Top e Flop, i protagonisti del giorno: 20 aprile 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MARIO DRAGHI

Mai avrebbe immaginato di dover intervenire su un vicenda come quella della Superlega che i dodici club più blasonati del calcio europeo stanno cercando di mettere in piedi. Ma il presidente del consiglio si è reso conto dell’importanza e perfino della gravità della situazione. Esplosa peraltro nel momento decisivo della lotta al Covid e del programma per intercettare i fondi del Recovery Plan.

Mario Draghi

Però l’alzata di scudi era stata totale: Johnson, Macron, perfino il principe William. Oltre che la Uefa. Il calcio non è soltanto uno sport, ma fa parte della cultura italiana ed europea. L’idea che possa esserci uno Stato nello Stato, un’elite che si fa una Lega per conto proprio rade al suolo i principi della meritocrazia e della competizione.

Non si poteva esitare nella presa di posizione e Mario Draghi ha fatto benissimo a dire che il Governo italiano sta con la Uefa. E cioè anche con i club normali che rappresentano la ricchezza di questo sport. (Leggi qui Lo scudetto del Cagliari o del Verona: altro che Superlega).

Cartellino rosso a Juventus, Milan e Inter.

MARIA ELENA BOSCHI

Per anni  ha dovuto sopportare in silenzio insulti e odio sociale nei confronti di tutta la sua famiglia, e in particolare del padre. Cose che con la politica non c’entrano nulla. Ma quel clima è stato creato e alimentato dal Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.

Maria Elena Boschi (Foto: Imagoeconomica / Sara Minell)i

Per questo motivo ieri, dopo aver visto il video nel quale il fondatore del Movimento urlava l’innocenza del figlio (accusato di stupro), Maria Elena Boschi ha deciso di dire la sua. Non per diventare giustizialista, ma per sottolineare come in una vicenda del genere c’è anche l’altra parte. E l’altra parte è una ragazza che racconta di essere stata violentata.

Indipendentemente da come andrà a finire questa vicenda, usare la propria forza mediatica per mettere in evidenza le ragioni di una parte sola non è un comportamento che un leader politico può permettersi. Perché giudizi sommari non aiutano, men che meno in un campo come quello della violenza alle donne. L’ira di Maria Elena Boschi è anche un grido di riscossa politica di che per anni ha subìto attacchi mediatici e politici durissimi.

Giovanna D’Arco.

FLOP

BEPPE GRILLO

L’urlo del padre si capirebbe se non provenisse da un leader politico che da anni esercita una grande influenza nella scena politica nazionale. Perché Beppe Grillo è il fondatore e il leader del Movimento Cinque Stelle, che nel 2018 ha ottenuto il 33% dei voti.

Beppe Grillo (Foto: via Imagoeconomica)

Un Movimento che è nato e cresciuto con i “Vaffa day” e con il culto della gogna mediatica per gli avversari politici considerati come nemici. Un Movimento pronto ad erigersi a moralizzatore sempre e comunque, schifando e facendo schifare chiunque risultasse coinvolto perfino in un traffico di influenze.

Un Movimento al Governo del Paese dal 2018. Paradossalmente lo sfogo di Beppe Grillo su Facebook dimostra che avevano ragione gli altri. Perché anche il figlio di Grillo avrebbe avuto diritto ad un processo in tempi rapidi e certi, mentre dai fatti ipotizzati sono passati due anni e chissà per quanto tempo andrà avanti. In Italia la Giustizia non funziona. Non funziona per nessuno però.

Detto questo, parliamo dell’ipotesi di un reato come la violenza sessuale. Un reato che umilia e distrugge le vittime e le loro famiglie. Spetterà ai giudici stabilire cosa è successo, ma oggi Beppe Grillo ha usato tutto il suo peso politico per dire che il figlio è innocente e che quindi la presunta vittima in realtà è una presunta colpevole. Perlomeno di calunnia. Un leader politico non può farlo. Inoltre, da questa mattina come faranno i Cinque Stelle ad alzare il ditino e scagliarsi contro i colpevoli (presunti) di traffico di influenze?

Marchese del… Grillo.

ANDREA AGNELLI

Divide il flop con il Milan e l’Inter. Ma non c’è dubbio che il patron della Juventus è stato il regista e l’anima del progetto della Superlega. Un progetto ideato dai club più ricchi che vogliono spartirsi la fetta più grande della torta e far pesare tutto il loro ruolo.

Ma il calcio è bello perché magari a volte il campionato lo vince il Verona di Osvaldo Bagnoli, il Cagliari di Gigi Riva e la Sampdoria di Boskov. O magari la Roma di Dino Viola o la Lazio di Cragnotti. O il Napoli di Ferlaino e Maradona. Stesso discorso per la Spagna e l’Inghilterra. (Leggi qui Lo scudetto del Cagliari o del Verona: altro che Superlega).

Andrea Agnelli (Foto: Canio Romaniello / Imagoeconomica)

Ma è all’Italia che dobbiamo guardare. La Juventus non è soltanto il club più forte e con più tifosi. E’ anche quello con più tifosi “contro”, che aspettano un anno per poter andare allo stadio a vedere i giocatori della propria squadra sfidare i campioni bianconeri. Vero che negli ultimi dodici mesi il Covid ha chiuso anche gli stadi, ma si tornerà alla normalità. E la Juventus, l’Inter e il Milan torneranno a riempire gli stadi. Anche quelli degli avversari.

Che senso avrebbe un campionato senza bianconeri, rossoneri e nerazzurri? Che senso avrebbe sfidarsi solo con pochi eletti e non dare anche ai più piccoli la possibilità di sognarsi e confrontarsi. Che senso avrebbe lo sport? Andrea Agnelli ha preferito l’elite ai tifosi. Perché nel calcio sono i tifosi il popolo sovrano.

Fuga dalla vittoria.

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