I protagonisti del giorno. Top e Flop del 27 agosto 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

LAURA BOLDRINI

Non poteva che essere lei a rompere un silenzio assurdo dopo gli insulti sessisti ricevuti dalla ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina. Perché quegli stessi insulti li ha ricevuti pure lei.

LAURA BOLDRINI. FOTO © LIVIO ANTICOLI / IMAGOECONOMICA

E allora l’ex presidente della Camera e attuale deputata del Pd Laura Boldrini all’Huffington Post ha detto: “In questo Paese il sessismo non è mai stato preso sul serio e corriamo davvero il rischio che si arrivi a normalizzare gli insulti violenti contro le donne. Capisco la situazione che sta affrontando la ministra a cui va tutta la mia solidarietà”.

Aggiungendo però che se la vittima delle offese deve agire per vie legali, è tutto il Paese che deve reagire alla “gogna riservata solo alle donne che si ‘permettono’ di avere un ruolo politico”. E se i cittadini devono stigmatizzare il comportamento di chi offende sui social, un ruolo dovrebbero averlo anche i proprietari delle piattaforme: “È giusto responsabilizzarli”.

Ha ragione Laura Boldrini: la questione è seria e profonda e investe il ruolo delle donne e dell’intero senso di civiltà del Paese. Non può essere liquidata né come una vicenda politica né come una sorta di “bravata”. È uno schifo che rappresenta bene chi quelle offese le blatera.

Senso dello Stato.

LIONEL MESSI

Non è soltanto uno dei più forti giocatori di calcio mai esistiti, forse il più grande di tutti dal punto di vista del talento puro. Non è soltanto il sei volte vincitore del Pallone d’oro (record assoluto). Lionel Messi, la Pulce, ha rappresentato per anni il simbolo stesso della Catalogna, quell’orgoglio che è venuto fuori molte volte.

L’orgoglio di battere Madrid, non soltanto il Real. Nel gioco più bello del mondo, che poi non è soltanto un gioco. Messi è stato il simbolo di Barcellona prima che del Barcellona. I blaugrana sono parte del suo Dna. Da qualche giorno ha comunicato l’intenzione di voler lasciare il Barcellona, guadagnando le prima pagine dei giornali mondiali.

Non c’è Covid che tenga. Le elezioni americane? E chissenefrega! Scritto tutto attaccato. Si è scatenata un’asta tra il Manchester City del suo mentore Pep Guardiola, il Psg e l’Inter di Suning.

Ma tutto questo è secondario. L’addio di Lionel Messi non è solo calcistico. E’ come tagliare il cordone ombelicale. E dimostra come nel viaggio della vita ci sono sempre altre uscite che non consideriamo. Ma soprattutto che prima o poi è necessario allontanarsi per davvero perfino dalla propria famiglia. Per rendere ancora più speciale il momento del ritorno. Perché il ritorno ci sarà. Nessuno addio è per sempre.

L’amore è eterno finché dura.

FLOP

DANIELA SANTANCHE’

Fine del “giallo”. Flavio Briatore si è rivolto al San Raffaele di Milano per altri problemi di salute rispetto al Covid, ma è risultato positivo al tampone per Sars-CoV-2. È stata proprio la struttura sanitaria a confermare che il patron del Billionaire è in effetti stato contagiato dal Coronavirus.

DANIELA SANTANCHE’. FOTO © CARLO LANNUTTI / IMAGOECONOMICA

L’altra sera Daniela Santanchè aveva detto: “Flavio Briatore è stato ricoverato per un’infiammazione alla prostata. Ci ho appena parlato, sta bene e so che ha una prostatite. Non ho notizie di un tampone positivo”. Lo aveva detto ai microfoni di ”InOnda” su La 7.

Probabile che anche lei non lo sapesse per certo in quel momento. Ma perché avventurarsi? E poi cosa c’è di strano a dire di essere stato contagiato dal Covid?

Nelle ore scorse c’è stata la nota diramata dall’Irccs:  “Briatore si è rivolto all’ospedale per una specifica patologia diversa da Covid-19 ed è stato sottoposto prima del ricovero, come tutti i pazienti, al tampone rinofaringeo per il rilevamento del Coronavirus Sars-Cov-2. Il tampone è risultato positivo”.

Al signor Briatore – hanno scritto Giulio Melisurgo, medico curante, e Pasqualino D’Aloia, direttore professioni sanitarie – è stato applicato il protocollo standard che prevede l’isolamento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale necessari in caso di positività, sia per la sicurezza del paziente, sia per la tutela del personale di reparto e degli altri pazienti ricoverati”.

Flavio Briatore supererà brillantemente la malattia. Resta però una domanda sospesa: perché cercare sempre di dare un taglio “politico”? Daniela Santanché non deve dimostrare nulla a nessuno. Magari su un argomento del genere la cautela è necessaria.

Smentita.

CHRISTIAN  D’ADAMO

Naziskin, negazionista, omofobo, xenofobo, antidemocratico, anticostituzionale, anticomunista e antisemita”. Si definisce così nella sua biografia social Christian D’Adamo, 32enne di Fondi candidato a consigliere comunale per le prossime elezioni amministrative all’interno della lista “Giulio Mastrobattista sindaco” di Fratelli d’Italia.

CHRISTIAN D’ADAMO

Un vero e proprio caso, quello di D’Adamo, che sta facendo discutere moltissimo. Scrive l’HuffPost:  “Sui social il candidato, di professione pizzaiolo, si fa ritrarre in pose che lo ritraggono mentre fa il saluto romano, tra busti del Duce e fasci littori. La sua candidatura ha fatto insorgere la locale sezione dell’Anpi, che ha chiesto al candidato Mastrobattista “di prendere una posizione netta” e “l’immediata espulsione del candidato in questione, in quanto totalmente incompatibile a livello ideologico e morale con la carica per cui compete”.

Inevitabile la reazione del candidato sindaco. Che nella serata scorsa ha annunciato: «È escluso D’Adamo e chi la pensa come lui da qualunque lista a mio sostegno». Si è giustificato assicurando di avere chiesto «prima di accettare la candidatura di ogni persona, il suo certificato penale, i carichi pendenti e il casellario giudiziario. Per Cristian D’Adamo non risultava nulla. Dunque la sua candidatura poteva dirsi legittima».

La toppa è più evidente del buco. Perché in questo modo il candidato sindaco ammette di non conoscere gli uomini che intende portare con sé all’amministrazione della città. La domanda di fondo infatti resta una: perché lo hanno candidato.

Non è un fumetto.

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