Top e Flop, i personaggi di giovedì 7 agosto 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 7 agosto 2025.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 7 agosto 2025.

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TOP

NICOLA OTTAVIANI

Nicola Ottaviani (Foto © Stefano Strani)

C’è modo e modo di stare a Montecitorio. C’è chi fa evanescente presenza e chi preferisce fare passerelle. E poi c’è chi si fa ricevere da un ministro in 48 ore e intanto riapre il dossier Zes per le province del Lazio. Come nel caso di Nicola Ottaviani, ex sindaco di Frosinone, attuale deputato della Lega e — cosa da non sottovalutare — segretario della commissione Bilancio alla Camera. (Leggi qui: Zes, ora tocca al Lazio? Ottaviani rompe il fronte e rilancia Frosinone e Latina)

È lo stesso che qualche settimana fa ha ottenuto dal ministro Salvini un incontro-lampo per accendere i fari sulla stazione AV di Ferentino. E oggi bussa (forte) alla porta del ministro Tommaso Foti per chiedere che Frosinone, Latina e anche Rieti rientrino nel perimetro delle Zone Economiche Speciali. Quelle vere, con agevolazioni fiscali, corsie preferenziali e — si spera — un po’ di giustizia territoriale per i “sud” dimenticati del centro Italia.

Il nodo
Il Lazio soffocato dalle attuali Zes (Clicca per allargare)

Il nodo è ben noto: i dati economici positivi di Roma fanno da tappo ai territori in affanno. E così, paradosso dei paradossi, Frosinone resta fuori da uno strumento pensato per chi arranca. In pratica, se abiti sotto l’ombra del Colosseo, sei dentro. Se ti affacci sulle valli del Sacco, sei fregato.

Ottaviani questa cosa non la digerisce. E con il suo stile da democristiano in salsa padana, va dritto al punto: «È una diseconomia istituzionale», dice. Tradotto: è una scemenza. Ma detta con eleganza.

La sua mossa è tutt’altro che simbolica. Il fatto che al tavolo con Foti si sia parlato di riapertura dei confini Zes anche per il Lazio, significa che qualcosa si muove. Che il pressing funziona. E che a Roma, quando qualcuno bussa con i dossier giusti, le porte si aprono ancora.

La mossa della regina
(Foto: © DepositPhotos.com)

Certo, non siamo ancora alla svolta storica. Ma se la politica fosse una partita a scacchi, ieri Ottaviani avrebbe mosso la regina. La palla ora passa al Governo: o dà seguito a questa istanza, o dovrà spiegare perché un territorio escluso dalle mappe della crescita dovrebbe ancora credere nella coesione territoriale. Intanto, il deputato ciociaro incassa un altro punto. Con un approccio concreto, che piaccia o no, si sta ritagliando un ruolo da mediatore istituzionale tra il Lazio dimenticato e le stanze che contano.

La Zes, se arriverà anche qui, non sarà frutto del caso. Sarà (anche) merito di chi non ha mai smesso di bussare. E di farlo con i tempi — e i modi — giusti.

Ottaviani, metodo Lega e muscoli istituzionali

ANGELO PIZZUTELLI

Angelo Pizzutelli

Chi pensava che il Partito Democratico a Frosinone fosse destinato a restare seduto in platea, a commentare sommessamente lo spettacolo (spesso tragicomico) della politica locale, ora dovrà rivedere il copione. Il PD ha deciso di salire sul palco. E a guidare questa nuova regia, nemmeno troppo silenziosa, c’è Angelo Pizzutelli, capogruppo, frontman di un’opposizione che ha smesso di usare il fioretto e ha tirato fuori il tomahawk. (Leggi qui: Il PD impugna il tomahawk: assalto (politico) a Fort Mastrangeli).

Basta carezze, basta distinguo, basta note diplomatiche da corridoio. Pizzutelli ha preso carta, penna e voce, e insieme a Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi ha firmato un documento che ha il suono netto di un tamburo di guerra. Si parla di fallimento amministrativo, di occasione PNRR mancata, di viabilità impazzita e di una maggioranza implosa sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Ma soprattutto – e qui si fa la storia – si chiede apertamente al sindaco Mastrangeli di fare le valigie.

Passo inedito
Riccardo Mastrangeli (Foto © Stefano Strani)

È la prima volta che accade. Un’opposizione che smette di inseguire e inizia a guidare il racconto. Un PD che si mette in scia, sì, ma non della maggioranza: della città. Della rabbia, della frustrazione e del disorientamento che tanti cittadini provano davanti a marciapiedi ridotti, sensi unici cambiati a casaccio e cantieri che sembrano corsi a ostacoli.

Pizzutelli ha fiutato il vento. E ha capito che non basta più essere presenti: bisogna essere rilevanti. E per esserlo, non servono i sondaggi, serve il coraggio. Quello di dire: il re è nudo. E l’opposizione, finalmente, è in piedi.

Le prossime settimane diranno se è fuoco di paglia oppure un inizio d’assedio ache da sinistra. Ma è già molto di più di quanto si sia visto negli ultimi anni in Consiglio comunale. Il PD ha trovato la sua voce. E ha il timbro deciso del suo capogruppo. Il resto, lo dirà l’autunno. O magari il prossimo Consiglio comunale.

