I protagonisti del giorno. Top e Flop del 6 febbraio 2020

Top e Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

GIANLUCA QUADRINI

Chi la dura la vince. Oggi è stato nominato anche lui commissario della Comunità Montana. Con un mese di ritardo rispetto agli altri, per una serie di controlli aggiuntivi con cui verificare il contenuto dei dossier arrivati sulla scrivania di Nicola Zingaretti al fine di convincerlo a non dare il via libera.

Gianluca Quadrini, Luca D’Arpino, Francesca Gerardi

Gianluca Quadrini ha dimostrato di avere quantomeno la virtù della pazienza. Il tempo ha rivelato la strumentalità di determinate posizioni. Tutte di carattere politico. Non sono emersi parenti assunti da lui nell’ente che governa, non sono risultati appalti pilotati, il certificato dei carichi pendenti non ha evidenziato alcuna inchiesta sul suo operato. L’Anac non ha rilevato motivi di incompatibilità. (leggi qui L’assedio è fallito: Gianluca Quadrini rimane al timone).

Ora gli resta da affrontare l’altra l’altra partita: quella politica, tutta interna a Forza Italia. Dove Claudio Fazzone lo ha ridimensionato, togliendogli spazi in un momento cruciale per la scelta dei candidati alle Comunali. Eppure buona parte dei sindaci e dei consiglieri comunali sta con lui. Come ha dimostrato nell’operazione che ha portato al ribaltone alla presidenza del Cosilam. Di peso.

GIORGIA MELONI

Dalla Calabria a Washington, ospite di Donald Trump per un evento riservato a cento leader politici mondiali del fronte dei Conservatori. Basterebbe questo per dare la dimensione della crescita politica di Fratelli d’Italia e soprattutto della sua leader Giorgia Meloni.

Giorgia Meloni

È ormai evidente che dall’altra sponda dell’Atlantico guardano a lei come prossima candidata del centrodestra alla presidenza del Consiglio. E guardano a lei anche perché agli occhi di Donald Trump il rapporto privilegiato con Putin e con la Russia ha fatto scendere le quotazioni politiche di Matteo Salvini.

E se non bastasse c’è il sondaggio reso noto da Bianca Berlinguer l’altra sera: ha fatto vedere come la Lega sia scesa ormai sotto il 30% a livello nazionale, mentre i Fratelli d’Italia tallonano addirittura i Cinque Stelle. E hanno messo la freccia del sorpasso.

In questo quadro politico è Giorgia Meloni elemento di punta del centrodestra. La strada di Giorgia (I tre segnali che cambiano lo scenario)

FLOP

FICO E DI BATTISTA

Ormai è molto più di una sensazione: Alessandro Di Battista e Roberto Fico sono tra i più contestati dalla base del Movimento 5 Stelle. Intanto perché non riescono mai a dare la sensazione di poter guidare il Movimento e poi perché, diciamolo chiaramente, nello scontro diretto con Luigi Di Maio sono perdenti sistematicamente.

Alessandro Di Battista © Foto Di Meo

Infatti la linea di Roberto Fico è stata affondata in Campania, mentre Alessandro Di Battista come al solito si è defilato.

A far precipitare ancora di più la situazione c’è la circostanza che mai come in questo momento si era aperta un’autostrada dopo il passo indietro di Luigi Di Maio come capo politico. Stamattina è stata Roberta Lombardi, dalle colonne de La Repubblica, a dare la linea dei 5 Stelle su Prescrizione e revoca delle concessioni autostradali.

La capogruppo a 5 Stelle in Regione Lazio lo ha fatto chiudendo tutti i varchi e rivolgendosi direttamente al leader del Pd Nicola Zingaretti. Scavalcando quindi sia Di Battitsta che Fico. Eterni secondi.

GIANCARLO GIORGETTI

La ricostruzione de L’Unione Sarda fa emergere uno scenario che, se confermato, darebbe una nuova chiave di lettura a tutto quello che sta succedendo. Perché in realtà nella Lega c’è chi non ha assolutamente chiuso con la parte dei 5 Stelle che fa riferimento a Luigi Di Maio. E starebbe preparando un’operazione da nostalgia canaglia .

Giancarlo Giorgetti Foto: © Imagoeconomica

Infatti Giancarlo Giorgetti, ex sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio e Numero 2 di Matteo Salvini, non ha usato nessuna parola dura nei confronti di Luigi Di Maio negli ultimi 20 giorni.

Però bisogna chiedersi una cosa: Giancarlo Giorgetti potrebbe assumere un’iniziativa del genere senza il via libera del Capitano in persona? La risposta è naturalmente no. La conseguenza politica è che quello di Giorgetti è l’ennesimo segnale di debolezza del Carroccio. All’ultima spiaggia (e non è quella del Papeete).

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