I protagonisti del giorno. Top e Flop del 3 gennaio 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

NICOLA ZINGARETTI

È stato il primo a prendere posizione sulla delicatissima situazione mediorientale. Su Twitter Nicola Zingaretti ha scritto: “Grande preoccupazione per l’altissimo livello di tensione in Iraq dopo le violenze dei giorni scorsi contro l’ambasciata Usa e l’eliminazione di Soleimani. L’Italia e l’Europa assumano tutte le iniziative utili per scongiurare un’escalation incontrollabile nell’area”. (Leggi qui Zingaretti preoccupato del caos dei Cinque Stelle, la Lega “punta” il Lazio).

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica / Canio Romaniello

Una posizione equilibrata, che ha tenuto conto di due episodi gravissimi. Non di uno solo. Viene il sospetto che il presidente della Regione Lazio stia lavorando per costruirsi un profilo da premier.

A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina.

MATTEO RENZI

In un retroscena su Il Giornale Augusto Minzolini ha riferito di un sondaggio segreto sul tavolo del leader di Italia Viva Matteo Renzi. Per l’ex rottamatore il Movimento Cinque Stelle è politicamente morto e in Emilia Romagna andrà sotto il 7%.

Matteo Salvini e Matteo Renzi © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Renzi, dopo essere stato determinante per la caduta del governo gialloverde, ha adesso tre obiettivi: arrivare ad un accordo con Salvini per una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento bassa (inferiore al 3%), disarcionare Giuseppe Conte e ballare sulle ceneri dei Cinque Stelle.

Può centrarli tutti e tre, specialmente se Stefano Bonaccini (da lui voluto la prima volta come candidato) bisserà il successo in Emilia Romagna.

Sette vite.

FLOP

DAVIDE CASALEGGIO

Nel giorno in cui altri due parlamentari hanno lasciato il Movimento Cinque Stelle per aderire al Gruppo Misto, si rafforza l’asse tra Davide Casaleggio, Beppe Grillo e Luigi Di Maio. (leggi qui Rottura nei Cinque Stelle, epurazioni massicce per i “ribelli).

Foto © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

L’asse della tolleranza zero verso i “ribelli”, l’asse della logica giacobina della “ghigliottina”. Per Luigi Di Maio è normale, dal momento che è l’unico modo per restare capo politico dei Cinque Stelle.

Beppe Grillo ci ha ormai abituato a stare dalla stessa parte di Di Maio. Davide Casaleggio stupisce un pochino di più, visto che il Movimento perde contatto progressivamente non soltanto dall’elettorato ma anche dai propri attivisti.

Incomprensibile.

GIUSEPPE CONTE

Non senza una certa dose di ironia il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato al quotidiano La Stampa: “La ormai mitologica coalizione del governo di Romano Prodi nel 2006 era di dieci partiti. Se andiamo avanti così rischio di raggiungerlo e di superarlo”.

Conte è sostenuti da quattro partiti: il Movimento Cinque Stelle, il Pd, Italia Viva e Liberi e Uguali. Non batterà il record della coalizione di Romano Prodi.

Dovrebbe invece preoccuparsi dei parlamentari dei Cinque Stelle che vanno via e dei malumori che ci sono in Italia Viva. Inoltre, senza il senso di responsabilità del Pd di Nicola Zingaretti la coalizione semplicemente non ci sarebbe.

Niente da ridere.

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