I protagonisti del giorno. Top e Flop del 25 giugno 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

PATRIZIA MAGRINI

Impeccabile nella prima uscita da Direttore Generale facente funzioni della Asl di Frosinone. Ha ripercorso l’intero periodo dell’emergenza Covid con autorevolezza e precisione. Spostando in avanti le lancette della Sanità ciociara. Il lockdown è alle spalle e serve la ripartenza. Attraverso il recupero di 63.000 prestazioni ambulatoriali, ma anche  di una normale attività ospedaliera. Senza tralasciare la riorganizzazione della Asl, in vista del prossimo Atto aziendale che va varato in autunno.

Patrizia Magrini

Ma la Magrini ha voluto anche ringraziare tutti, dal predecessore Stefano Lorusso a tutti i dirigenti, i medici e gli infermieri che sono in prima linea da mesi. Ha voluto però anche ricordare come la pandemia da Coronavirus non è affatto terminata.

Da qui l’importanza della campagna della vaccinazione contro l’influenza stagionale annunciata dalla Regione Lazio. In previsione dell’autunno, quando potrebbe esserci una nuova ondata Covid. A quel punto la vaccinazione contro l’influenza avrebbe se non altro il merito di restringere il campo.

Competente.

FRANCESCO DE ANGELIS

È sempre lui a doversi sobbarcare le mediazioni difficili e complicate. Il Partito Democratico è in una fase particolare, anche a livello nazionale. In Ciociaria tutti sanno che il segretario provinciale designato, Luca Fantini, è uno dei fedelissimi di Nicola Zingaretti, il quale a sua volta ha la necessità di accelerare nell’operazione di blindatura del Partito dappertutto.

Francesco De Angelis

Fantini è l’unico candidato alla segreteria e riesce complicato capire per quale motivo non si procede alla celebrazione del congresso in modalità telematica.

Francesco De Angelis si è fatto carico di riprendere il filo del discorso, effettuando delle aperture non soltanto nei confronti dell’ex segretario Simone Costanzo e del presidente della Provincia Antonio Pompeo, ma pure smussando gli angoli in Pensare Democratico, la sua componente.

E pensare che proprio De Angelis a novembre, nell’annunciare un congresso di archiviazione delle “correnti”, aveva espresso il desiderio di voler fare il padre nobile. Senza di lui, però, difficilmente si raggiungono gli obiettivi.

Insostituibile.

FLOP

CLAUDIO DURIGON

L’ex sottosegretario è il coordinatore della Lega a Roma. Le comunali capitoline rappresenteranno per Matteo Salvini la “madre di tutte le battaglie” politiche. Eppure il Carroccio appare fermo in questo momento. Mentre la sindaca Virginia Raggi, con il sostegno esplicito di Beppe Grillo, sta provando in ogni modo ad ottenere non soltanto la ricandidatura con il Movimento Cinque Stelle, ma anche a poter avere il sostegno del Partito Democratico. Anche se Nicola Zingaretti ha chiuso ogni spazio. Ma il fatto è che il centrodestra non appare unito come coalizione.

Claudio Durigon, Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Probabilmente perché, unitamente alle comunali di Roma, si sta discutendo pure delle prossime regionali. Alle quali guarda Claudio Durigon, possibile candidato alla presidenza. Però a Roma si vota tra un anno, alle Regionali probabilmente fra tre.

Nel Lazio e a Roma è molto forte il Partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. Questo significa che la Lega deve fare i conti con FdI. Ma pure con Forza Italia di un agguerritissimo Antonio Tajani. Finora il Carroccio, nell’ambito del centrodestra, è mancato sempre quando si è trattato di dover esercitare la leadership all’interno della coalizione.

Claudio Durigon ha la straordinaria occasione, oltre che le indubbie capacità politiche, di poter prendere l’iniziativa. Però appare frenato ed eccessivamente strategico.

Fermo al palo

GIUSEPPE CONTE

Con le continue fuoriuscite di esponenti dei Cinque Stelle, al Senato la maggioranza che sostiene il premier Giuseppe Conte può contare su appena 162 voti: 95 del Movimento Cinque Stelle, 35 del Pd, 17 di Italia Viva, 5 di Leu, 7 del Gruppo Misto, 3 delle Autonomie. Per raggiungere quota 165 (cifra di sicurezza visto che ci sono 321 parlamentari in aula) occorrono i 3 senatori della SvP, che però mai hanno “abbracciato” la maggioranza senza se e senza ma.

Il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte

Sarebbero fondamentali i 6 senatori a vita: Giorgio Napolitano, Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia, Renzo Piano e Liliana Segre.

Gli unici due che partecipano con una certa sistematicità ai lavori di Palazzo Madama sono Mario Monti ed Elena Cattaneo. La nostra è ancora una Repubblica parlamentare, nella quale contano i numeri in aula. Più che altre considerazioni.

Giuseppe Conte si preoccupa degli Stati Generali, ma dovrebbe motivare e rinsaldare le truppe. Specialmente se davvero in futuro vorrà fare il capo dei Cinque Stelle. Perché è proprio il suo esercito, quello dei Cinque Stelle, a perdere soldati.

Stati… precari.

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