I protagonisti del giorno. Top e Flop del 22 ottobre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

PAPA FRANCESCO

«Gli omosessuali hanno diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio, e hanno il diritto a una famiglia. Nessuno deve esserne escluso». Sono le parole che di Papa Bergoglio,  pronunciate nelle immagini di un documentario mostrato alla Festa del Cinema di Roma dal titolo Francesco a firma di Evgeny Afineevsky.

Papa Bergoglio

«Ciò che dobbiamo creare», continua il pontefice nelle immagini che giungono a metà della pellicola, «è una legge sulle unioni civili. In questo modo, gli omosessuali godrebbero di una copertura legale. Ho difeso norme di questo tipo».

Il documentario approfondisce temi ambientali, parla di povertà, migrazioni, disuguaglianze e discriminazioni. Il regista Evgeny Afineevsky, che domani riceverà in Vaticano il Kinéo Movie for Humanity Award, ha detto: «Quando ho fatto il film sulla Siria e sull’Ucraina ho come avuto voglia di speranza. E ho pensato al Papa che con i suoi interventi ha toccato tutti gli argomenti dolorosi del presente. Si può dire anzi che in questo senso questo documentario non è su lui, ma sui disastri del mondo. Sono stato toccato da lui non come Papa, ma come persona. Lui è un vero gesuita, un uomo d’azione, ma anche un vero leader. Una cosa che manca molto oggi».

Ma è evidente che con l’apertura alle unioni civili per gli omosessuali Bergoglio entra nella storia. E cambia l’intero impianto ortodosso della Chiesa. Una rivoluzione enorme, fatta da un gesuita. Il massimo che c’è. Le gerarchie vaticane sono in rivolta, ma il Pontefice va dritto per la sua strada.

Altro che scisma.

WALTER RICCIARDI

«Alcune aree metropolitane come Milano, Napoli e probabilmente Roma, sono già fuori controllo dal punto di vista del controllo della pandemia. Hanno numeri troppo alti per essere contenuti con il metodo tradizionale del testing e tracciamento. E, come insegna la storia di precedenti epidemie, quando non riesci a contenere devi mitigare, ovvero devi bloccare la mobilità. Ci troviamo come nel 1400 a Venezia, nonostante le tecnologie di cui disponiamo».

Walter Ricciardi. Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Lo ha detto Walter Ricciardi, professore di Igiene generale e applicata all‘Università Cattolica e consigliere del Ministro della Salute Roberto Speranza.

Lo ha detto durante il webinar “Pandemia di Covid-19 in Italia: riflessione sugli aspetti epidemiologici, clinici e di Sanità pubblica”, organizzato dall’Università Cattolica.

Durante la riunione c’è stata la bordata: «Ora l’Italia si accoda ai Paesi che non decidono coi tempi giusti». Walter Ricciardi è l’unico che dimostra coraggio e buon senso. In sostanza vuole dire che è urgente un lockdown subito. Per due motivi. Il primo perché se il virus è fuori controllo nelle tre principali metropoli del Paese, vuol dire che i rischi sono altissimi considerando la progressione geometrica del contagio.

La seconda è che l’intero sistema ospedaliero non può reggere con questa ondata di ricoveri, non soltanto il terapia intensiva. Il che significa che c’è bisogno di un “reset”. Per dare la possibilità agli ospedali di mettere un argine. E il tentennare del Governo e del premier Giuseppe Conte non aiutano. Ricciardi lo ha fatto capire da consulente speciale del ministro della Salute Roberto Speranza.

Prima la scienza e poi (molto dopo) la politica.

FLOP

GIUSEPPE CONTE

Da nove mesi continua a ripetere le stesse frasi, ma ora, con i contagi schizzati alle stelle e il Paese sull’orlo di una crisi di nervi globale, sembra non rendersi conto che il vento è cambiato. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in aula a Palazzo Madama, ha comunicato le misure di contrasto all’emergenza Coronavirus del nuovo Dpcm.

Giuseppe Conte

Ha detto: «Serve ancora attenzione altissima verso il virus, che non è ancora sconfitto. Ora produciamo 20 milioni di mascherine e presto arriveremo a 30, dobbiamo sempre indossarle».

La fiera dell’ovvio, in confronto, è l’Accademia della Crusca. Quindi ha aggiunto: «Non abbiamo mai abbassato la guardia. Siamo stati i primi ad adottare misure rigorose fino al lockdown e tra i più premurosi dopo. Siamo consapevoli di chiedere ai cittadini dei sacrifici, soprattutto riguardo alle relazioni di comunità. Dobbiamo bilanciare diritti e libertà fondamentali ancora una volta. Ma i principi che muovono il Governo sono sempre gli stessi: massima precauzione e adeguatezza».

Mancava solo l’aggettivo “poderoso”. Sono passati nove mesi e l’Italia ancora una volta è stata travolta. I soldi del Mes non sono stati presi e il premier ha fatto sapere che una decisione verrà presa dopo il 15 novembre, cioè dopo gli Stati Generali dei Cinque Stelle. Il presidente del consiglio volteggia tra un Dpcm e l’altro, ma di misure concrete per fronteggiare il Coronavirus se ne se sono viste poche.

Alice nel Paese delle meraviglie.

NICOLA ZINGARETTI

Se perde la battaglia sul Mes vanificherà il successo ottenuto all’election day. Il segretario nazionale del Pd non può continuare ad alzare la voce senza però andare fino in fondo. Cosa è successo oggi lo scrive l’Huffington Post: «Ancora una volta Pd e M5S si dividono in Europa: sul Mes. Accade oggi pomeriggio al Parlamento Europeo nel voto su una risoluzione sulle politiche economiche della zona euro per il 2020. L’articolo 7 prevede anche il ricorso al Salva Stati come strumento anti-crisi da Covid».

Nicola Zingaretti. Foto © Paola Onofri / Imagoeconomica

«Ma gli eletti del Movimento votano a favore di un emendamento presentato dalla Lega con tutto il gruppo dei sovranisti ‘Identità e democrazia’. Che respinge invece l’utilizzo del Meccanismo Europeo di stabilità. Anche solo per la nuova linea di credito senza condizionalità istituita per le spese sanitarie da affrontare in pandemia. E votano anche contro la risoluzione in quanto tale. Il Pd invece vota a favore della risoluzione e contro l’emendamento della Lega».

L’eurodeputato del M5S, Piernicola Pedicini, spiega: «La nostra posizione sul Mes non è cambiata. Tutta la delegazione è compatta e convinta contro questo strumento che appartiene all’Europa del passato. E per questa ragione non possiamo sostenere al Parlamento europeo la relazione sulle politiche economiche dell’area euro per il 2020. Relazione che caldeggia l’utilizzo del Mes. L’Italia non ha bisogno di questo strumento, non ha nessun problema di reperimento di liquidità sui mercati. E sta già sostenendo la sanità con ulteriori 4 miliardi di investimenti».

«Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato chiarissimo nel suo intervento con il premier spagnolo Sanchez: andiamo avanti con il Pepp della BCE, i trasferimenti a fondo perduto del Recovery Fund e, piuttosto, concentriamoci sulla riforma necessaria del Patto di Stabilità».

I Cinque Stelle non vogliono il Mes, che servirebbe soprattutto per interventi sulla sanità. Il Pd invece sì. O Zingaretti forza mettendo in conto la rottura o il Partito Democratico o perderà autorevolezza.

Troppo morbido.

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