I protagonisti del giorno. Top e Flop del 29 settembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MAURO BUSCHINI

È l’uomo delle missioni impossibili, dei salvataggi sulla linea, del miracolo all’ultimo voto. Ancora una volta è riuscito nella missione d’impedire che la maggioranza di Nicola Zingaretti andasse sotto. C’è riuscito nell’unica votazione in cui non poteva fallire: quella sul Rendiconto. Perché l’unico atto che può far cadere la Regione e portare allo scioglimento del Consiglio è la mancata approvazione del Rendiconto.

Foto © Bruno Ponzani

Ad inizio della seduta del Consiglio Regionale è stato chiaro che la maggioranza non avesse i 26 presenti necessari per poter ritenere valida la seduta. Il Presidente d’Aula Mauro Buschini applica una norma sconosciuta ai più: siccome quelle in discussione erano tutte materie di Bilancio, una volta definito il punto dispone di non procedere alla votazione, bensì di accantonarla; si procederà con un’unica votazione finale complessiva. 

Spera che gli assenti arrivino, che la maggioranza raggiunga la fatidica quota 26 per l’autosufficienza. Non accade. Al momento del voto, Buschini fa un cenno con lo sguardo ai capigruppo del Pd Marco Vincenzi e del M5S Roberta Lombardi: non c’è bisogno di altro.

Si procede con la votazione. I Dem votano: 23 e tutti a favore; i grillini votano: 3 e tutti contro. Ma votano. Il totale dei presenti fa 26. Il voto è valido, la Legislatura va avanti. Ed il centrodestra, che fine ha fatto? È uscito dall’Aula, tentando di far cadere il Consiglio e mandare tutti a casa.

Il dato politico sta tutto in ciò che accade subito dopo. Resosi conto del fatto che i numeri ci sono, il centrodestra rientra e partecipa alle altre votazioni.

Perché lo fa? Per lo stesso motivo che ha indotto il M5S a tenere i numeri della validità: il voto sul Rendiconto è un voto tecnico, non su un tema politico come sarebbe invece il Previsionale. Non è un inciucio, la battaglia politica si fa su altri fronti ma non sul Rendiconto.

Roberta Lombardi, che ha frequentato le Aule di Montecitorio ed incrociato le lame con gente come Bersani, lo ha capito al volo. Se un giorno sarà convinta di dover spegnere la luce lo farà, determinando la caduta del governo regionale. Ma sarà su un tema politico, vero e concreto. Non su un rendiconto.

Schnellinger chi?

LUCA FANTINI

E’ stato eletto segretario provinciale del Partito Democratico a fine luglio. Annunciando che avrebbe presentato la squadra politica entro dieci giorni. Poi è passato agosto e settembre sta finendo. Lui la squadra politica non l’ha ancora presentata, ma la notizia positiva è che nessuno lo ha incalzato. Neppure Antonio Pompeo e Simone Costanzo, quelli di Base Riformista. Segnale di un rispetto “preventivo” non da tutti.

LUCA FANTINI

Lui, Luca Fantini, fa il segretario alla vecchia maniera. Nessuna esternazione a mezzo stampa su nulla. Tante ore in Federazione, molte a parlare con dirigenti e militanti per capire dove e come bisogna intervenire.

Non è una sorpresa. Come maestri di politica ha avuto Mauro Buschini e Francesco De Angelis, due che mai si permettono di dare gatto se non l’hanno nel sacco. Ma l’allievo promette di superare i maestri.

Sta già pensando alle comunali di Alatri e Sora, quelle che il Democrat non possono fallire. E potrebbe riservare delle sorprese, soprattutto a Sora. Un altro segnale è arrivato dal dopo elezioni di Ceccano e Pontecorvo, con il Pd letteralmente scomparso. Ma per scelte non sue.

In altri tempi sarebbe scattata la notte dei lunghi coltelli. Invece quasi nessuno ha fiatato.

Pacificatore preventivo.

 FLOP

WALTER RICCIARDI

Le sue esternazioni hanno provocato l’irritazione del Governatori Nicola Zingaretti (Lazio) e Vincenzo De Luca (Campania). Al punto che il Comitato Tecnico Scientifico è intervenuto spiegando: «Lazio e Campania sono sotto osservazione, ma non più di altre situazioni come il focolaio a La Spezia e quello che si sta sviluppando a Palermo». Il tutto poco dopo la diffusione del bollettino quotidiano della Protezione civile, che registra 1.494 nuovi casi di coronavirus in Italia.

Il professor Walter Ricciardi

Tra le Regioni, quella con il maggior numero di positivi è la Campania – oggi 295 – subito seguita dal Lazio 211 . Le due regioni indicate da Walter Ricciardi, professore e consulente del Ministro della Salute, come «a rischio, zone in cui si sta perdendo il controllo».

Fonti autorevoli riferiscono dell’ira funesta dell’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato. Il quale ha spiegato all’agenzia Dire: «Il Lazio è pronto a lockdown in specifiche aree del territorio. Stiamo lavorando con attività chirurgiche e puntuali, pertanto se saranno necessarie interverremmo in questo senso».

Aggiungendo: «La situazione va monitorata. Abbiamo città in Europa che stanno conoscendo misure restrittive molto importanti, a partire da Madrid, Londra e Parigi. Per cui Roma si sta difendendo e il sistema sanitario sta facendo tutto ciò che va fatto in queste circostanze. Il Lazio non ha molti più casi rispetto al lockdown, ne ha tanti quanti ne hanno le altre regioni. Non c’è alcun allarme, una grande attenzione si».

Insomma, forse Ricciardi poteva essere più cauto. In questo momento di tutto c’è bisogno meno che di allarmismi.

Oltre il ruolo.

PINO CANGEMI

È saltato sul Carroccio, accolto con le fanfare dal papà di quota 100 Claudio Durigon. Per il consigliere regionale Giuseppe Cangemi un’altra scelta destinata a far discutere. Ma è evidente che oggi chi è nel centrodestra guarda alla Lega innanzitutto.

GIUSEPPE CANGEMI. FOTO © STEFANO CAROFEI / IMAGOECONOMICA

Però la carriera politica di Cangemi non passa inosservata. Dal Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano a Forza Italia, dove è protagonista di uno scontro furibondo con il senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone, che gli preferisce Simeone per la presidenza della commissione sanità. Da lì lo strappo e il passaggio nel Gruppo Misto. Ma soprattutto la sottoscrizione del Patto d’Aula voluto e attuato da Mauro Buschini, allora capogruppo del Pd e ora presidente (non a caso) del Consiglio della Pisana.

Cangemi diventa decisivo per la (non) maggioranza di Nicola Zingaretti. Poi il ritorno, non di fiamma, in Forza Italia e quindi il passaggio alla Lega. Però il fatto è che l’intera prospettiva politica è mutata alla Regione Lazio, dove la scena se la sta prendendo Roberta Lombardi. In vista di un accordo con Zingaretti destinato ad aprire la strada all’alleanza “stabile” tra Pd e Cinque Stelle.

L’adesione alla Lega testimonia anche che Pino Cangemi non è più decisivo in consiglio regionale. Dall’opposizione in maggioranza e poi ritorno all’opposizione.

Senza pace.

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