I protagonisti del giorno. Top e Flop del 26 novembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

SARA BATTISTI

Ci ha messo la faccia. E ce l’ha fatta mettere ad altre 100 donne del territorio. Ha realizzato un progetto con il quale ha mostrato i volti di donne conosciute, truccate come se fossero state vittime di violenza. Ha dato un volto alle migliaia di volti anonimi che ogni giorno subiscono percosse e umiliazioni.

Sara Battisti

Il consigliere regionale Sara Battisti ha svegliato le coscienze. Così come aveva provato a fare con la mostra fotografica che espone le radiografie con i segni fisici delle botte, prese anche dall’ospedale Spaziani di Frosinone; una mostra fermata solo dal Covid.

Il tutto arriva dopo la proposta di legge regionale contro il Revenge Porn nel Lazio e prima dell’inaugurazione di una casa rifugio per le donne che non sanno dove scappare anche se fuggissero da casa.

Se qualcuno avesse ancora dubbi sul ruolo delle donne in politica ora ha una risposta: fatta di concretezza, pragmatismo, sostanza. Su temi verso i quali la sensibilità maschile sarebbe stata solo residuale.

Ecco a cosa serve la norma che tutela la loro presenza dove si prendono le decisioni.

Le Quote Rosa sono altro.

CLAUDIO FAZZONE

L’errore del vicepresidente nazionale Antonio Tajani è stato quello di dire “gatto” prima di averlo nel sacco. Cioè la nomina del commissario provinciale Alessandro Battilocchio. Quando il senatore Claudio Fazzone, coordinatore regionale di Forza Italia del Lazio, ha mangiato la foglia, è saltato tutto.

Claudio Fazzone. Foto © Rocco Pettini / Imagoeconomica

Fazzone ha fatto un ragionamento a termini di statuto. La nomina dei commissari provinciali spetta al coordinatore regionale. Cioè a lui. In realtà Tajani punta a ridimensionare Fazzone in Ciociaria, ma i tempi e i modi sono importanti.

Forse sarebbe stato meglio rivolgersi direttamente a Fazzone in privato e concordare insieme una soluzione. Invece non è stato così. Il coordinatore regionale, che è anche commissario provinciale del Partito a Frosinone, ha detto immediatamente che i sub commissari (Adriano Piacentini, Daniele Natalia e Rossella Chiusaroli) non sarebbero stati toccati. Come dire: io non faccio nulla, potete commissariarmi se ne avete il coraggio. In questo modo ha fermato la nomina.

Se Antonio Tajani vuole un commissario provinciale di sua fiducia dovrà commissariare Fazzone come coordinatore regionale. A quel punto però il senatore se ne andrebbe da Forza Italia e non da solo.

Squalo tigre.

FRANCESCO DE ANGELIS

Si sta muovendo come se già fosse il presidente del Consorzio industriale regionale unico. Al momento è commissario, ma ormai vede il traguardo pieno. A gennaio.

Francesco De Angelis

Secondo gli addetti ai lavori una carica del genere vale tre assessorati regionali e un ministero di fascia medio-alta. Lui, Francesco De Angelis, sta mettendo in atto tutta l’attività diplomatica della quale è capace. Con i Consorzi, ma anche con la Camera di Commercio del Basso Lazio. Con Unindustria e Federlazio, con Confcommercio e Confimprese. Ma sta pure tessendo la tela politica bipartisan, per far capire a tutti che si tratta di un’opportunità straordinaria per il Lazio.

Una macchina da formula 1 che all’inizio guiderà lui, ma che poi sarà patrimonio della Regione. Un Consorzio regionale unico sarà fondamentale per le politiche di sviluppo industriale: perché è capace di progettare in maniera bilanciata – ad esempio – l’allargamento del porto di Civitavecchia, i raccordi stradali e ferroviari con Gaeta, in relazione alle produzioni meccaniche di Cassino o del sistema agricolo Pontino.