Pizzutelli prende il Tomahawk

FLOP

LAMBERTO GIANNINI

Lamberto Giannini, prefetto di Roma (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

A volte, le verità più sconvolgenti sono anche le più banali. Come quando il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, ha rivelato alla Commissione Antimafia che sì, nella Capitale la mafia c’è. Non si nasconde nei vicoli bui o nei locali fumosi, ma traffica, gestisce, investe, assume, e si organizza con turni e stipendi come una qualsiasi multinazionale della logistica. Solo che invece di pacchi, consegna cocaina e crack.

Una rivelazione che, per chi conosce Roma, suona un po’ come dire che il Colosseo è tondo, il mare è salato e l’acqua… è bagnata.

Che Roma sia un crocevia mondiale della droga lo raccontano da anni i magistrati e le cronache giudiziarie. Che la città sia divisa in feudi controllati da clan locali e internazionali – dalla Camorra ai Casamonica, dagli Spada alla ‘ndrangheta, passando per narcos sudamericani, mafie nigeriane e cinesi – non è un fulmine a ciel sereno. È un temporale che piove da decenni, solo che adesso il Prefetto ci dice che sì, sta piovendo.

E adesso?
(Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

E lo fa con dovizia di particolari: pusher assunti con contratto, piazze da 70.000 euro al giorno, droga con turnazione come nei fast food, premi, punizioni e welfare criminale per giovani disoccupati. È la criminalità 4.0, un’economia parallela che non conosce crisi né scioperi. Il problema? Che tutto questo era noto. Anzi, arcinoto. E allora perché tanto stupore?

Il punto vero è un altro: cosa facciamo adesso che anche l’ultima briciola di dubbio è caduta? Perché se la constatazione della presenza mafiosa a Roma è ormai patrimonio istituzionale, l’urgenza passa dal “dire” al “fare”. Non basta più fotografare il mostro: serve decapitarlo. E serviranno testa fredda, spalle larghe e, soprattutto, meno ovvietà.

Perché una cosa è certa: la mafia non fa annunci. Agisce. E a Roma lo fa da un bel pezzo.

“Roma, c’è la mafia. Ma va?”

ORAZIO SCHILLACI

Orazio Schillaci (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Va da sé che ogni ministero risponda ad un ministro e che ogni ministro sia diretta espressione della linea politica che ne ha generato la presa di incarico. E’ un dato incontrovertibile della politica quando essa è espressione della democrazia parlamentare. di potere di rappresentanza i detentori più plausibili della sua “ricetta” ideologica, e tecnica. Detto questo però, vanno anche precisate alcune cose.

Cose ad esempio come la serena constatazione per cui ci sono ambiti di rango governativo massimo e circostanze di riferimento su alcune scelte che dovrebbero stemperare questo nesso eziologico tra un Ministero ed una “sensibilità distorta”.

Il parametro del Covid
Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Prendiamo il caso di Orazio Schillaci, ad esempio, che guida una cosa seria come il Ministero della Salute. Inutile far finta di niente: in questo caso la circostanza vasta di riferimento è quella degli anni del Covid. Anni in cui, lo hanno (ulteriormente) dimostrato studi tra cui uno recente italiano, se non ci fossero stati i vaccini oggi ci sarebbero 2,5 milioni di italiani in meno.

Ora, partendo dall’assunto cristallino per il quale alla fine al Sars-Cov 19 il mondo è riuscito a fare argine grazie alla scienza, sono molto più comprensibili le parole in silloge di Matteo Bassetti. In queste ore l’infettivologo genovese ha detto la sua sui social. In questi termini: “Scorrendo i nomi degli esperti nominati dal Ministro nella commissione vaccini si alternano figure di grande livello accademico e scientifico insieme ad altre che sono palesemente fuori luogo in un gruppo tecnico sui vaccini“.

Matteo Bassetti (Foto: Imagoeconomica)

“Come presidente di una società scientifica mi piacerebbe conoscere i criteri di scelta che hanno portato a queste nomine. Vedere in questo gruppo ministeriale alcune figure ideologicamente contro i vaccini e a favore dell’omeopatia, credo che rappresenti uno dei punti più bassi mai toccati nella salute pubblica italiana“.

Ma, in sostanza, cosa è successo? Che il ministro della Salute Schillaci, ha nominato in queste ore “i nuovi componenti del Gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni (Nitag)”.

Le new entry al Nitag

Si tratta del team che dovrebbe fornire al governo “pareri scientificamente fondati sulle vaccinazioni e sulle politiche vaccinali”. Per buona parte sono stati scelti dal ministro diversi membri uscenti. Personalità medico-scientifiche come l’ex presidente Carlo Signorelli. A guidare lo staff e la sua mission cruciale adesso c’è Roberto Parrella, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. Il dato che un po’ inquieta però è un altro: è quello relativo alle nomine di Paolo Bellavite, ex docente universitario all’università di Verona e di Eugenio Serravalle, pediatra a Pisa.

Foto: Saverio De Giglio / Imagoeconomica

Due No Vax dichiarati, per capirci, con il primo che ha affermato, tra le altre cose, che “i vaccini come numero di vittime hanno pareggiato quelle del virus” (fonte: La nuova bussola quotidiana). E con il secondo che sostiene come ci sia un nesso tra vaccinazioni ed autismo.

E che il 17 giugno scorso spiegava: “Gli studi condotti erano sufficientemente ampi e indipendenti? Sono stati valutati gli effetti cumulativi del programma vaccinale, non solo dei singoli vaccini?”.

Sono di fatto due omeopati, e se Schillaci voleva dare un’impronta precisa alle nuove politiche del ministero che guida, ci è riuscito benissimo.

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