I protagonisti del giorno. Top & Flop del 13 novembre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

FRANCESCA GERARDI

Ha preso l’iniziativa per fissare il vertice del centrodestra provinciale, facendo capire che adesso la musica è cambiata e che lo spartito lo detta la Lega. (leggi qui Centrodestra, il tavolo per le Comunali si riunisce lunedì)

Francesca Gerardi

La parlamentare e coordinatrice provinciale del Carroccio sta facendo passi da gigante nelle ultime settimane. Prima l’attacco frontale al Movimento Cinque Stelle, poi la ricalibratura dei rapporti nel centrodestra. Non soltanto nei confronti di Forza Italia ma anche verso Fratelli d’Italia.

In primavera ci sono le comunali e si voterà anche a Ceccano e Pontecorvo. Francesca Gerardi vuole regole chiare, semplici e definite. E le vuole subito. Con una premessa importante: se centrodestra deve essere, allora nessuna eccezione. Anche alla Provincia. Basta con il sostegno ad Antonio Pompeo.

Messaggio a Fratelli d’Italia. Tigre.

ANTONIO POMPEO

Ha attaccato frontalmente la Regione Lazio sul tema delle competenze delle Province e delle risposte che non arrivano. Il presidente della Provincia ha voluto far capire di non essere più disposto a metterci la faccia per prendersi insulti e critiche da parte dei sindacati o del mondo delle imprese. (leggi qui La rabbia di Pompeo: “Ambiente? Tutta colpa della Regione“).

Antonio Pompeo

E poco importa se la Regione è governata da Nicola Zingaretti, che è pure segretario nazionale del Partito Democratico. Evidente che Antonio Pompeo è nelle condizioni di poter avere un piano B, quello che conduce a Italia Viva di Matteo Renzi. Nel Pd da tempo chiede gli stessi spazi di agibilità politica di Francesco De Angelis, Mauro Buschini e altri.

Oggi ha fatto capire che non sta scherzando. E vuole farlo sapere. Massiccio e incazzato.

FLOP

MATTEO SALVINI

Con il consenso che ha in questo momento potrebbe dire qualunque cosa. Inoltre, il governo Conte bis è per lui un moltiplicatore di voti, considerando l’imbarazzante immobilismo su tutto.

Però ieri il Capitano Matteo Salvini è scivolato nel corso dell’intervista di Giovanni Floris a DiMartedì. Ha detto Salvini: “Massimo rispetto per Liliana Segre e per chi porta sulla sua pelle i segni dell’orrore del nazismo o del comunismo. Ma l’ennesimo proiettile arrivato a Matteo Salvini non ha ricevuto mezza parola di condanna da parte di nessuno né in politica né sui giornali”.

Matteo Salvini © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Ha perfino parlato in terza persona. Il conduttore Giovanni Floris lo ha gelato con una domanda: “Lei comprende – vero? – la differenza di valore simbolico tra le minacce rivolte a una vittima dell’Olocausto, e quelle rivolte ad un politico?”.

Ma perché a destra è tanto complicato rendere omaggio ad una signora sopravvissuta all’Olocausto senza dover inserire nel discorso motivazioni che non c’entrano nulla? Scivolone.

SISTEMA ITALIA

Il disastro di Venezia certifica il fallimento di un Paese che non prova neppure vergogna. Le foto hanno fatto il giro del mondo. Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, ha ricordato l’odissea del Mose.

Alcuni bravi vanno assolutamente sottolineati. Ha scritto Stella: “E qual è la situazione? Prendiamo dall’Ansa l’ultima promessa, «elargita» il 12 settembre scorso: «È fissata al 31 dicembre 2021 la consegna definitiva del sistema Mose, a protezione della Laguna di Venezia dalle acque alte. La data è contenuta nel Bilancio 2018 del Consorzio Venezia Nuova, il concessionario per la costruzione del Mose. La produzione complessiva svolta nel 2018 dal Consorzio ammonta a 74 milioni di euro. Il completamento degli impianti definitivi del sistema è previsto per il 30 giugno 2020, con l’avvio dell’ultima fase di gestione sperimentale».

L’Italia turrita

Rileggiamo: «fase sperimentale». Quarantadue anni di sperimentazioni. Di polemiche. Di sprechi. E di mazzette. Di inchieste giudiziarie. Di rinvii. Ma pure di manette. Di dimissioni. Di commissari. E di buonuscite astronomiche”.

Ancora: “Otto miliardi di euro, contando anche i soldi per le opere di contorno, è costato finora il Mose: «Il triplo dei due miliardi e 933 milioni (euro d’oggi) dell’Autostrada del Sole. E come siamo messi? Notizia Ansa prima del disastro di questa notte, datata 31 ottobre: «Non c’è pace per il Mose di Venezia, la grande opera che dovrebbe salvaguardare la città e la laguna dalle alte maree.

Dopo l’allungamento dei tempi per la costruzione, lo scandalo legato alle tangenti, ora un nuovo stop alla fase di test delle paratoie (…) Il Consorzio Venezia Nuova ha reso noto oggi che è stato rinviato a un’altra data il sollevamento completo della barriera posata alla bocca di porto di Malamocco. La ragione è dovuta al riscontro, avvenuto durante i sollevamenti parziali delle dighe mobili, il 21 e 24 ottobre scorso, di alcune vibrazioni in alcuni tratti di tubazioni delle linee di scarico. Un comportamento che ha indotto i tecnici del Consorzio allo stop, in attesa di verifiche dettagliate e di interventi di soluzione del problema». 

Quarantadue anni di Governi, di promesse, di ritardi, di caos. E poi ci meravigliamo se in Italia nessuno vuole più investire nulla? Senza Stato.

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