candelina con le elezioni. E speriamo di avere risultati confortanti anche se è la prima volta che ci presentiamo. Di certo non possiamo ambire a quel 40% raggiunto nel 2014».

Rispetto a Sansa Renzi ha affermato: «Non so come fa un elettore del Pd a votarlo. Io so come ci hanno trattato, a me e Lella Paita nel 2015. Non si commentano i sondaggi, bisogna essere riconoscibili su alcune battaglie. Noi abbiamo le idee chiare sul Mes, sulla Gronda, sullo sblocco dei cantieri. I sondaggi sono la politica del “Grande Fratello”, noi facciamo formazione politica per il futuro non la dittatura del like e dell’istante. Italia Viva nasce per mandare a casa Salvini e non è stato facile perché una parte del Pd aveva un accordo con lui.

«Salvini e Meloni sono quelli che stanno con Orban, Afd, la Le Pen. Abbiamo rischiato. Se c’è un partito che ha spalato fango su di me è il M5S ma valeva di più l’interesse del Paese». E ancora: «Ma poi una parte del Pd ha esagerato e ha scelto il matrimonio con i 5 Stelle. Beppe Grillo è uno che dice che la dittatura è meglio della democrazia…».

Infine: «Quando mi hanno parlato di una candidatura civica e capace di progettare in Liguria ho detto “bene”. Ma poi Pd e 5 Stelle hanno detto diamo un segnale politico. Ed ecco Sansa col giustizialismo del Fatto Quotidiano. Non è pensabile consegnare la gloriosa storia della sinistra ligure al populismo e al giustizialismo». Ma davvero Renzi pensa che l’accordo con i Cinque Stelle l’abbia fatto Zingaretti e non lui più di un anno fa?

In cerca di identità. Politica.

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