I protagonisti del giorno. Top e Flop del 24 marzo 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

NICOLA ZINGARETTI

Non si ferma neppure dalla quarantena. È stato firmato oggi il protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e lo “Spallanzani”, per l’individuazione di un vaccino contro il Covid-19.

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica / Sara Minelli

Per la realizzazione di questo obiettivo sono stanziati 8 milioni di euro, 5 milioni a carico della Regione Lazio, trasferiti allo Spallanzani, e 3 milioni a carico del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica. (leggi qui Covid-19, otto milioni della Regione Lazio per il vaccino)

Ha detto Nicola Zingaretti: « La firma di questo protocollo è di fondamentale importanza. Con le nostre eccellenze scientifiche e con gli 8 milioni di euro che mettiamo a disposizione della ricerca, vogliamo rendere disponibile e accessibile alla popolazione italiana e mondiale un vaccino contro il Covid-19 che sarà in grado di salvare vite adesso e in futuro. L’obiettivo comune è mettere a sistema le competenze di ognuno con la finalità urgente e prioritaria di affrontare e risolvere la grave crisi epidemiologica».

Comandante Zinga.

STEFANO LORUSSO

Oggi la Asl di Frosinone ha rivolto un appello ai medici andati in pensionenegli ultimi tre anni affinché si mobilitino e diano una mano per contrastare l’avanzata del Coronavirus.

Il direttore generale della Asl di Frosinone Stefano Lorusso. Foto © Giornalisti Indipendenti

Servono i rinforzi e il direttore generale dell’Azienda Sanitaria si è rivolto direttamente ai medici in pensioni. Puntando sulla “missione”. Dall’inizio di questa emergenza Stefano Lorusso è impegnato su più fronti: l’aumento dei posti letto da dedicare ai malati Covid, il potenziamento della terapia intensiva, la gestione non semplice dei clusters legati al San Raffaele e all’Ini Città Bianca. In più, le difficoltà congenite della Asl di Frosinone, la sua storica carenza di personale con la difficoltà a trovarne che sia disposto a trasferirsi in provincia di Frosinone.

Lo avevano mandato a Frosinone dopo la positiva esperienza in Sardegna dove, da responsabile amministrativo, aveva condotto l’unificazione delle varie Asl. In Ciociaria doveva dimostrare le sue doti come manager sanitario a 360 gradi, con un avvio soft su un fronte pieno di temi. L’emergenza coronavirus gli sta cucendo, poco alla volta, i gradi di generale sul campo. Determinato.

FLOP

ANGELO BORRELLI

Il capo della Protezione Civile è sulla graticola. Finito nel mirino del Pd e, in particolare, di Goffredo Bettini, il dirigente più ascoltato dal segretario Nicola Zingaretti.

Angelo Borrelli e Silvio Brusaferro Foto © Alvaro Padilla / Imagoeconomica

I motivi li spiega l’Huffington Post: «C’è un problema ai piani più alti, tra chi deve prendere le decisioni e gestire l’emergenza. Interviste discordanti, pareri diversi e soprattutto previsioni in contraddizione. Stefano Vaccari, responsabile dell’organizzazione del Pd, a metà giornata sbotta. In piena lotta al Coronavirus, i dem accusano il capo della Protezione civile Angelo Borrelli di parlare troppo mentre “in emergenza chi è a capo della catena di comando deve fare e parlare il meno possibile”. A pesare è l’intervista rilasciata a Repubblica dal capo della Protezione Civile. Nella quale, alle cifre ufficiali se ne sostituiscono altre: non 63 mila contagiati in Italia, cioè quelli attuali, ma 600mila, quelli che potrebbero diventare. Un numero impressionante ma – viene osservato da una autorevole fonte del Pd – “difficilmente verificabile”».

Oggi è stata una giornata particolare: frenano i nuovi contagi, ma aumentano i decessi. E comunque l’inversione netta della curva non c’è. Il nervosismo ai piani alti aumenta. Uno scivolone mediatico come quello di Angelo Borrelli potrebbe rappresentare un casus belli.

Appeso a un filo.

QUELLI DELLA SETTIMANA BIANCA

«L’epidemia del Lazio ha un link epidemiologico, in tutti i casi, con un parente del nord o con chi è andato in settimana bianca. La settimana bianca dall′1 all′8 marzo è stata devastante per il nostro territorio: tantissimi casi sono la conseguenza di quei giorni. Se hanno avuto effetto le misure di contenimento lo vedremo questa settimana: se vedremo diminuire i casi di contagio potremo incrociare le dita e tirare un piccolo sospiro di sollievo».

A parlare è il Professor Francesco Pugliese, Direttore del DEA (Dipartimento Emergenza, Accettazione, Anestesia e Aree Critiche) del Policlinico Umberto I di Roma, uno dei 5 ospedali romani, insieme allo Spallanzani, Gemelli, Sant’Andrea e Tor Vergata, individuati per fronteggiare tutti i casi sospetti di Covid. Insomma, un luminare.

Sinceramente non si riesce a capire per quale motivo si sia fatto fatica a realizzare che con una emergenza del genere si doveva rinunciare pur a qualcosa. La prima settimana di marzo era già esplosa nelle regioni del nord l’emergenza Coronavirus. Eppure di restare a casa e disdire nemmeno a parlarne.

Irriducibili indifendibili.

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