I protagonisti del giorno. Top e Flop del 7 novembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

NICOLA ZINGARETTI

Potenziamento enorme della rete ospedaliera del Lazio, tracciamento a tutto campo, mille specializzandi assunti e catapultati subito in corsia. Perché puoi avere tutte le Terapie Intensive che vuoi ma senza uomini non possono funzionare. E poi numeri da record per la vaccinazione antinfluenzale: il Nicola Zingaretti presidente della Regione Lazio manda ancora una volta un messaggio di concretezza, di rapidità e di amministrazione allo stato puro. (Leggi qui Covid, l’ondata è in arrivo: il Lazio alza la linea Maginot).

Nicola Zingaretti Foto Carlo Lannutti / Imagoeconomica

La pandemia sta accelerando e l’ondata di ricoveri rischia di mandare in affanno la rete sanitaria regionale. E allora non c’è tempo da perdere perché in questo particolare momento la partita contro il virus si gioca e si vince negli ospedali.

Questo, dal punto di vista operativo. Sotto il profilo politico invece Nicola Zingaretti ha mandato un segnale chiaro a Giuseppe Conte: poche chiacchiere, decreto già scritto e definito nei dettagli, chiarissimo quello che avverrà e chi lo dovrà fare ed in quale modo. Presentarsi puntuale alla conferenza stampa a mezzogiorno è stato anche un altro segnale: di rispetto verso i cittadini del Lazio, gli operatori dell’informazione, le altre istituzioni che si erano sintonizzate.

Oggi Nicola Zingaretti ha sintonizzato la Regione che lui amministra sulla lunghezza d’onda del ministro Roberto Speranza, facendo capire a tutti che non si può giocare e che l’Italia rischia di essere sommersa da contagi e decessi.

Ci sarà il tempo per capire cosa non ha funzionato, ma intanto Zingaretti ha puntato l’indice contro la “pazza estate” durante la quale l’Italia ha pensato (non si sa su quali presupposti) di avere sconfitto il virus. Il presidente del Lazio e Segretario del Pd con l’ordinanza di oggi ha riportato tutti sulla Terra ricordando che la guerra è appena cominciata.

Apprendista premier.

SARA BATTISTI

Radiografie, per mostrare le ferite inferte dagli uomini sul corpo delle loro compagne, provocando fratture e lesioni. E fotografie: per rendere visibile il dolore che c’è dentro, nell’anima delle vittime. Un pugno allo stomaco in senso metaforico per rivelare le botte fisiche che tante donne ancora oggi devono subire. È proprio questo l’effetto che Sara Battisti voleva provocare. Perché su un tema del genere, quello della violenza sulle donne, da tempo sono finiti i ragionamenti, le analisi e perfino i provvedimenti adottati. (Leggi qui La violenza invisibile che Marzia sbatte sotto gli occhi).

Un tema sicuramente delicato e per certi versi anche impopolare. Perché, diciamo la verità, se la situazione non ti riguarda direttamente tendi sempre a scansarla, a ridimensionarla ed a pensare che in fondo ci si può convivere.

Sara Battisti

Invece Sara Battisti ha voluto dimostrare, con quelle foto dell’artista Marzia Bianchi, che non ci si può convivere. E neppure ci si può abituare e che chi riduce in quelle condizioni una donna non è soltanto un vigliacco ma è un criminale.

Portando la mostraL’invisibilità non è un superpotere da Milano a Roma (appena possibile sarà ad Alatri), il consigliere regionale ciociaro ha avuto tre meriti. Il primo: portare anche nel Lazio un dibattito così delicato, rompendo gli schemi e usando messaggi forti e scomodi. Ha poi dimostrato che la cultura è strada per la riflessione e la crescita, non spreco di denaro come molti pensano. Terzo, ha valorizzato una fotografa del territorio ciociaro. Fotografia valorizzata a Milano più che a casa sua.

Il comune denominatore è la Regione. Con una sola iniziativa, Sara Battisti ha ricordato a tutti quale può essere il ruolo della Regione e della Cultura nella crescita di un popolo.

La Consigliera… delle cose invisibili.

FLOP

ANSELMO ROTONDO

Tutto stoppino e niente dinamite. Anselmo Rotondo ha dato fuoco alla miccia della rivoluzione in Forza Italia. Un progetto tanto sedizioso quanto ambizioso. Puntava a restituire al Partito i suoi organi elettivi, tracciando la strada per un Congresso provinciale. E per l’elezione democratica di un Coordinatore, di un Presidente, di una Segreteria. Ma la miccia si è spenta dopo pochi secondi, rivelando che all’altro capo c’era poco meno di una miccetta inoffensiva. (Leggi qui Forza Italia niente rivoluzioni, Rotondo si sospende).

Nessuno ha firmato il documento che doveva dare il via alla rivoluzione contro il coordinatore regionale Claudio Fazzone. Nemmeno i fedelissimi che stavano alla riunione. Rotondo in mattinata ne ha preso atto e si è sospeso dal Partito, invitando a fare altrettanto sia Gianluca Quadrini che il sindaco di Piedimonte Gioacchino Ferdinandi. Nemmeno in quello lo hanno seguito.

Anselmo Rotondo

Al di là della meritoria iniziativa, Anselmo Rotondo ha peccato di enorme e illimitata presunzione. Perché prima di lui, la stessa miccia avevano cercato di innescarla personaggi con uno spessore ed un ruolo leggermente maggiori di quello del sindaco di Pontecorvo. Vedasi Giovanni Toti, Gianfranco Fini (Che fai mi cacci?!), Raffaele Fitto, lo stesso Claudio Fazzone e Mario Abbruzzese. Come sia andata a finire è noto.

Resta da capire come sia passato nella mente di Anselmo Rotondo il pensiero che fosse possibile prendere la Bastiglia assaltandola con Quadrini e Ferdinandi.

Pensavo fosse amore e invece era un calesse.

GIUSEPPE G. PETRARCONE

La sua dimensione politica l’ha ricordato nelle ore scorse, durante il consiglio comunale e le sue fasi più accese. Gli sono bastate due frasi per disinnescare. E una sola frase per proporre. Che l’uomo sia di spessore e di esperienza non aveva bisogno di ricordarlo: parlano, per lui, la sua storia ed il suo passato. (Leggi qui Mattatori e sit com nel Consiglio che dice si ai dehor).

È proprio in questa fase che emerge in tutta la sua dimensione la contraddizione politica che in questo momento sta vivendo Giuseppe Golini Petrarcone. E’ l’uomo giusto che si trova sul fronte sbagliato: tutti i suoi amici sono in maggioranza, con Enzo Salera. Insieme, negli anni scorsi, hanno condiviso due delle stagioni più appassionanti del centrosinistra cittadino.

Giuseppe Golini Petrarcone

Ora le strade si sono divise. Legittimo ed insindacabile. Ma la differenza di cultura politica tra l’ex due volte sindaco Petrarcone ed i suoi compagni di opposizione è lampante. E questo rende ancora più incomprensibile la sua posizione. Un caso quasi da lettino, se si aggiunge che Petarcone ha rinunciato al ruolo che gli spettava, di leader dell’opposizione. E lasciandolo a protagonisti più tonitruanti e meno consistenti.

Le divisioni in politica ci possono stare, anche le rotture profonde ed insanabili. Ma le evidenze sono chiare: il dna di Petrarcone non è quello dei banchi nei quali oggi siede. Per lui c’è ancora spazio tra gli amici di un tempo. Ha ancora tanto da dire e da dare alla città. Per farlo non è necessario essere sindaci.

Il Matteo Renzi da Cassino anziché Rignano.

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