I protagonisti del giorno. Top e Flop del 5 giugno 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

SARA BATTISTI

Ci aveva messo la faccia. E la firma numero uno in calce. Alla fine ha vinto in una battaglia di civiltà che va a riempire un vuoto grosso davvero. Giovedì la Regione Lazio ha approvato la legge sul Revenge porn. Lo ha fatto in maniera trasversale e con l’appoggio di tutte le forze politiche come è giusto che accada per tutte le lotte buone. Ma a portare all’attenzione dell’aula quell’urgenza, quella delicatezza, quella assoluta necessità era stata lei. Sara Battisti, consigliera regionale del PD, che ha incassato un risultato così ecumenico e tondo che ha scavalcato ogni dialettica politica. Ed è andato a rannicchiarsi al sicuro nel cantuccio delle faccende giuste e basta.

Sara Battisti

Perché diffondere immagini intime di chi hai amato per vendicarti di un amore che non c’è più o per ricattare chi ha messo il suo cuore su altre strade non è semplicemente incivile. È incivile ed illegale.

Ma una legge che si rispetti ha bisogno di puntelli concreti, e qui Battisti non ha lavorato di cesello. «La legge approvata quest’oggi ci permette di offrire degli strumenti operativi alle vittime. Questo grazie anche a un impegno economico importante da parte della Regione di 550mila euro per il triennio 2020-2022. Essa promuove interventi di prevenzione del reato, di sostegno economico per tutela legale e psicologica. Ed anche di interventi volti alla diffusione della cultura della dignità della persona e dei sentimenti relativi alla sfera dell’affettività e della sessualità».

Addio vendetta, benvenuta giustizia.

ALESSIO D’AMATO

«Questo risultato non è ascrivibile alla sorte, bensì al modello organizzativo di contrasto al Covid messo in atto a Roma e nel Lazio dove va mantenuta alta l’attenzione». Il risultato è quello per cui il Lazio detiene un tasso di mortalità Covid cinque volte inferiore alla media nazionale. Chi ne enuncia il motivo è Alessio D’Amato.

L’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato © Imagoeconomica

Come assessore regionale alla Sanità lui ha obiettivamente saputo incarnare al meglio il ruolo di uomo-trincea contro il dilagare del virus. Un rapporto frutto dei dati incrociati di Istat e Istituto Superiore di Sanità parla la lingua chiarissima dell’efficienza.

Lo studio sulla mortalità totale parametrato su un range di 100mila abitanti dice cose chiarissime. Che cioè nel Lazio la mortalità è stata 15 volte inferiore a quella della Lombardia ed 8 volte in meno a quella dell’Emilia Romagna.

Ma c’è di più: perfino il virtuoso Veneto ha dovuto ‘soccombere’ al modello laziale, con un tasso di 3 volte superiore a quello della regione con Roma. Merito di una strategia che ha poggiato soprattutto su accerchiamento dei cluster ed isolamento dei contagiati, domiciliare ma soprattutto residenziale sanitario, senza trasferimenti che incentivassero la maglia dei contagi.

D’Amato non ha mai perso di vista il mantra ‘non abbassiamo la guardia’, ma ha messo la marcia in più di un monitoraggio capillare su scala regionale.

W i pignoli.

FLOP

GAIA PERNARELLA

Messa alla porta dal Movimento Cinquestelle per irregolarità nei rimborsi. Non è una questione di merito, quella che pesa sul destino e sulle parole di Gaia Pernarella. Quello che non ha convinto nella strategia difensiva della (ex?) grillina consigliera regionale del Lazio è stata la forma delle sue giustificazioni.

Gaia Pernarella

«Nell’ultimo anno e mezzo ho affrontato delle spese impreviste. Ragione per cui sono rimasta indietro con le rendicontazioni e le restituzioni».

Riflessione 1. Cosa c’entrano le spese impreviste con la mission etica del MoVimento, che dovrebbe essere nerbo dell’azione dei suoi iscritti?

Ancora. «Nei giorni scorsi, su una mail che uso soltanto di rado (…) mi era pertanto arrivata una notifica di cui non mi sono avveduta. Questo mentre su un’altra mail, che utilizzo quotidianamente, venivo informata della scadenza del 6 Giugno 2020 per le restituzioni fino al dicembre 2019».

Riflessione 2. Perché si consulta poco una mail su cui potenzialmente potrebbero arrivare comunicazioni della formazione politica più smanettona d’Europa?

Il minimalismo andrà pur bene nell’arte, ma in politica serve uno step quotidiano sui recapiti. O un addetto stampa che faccia il lavoro per te.

Distratta.

VIRGINIA RAGGI

Non ha perso un altro pezzo, ma le dimissioni della presidente del VII Municipio di Roma devono comunque indurre Virginia Raggi a chiedersi serenamente perché la sua sindacatura perde brandelli a raffica. Stabilendo fino a che punto sia un problema amministrativo e da che punto in poi sia un problema politico, legato all’essenza stessa del MoVimento. (leggi qui Scossone al Municipio VII, “Nuova crisi M5S”. Che replica: “Il Pd guardi casa sua”).

La riflessione è d’obbligo visto che riguarda i gangli cruciali di quella Roma in cui nelle ore scorse lei è riuscita a spuntare lo sgombero di quelli di Casapound all’Esquilino. Come a dire, se da un lato le azioni pubblicistiche segnano punti, dall’altro la tenuta della squadra di governo non surfa l’onda.

Virginia Raggi © Imagoeconomica / Sara Minelli

Cioè che qualcosa non va. Perché sono già quattro i Municipi a guida grillina che sono crollato e nel quinto le scintille non si contano più.

Fra un anno si andrà a votare con lo spiraglio apertissimo, almeno nella forma, di un tentativo bis per la Raggi. Se però le polemiche di questi giorni culminano nella decisione del presidente d’Aula di mollare tutto allora un dato è certo. Quello per cui il collante istituzionale dell’attuale governo capitolino sta andando in pappa. E l’anno prossimo è troppo vicino per non preoccuparsi di questo.

Scollata.

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