Sarà pesantissimo al tavolo delle trattative economiche ed industriali. E’ per questo che in tanti hanno provato a sbarrargli la strada, anche all’interno del centrosinistra. Ma Francesco De Angelis ha le spalle larghe e ormai è ad un passo dalla dama. Potrebbe perfino decidere di completare la carriera in questo ruolo, anche se la tentazione di una candidatura alla Camera e al Senato resta fortissima. Francesco De Angelis non perde di vista nulla.

Il grande timoniere.

FLOP

NARCISO MOSTARDA

Il suo errore è stato quello di fidarsi. Dei ministri Roberto Gualtieri e Roberto Speranza, ma soprattutto di tutti quelli (spin doctor e non) che lo avevano convinto a partecipare alla telenovela della nomina del commissario della sanità della Calabria. Narciso Mostarda si è fidato anche del premier Giuseppe Conte e di autorevoli dirigenti del Pd. Ma è stato impallinato dai Cinque Stelle nel silenzio dei Dem.

Narciso Mostarda (foto: Caffe.tv)

Quello che è successo lo ha raccontato alla perfezione il Corriere della Sera: «Il favorito era il primo (ndr: Mostarda): sul suo nome c’era infatti l’accordo di Roberto Gualtieri e di Roberto Speranza, i due ministri cui spetta formalmente il compito di provvedere a questa nomina. Ma a notte fonda in consiglio dei ministri si è alzato il fuoco di sbarramento dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che accusavano Mostarda di essere troppo vicino al Pd perché nel 2007 è stato assessore a Frosinone per una lista civica di centrosinistra. I ministri Dem trasecolavano, ma i grillini si mostravano molto determinati nel respingere quella soluzione».

Nel frattempo il nome del dirigente della Asl Roma 6 iniziava a rimbalzare sugli organi di stampa e, immediata, arrivava la replica di Matteo Salvini: «Preferirei un calabrese a un dirigente di Zingaretti».

Spiega il Corsera: «A quel punto il segretario del Pd, che non si era interessato alla vicenda del commissario calabrese, tenendosi volutamente lontano da questa telenovela, si è risentito. E ha fatto sapere ai suoi di non voler essere messo in mezzo. Non era proprio il caso che in una vicenda come quella del commissario calabrese, che Zingaretti non ha mai commentato pubblicamente per carità di Patria, venisse attribuita una qualche responsabilità al Pd. Questo dopo che il segretario aveva fatto tanto per tenersi a distanza da tutte queste diatribe».

«Morale della favola, i grillini alla fine avevano la meglio e la decisione veniva rinviata alla prossima puntata. Ovvero al prossimo Consiglio dei ministri».

Narciso Mostarda è una persona seria, uno straordinario direttore generale di Asl e come politico si è sempre distinto per capacità di analisi. Lo hanno “bruciato”, ben sapendo che i Cinque Stelle non lo avrebbero fatto passare.

Sedotto e bidonato.

VIRGINIA RAGGI

La notizia riportata dal quotidiano La Repubblica rappresenta la pietra tombale sull’attività amministrativa di Virginia Raggi, sindaca di Roma. In politica invece non è mai entrata.

Scrive La Repubblica: «Nel documento programmatico pluriennale della Difesa, l’ultima missione dei nostri militari: ripristino della viabilità stradale di Roma Capitale. L’asfalto romano elevato al rango di questione di sicurezza nazionale. Il programma è inserito nel documento tra “l’armamento piattaforme di lancio e caduta”, ossia i missili. E dopo “i sistemi aeromobili a pilotaggio remoto” ossia i droni anti-Isis”». Sarebbe comico se non fosse tragico.

Virginia Raggi © Imagoeconomica / Sara Minelli

Potrebbe perfino diventare una specie di paradosso per dimostrare complicate formule matematiche. Invece è la pura realtà. Le buche di Roma sono diventate una questione di sicurezza nazionale, al punto che dovrà rimetterle a posto l’esercito.

Il ministro responsabile della Difesa è Lorenzo Guerini, del Pd, uno degli ex renziani che alla fine ha scelto Nicola Zingaretti. Eppure la Raggi è intenzionata ad andare fino in fondo nella sua volontà di ricandidarsi a sindaco. Perfino senza il sostegno del Movimento Cinque Stelle.

Silurata.

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