Top & Flop * Mercoledì 18 settembre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

CLAUDIO DURIGON

È stato nominato coordinatore della Lega a Roma e provincia. Un incarico delicato, strategico e soprattutto di prospettiva. (leggi qui La Lega riparte da Durigon: coordinatore a Roma, in attesa del voto per la Regione).

Matteo Salvini e Claudio Durigon © Imagoeconomica, Benvegnu’ e Guaitoli

Da oggi Claudio Durigon è in pole position per la candidatura a presidente della Regione Lazio. Per lui soltanto incarichi di prima fascia: sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro nel governo gialloverde,  membro della delegazione della Lega negli incontri con Giuseppe Conte durante le consultazioni. E infatti è stato proprio Durigon ad annunciare il Vietnam parlamentare della Lega, specialmente nelle commissioni. Adesso toccherà a lui fronteggiare Virginia Raggi, sindaca dei Cinque Stelle nella Capitale.

Lui accetta tutte le sfide, consapevole di essere ormai una certezza per Matteo Salvini. Pasta del Capitano.

RICCARDO NENCINI

L’ex segretario nazionale del Psi è uno che gioca di fino, con il fioretto. Farà parte della pattuglia renziana di Italia Viva al Senato. Per adesso nel Gruppo Misto.

Riccardo Nencini

Ma non sarà uno dei quindici, bensì il più importante dei quindici. Perché a lui fa capo il simbolo Insieme. E senza un simbolo presente alle elezioni (in questo caso quelle del 2018) è impossibile formare un proprio gruppo al Senato. Quindi il valore aggiunto di Nencini sarà pesantissimo e fondamentale. In un momento politico completamente “impazzito”, nel quale la pancia ha prevalso sulla testa sistematicamente, l’ex leader socialista dimostra che nel contesto della democrazia parlamentare è fondamentale starci conoscendo le regole e le astuzie. Navigatissimo.

FLOP

ANDREA MARCUCCI

Il capogruppo al Senato del Pd era considerato il fedelissimo dei fedelissimi di Matteo Renzi. Ma non ha seguito l’ex premier in Italia Viva. No, è rimasto nel Pd spiegando che quello di Nicola Zingaretti resta l’unico Partito aperto e contendibile.

Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato

In un’intervista al Corriere della Sera ha detto anche di augurarsi che non tornino i Ds. Non è l’unico degli ex pasdaran di Renzi che hanno deciso di restare nel Pd e tutti sanno che in fasi del genere le considerazioni politiche si rincorrono freneticamente. Però è difficile rimanere in un Partito rinunciando all’idea di seguire il proprio leader, specificando che sbaglia, ma al tempo stesso sperare che non si torni alla logica dei Democratici di Sinistra. Fritto misto.

GIANNI CUPERLO

Primarie del Pd del 2013: Matteo Renzi vince con oltre il 67%. Al secondo posto Gianni Cuperlo, con il 18%. Quindi Pippo Civati con il 14%. A distanza di sei anni, cioè meno di 24 ore fa, Gianni Cuperlo posta su facebook la foto che lo ritrae con Renzi e Civati. Scrivendo:  “M’hanno rimasto solo…”.  Battuta cinematografica fantastica. Poi, relativamente a Civati, aggiunge: “Ps …e mi piacerebbe che Pippo tornasse…“.

Gianni Cuperlo, Foto: Dagospia

Pippo, non Matteo. Ci sta. Ma perché sottolinearlo nel giorno in cui Matteo Renzi annuncia la scissione? Ora, dell’ex rottamatore si può pensare qualunque cosa. Ma in ogni caso è stato eletto per due volte segretario del Pd e ha ricoperto il ruolo di premier. Gianni Cuperlo è un politico sopraffino, di grande cultura e preparazione. Non serviva infierire, specialmente a distanza di sei anni da quelle primarie. Scusate il ritardo.

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