Top e Flop, i protagonisti del giorno: 2 febbraio 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MATTEO RENZI

In questa fase, tutta parlamentare e di strategia, il leader di Italia Viva è il numero uno. Nella giornata appena trascorsa, durante la fase delle trattative ha alzato l’asticella continuamente.

Intanto per quanto riguarda il peso ministeriale in un possibile nuovo esecutivo: Maria Elena Boschi alle Infrastrutture e Ettore Rosato all’Interno. Più una possibile terza casella. Senza perdere di  vista la possibile conferma di Teresa Bellanova all’Agricoltura.

Matteo Renzi (Foto: Alessandro Serranò, via Imagoeconomica)

Poi Renzi ha insistito sul Mes, andando allo scontro con il Movimento Cinque Stelle. Quindi ha chiesto un nuovo cambio per quanto riguarda la delega ai servizi segreti, appena ceduta da Giuseppe Conte. Ma Renzi ha continuato: vuole la “testa” del responsabile della Giustizia Alfonso Bonafede e forse anche di Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia.

A conclusione della giornata ha fatto capire che le opzioni sul campo sono diverse. Non escludendo il Conte ter. Ma neppure la soluzione di Mario Draghi.

Il Partito Democratico e i Cinque Stelle non lo sopportano, ma almeno per il momento non riescono a marcarlo. Lui lo sa e alza il ritmo. Perché in realtà ha un obiettivo primario: scongiurare il terzo incarico a Giuseppe Conte.

Straripante.

ROBERO BURIONI

Nel salotto di Fabio Fazio a Che Tempo che fa, il virologo Roberto Burioni ha usato parole dirette, forti e vere. Affermando: “Un ritardo nella consegna di vaccini significa morti”. Rispondendo anche all’intervista rilasciata dal commissario straordinario Domenico Arcuri.

Roberto Burioni (Foto: Imagoeconomica)

Ha dichiarato Burioni: «Mi ha colpito l’utilizzo di un avverbio, che dobbiamo accettare “serenamente” che ci siano meno vaccini. Posso accettare serenamente la foratura di una gomma, ma se vado da un paziente in ospedale e gli dico che non ho gli antibiotici per curarlo, lui non lo accetta serenamente. Bisogna dire le cose come stanno e chiamare le cose con il loro nome: un ritardo nella consegna di vaccini significa morti».

«Capisco ci siano difficoltà, ma quando a Kennedy dissero che ci voleva tempo per andare sulla Luna, lui disse “allora cominciamo subito”. Noi non possiamo non andare sulla Luna, i vaccini sono indispensabili. Io sono a favore del giusto profitto, chi ha lavorato e rischiato deve avere un compenso, ma questo non può venire prima della vita umana. Siamo riusciti a fare qualcosa di incredibile e non riusciamo a produrla?”.

Era ora che qualcuno trovasse il coraggio di dire che i ritardi nella consegna delle dosi dei vaccini sono semplicemente  inaccettabili. Il virologo ha dimostrato di avere gli attributi oltre che la competenza.

Coraggio e visione.

FLOP

FICO-CONTE

L’offensiva di Matteo Renzi ha messo all’angolo l’esploratore Roberto Fico. Il presidente della Camera è obiettivamente in difficoltà, anche e soprattutto perché rischia di entrare nel mirino dell’ala più oltranzista del suo Partito, il Movimento Cinque Stelle.

Fico sta rivedendo i fantasmi del 2018, quando Mattarella gli diede l’incarico del mandato esplorativo per cercare una soluzione che andasse verso la formazione di un Governo tra Pd e Cinque Stelle. Invece Matteo Renzi (sempre lui) andò in televisione da Fabio Fazio e fece letteralmente saltare il banco. Il mandato di Fico si chiuse con un nulla di fatto.

Giuseppe Conte vede sempre più in salita il suo percorso. E se anche dovesse tornare a Palazzo Chigi, sarebbe fortemente ridimensionato.

Messi all’angolo dal Rottamatore.

ROBERTO GUALTIERI

Il ministro dell’Economia è il più autorevole rappresentante del Partito Democratico all’interno del Governo. Nella sostanza è l’uomo che più di tutti rappresenta Nicola Zingaretti e i Dem. Proprio per questo motivo il fatto che la sua poltrona sia traballante è significativo sul piano politico.

Italia Viva sta cannoneggiando Gualtieri per arrivare alla resa dei conti con il Pd di Zingaretti, che infatti ha alzato tutte le barriere possibili. Cedere su Gualtieri significherebbe capitolare davanti all’ “odiato” ex segretario.

Roberto Gualtieri (Foto: Imagoeconomica, Paolo Cerroni)

Forse però Roberto Gualtieri è arrivato ad un bivio. Soprattutto per un motivo: sia sul Recovery Plan che sul Mes i Democrat sono apparsi fermi e quasi timorosi di entrare in rotta di collisione con il Movimento Cinque Stelle. La sostanza del dibattito in realtà è politica, perché nel Pd in tanto chiedono da tempo a Zingaretti di essere meno accondiscendente con i pentastellati. Gualtieri potrebbe stupire tutti e dare la sua disponibilità ad un passo indietro.

In questo modo aprirebbe un’autostrada a Zingaretti nell’eterno confronto con Renzi.

Sulla graticola.

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