Top e Flop, i protagonisti del giorno: 22 luglio 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di giovedì 22 luglio 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di giovedì 22 luglio 2021. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

SARA BATTISTI

Ormai non si ferma più. Vicesegretario regionale del Partito Democratico. Dopo essere stata eletta presidente della commissione affari istituzionali della Regione Lazio. (Leggi qui Il grande Risiko dietro alla nomina di Sara).

Un momento magico per la consigliera regionale, diventata un punto di riferimento del partito ad ogni livello. Oltre che una colonna di Pensare Democratico. Sara Battisti tiene la barra a sinistra, dice cose di sinistra, fa riferimento ai valori della sinistra. Combatte a testa alta tutte le battaglie identitarie: da quella per la parità di genere alla difesa delle donne.

In un momento come questo essere scelta come vice segretario del Pd nel Lazio è un traguardo storico. E consentirà a Sara Battisti di sedersi a capotavola (con il segretario Bruno Astorre) ovunque: da Roma a Latina, da Viterbo a Rieti. E naturalmente a Frosinone. Sulle candidature dirà la sua.

La scalata di Sara.

LUCA MAGLIOZZI

Luca Magliozzi

Candidato sindaco di Formia e con il simbolo del Pd sulle spalle, C’è poco da discutere: è Luca Magliozzi il vincitore di questo primo step del confronto interno al Partito Democratico che è confronto tra due mondi e due visioni contrapposte. L’altra è quella di un totem vivente del centrosinistra: Sandro Bartolomeo, quattro volte sindaco della città, lucido visionario capace di intuire il Pd mentre tutti vedevano ancora soltanto post comunisti e post democristiani. (Leggi qui Il Pd sceglie Magliozzi: candidato e simbolo).

La candidatura è arrivata al termine di un confronto senza esclusione di colpi. Ma tutti nel solco dello Statuto. E proprio il documento fondamentale del Partito ha risolto il confronto. Che è anche generazionale.

Perché a contrapporsi sono il Pd che ha vissuto la fusione tra Ds e Margherita, ha metabolizzato l’alleanza con gli storici avversari dal Dopoguerra in poi; è la parte che sta con Sandro Bartolomeo.Che un minuto dopo la caduta del sindaco Paola Villa, lo scorso dicembre, ha teorizzato una “coalizione dei migliori” che mettesse da parte gli steccati ideologici per concentrarsi sul risanamento di Formia. E per questo appoggia una coalizione civica nella quale ci sono anche leghisti e Udc, candidando sindaco Amato La Mura. (Leggi qui È l’ora dei conti nel Pd. Mentre a destra si dividono).

Sull’altro fronte c’è il Pd più radicale. Che da subito ha teorizzato un campo largo e progressista, all’interno di un solco più politico ed ideologico. Che prendesse le distanze dalle esperienze amministrative delle generazioni precedenti. E tentasse in parte di riallacciare i fili della traumatica esperienza dell’amministrazione Villa, superandone gli evidenti limiti politici.

Per evitare quello scontro, era stato congelato il simbolo. Nel Pd provinciale c’è chi ha agito perché quello scontro avvenisse: per regolare un po’ di conti interni e per esercitare un diritto che in democrazia è sacro nonostante tutte le conseguenze che porterà. Saranno gli elettori a stabilire quale delle due parti abbia ragione.

Complesso edipico risolto

GIORGIA MELONI

Il risultato di oggi è la conclusione della lunga traversata nel deserto della Destra italiana. Fratelli d’Italia primo partito con il 20,4% nella Supermedia di Youtrend che raccoglie tutte le rilevazioni politiche ed elettorali. (Leggi qui Il giorno del sorpasso: Fratelli d’Italia primo partito).

Intanto bisogna ricordare l’intero percorso: dall’Msi di Giorgio Almirante fuori dall’arco costituzionale ad Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini che effettua uno scatto storico ma non arriva mai alle percentuali raggiunte oggi da Fratelli d’Italia.

Giorgia Meloni ha indovinato tutto. Non solo la scelta di stare all’opposizione del Governo Draghi. Anche quella di prendere le distanze da Forza Italia prima e dalla Lega dopo. Inoltre, da anni la Meloni si accomoda nei salotti del Conservatori europei e statunitensi. Si è già accreditata.

L’ultimo ostacolo sarà quello di una classe dirigente all’altezza di un Partito che si candida non solo a governare ma ad esprimere il candidato premier. Funziona pure la formula di una “campagna acquisti” mirata, che guarda al centrodestra del “vorrei ma non posso più” di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. I Fratelli sono rimasti fuori dal cda Rai, ma chissenefrega.  Anzi, l’ira funesta e l’assenza di Milano hanno rappresentato una ulteriore spinta.

Io sono Giorgia e voi non siete un… bip.

FLOP

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Dopo tre anni la Lega non è più il primo partito italiano nei sondaggi. Una mazzata politica, elettorale e psicologica dalla quale sarà molto complicato rialzarsi. Anche perché adesso Matteo Salvini dovrà cambiare tutto, ma proprio tutto: la narrazione, la strategia, forse perfino la classe dirigente. (Leggi qui Il giorno del sorpasso: Fratelli d’Italia primo partito).

I selfie non funzionano più, l’immigrazione come bandiera da sventolare neppure. Il sostegno al Governo Draghi ha portato incarichi e poltrone, ma ha fatto perdere vagonate di consenso alla Lega. Specialmente nell’area storica del partito, il Nord Est.

La cancellazione della dicitura Lega Nord ha sdoganato il Partito anche altrove, ma ha fatto perdere parte di quello zoccolo duro che oggi fatica a riconoscersi nelle posizioni del Carroccio. E guarda a Fratelli d’Italia.

Ma soprattutto il premier Mario Draghi non fa toccare palla a nessuno e anche la Lega ha dovuto adeguarsi. Dalla gestione del Covid a tutto il resto. Infine, il radicamento nel territorio nel centrosud. C’è qualcosa che non funziona e lo si capisce dalle difficoltà enormi che la Lega incontra nel far passare i suoi candidati a sindaco. Perfino in provincia di Frosinone il gap è evidente.

L’annessione di Forza Italia potrebbe rappresentare un boomerang, mentre i referendum sulla giustizia non fanno parte del Dna della Lega. Ricordate lo slogan di Umberto Bossi: “Roma ladrona, la Lega non perdona”. Il Carroccio sta sbandando tra governo e piazza e Matteo Salvini non riesce a rimetterlo in pista.

La lunga notte del Capitano.

GRILLO-CONTE-DI MAIO

Cinque Stelle sotto la soglia psicologica del 15% nella Supermedia dei sondaggi. Il 4 marzo 2018 i pentastellati erano arrivati al 33%. Una Caporetto.

Ma il risultato di oggi è anche lo specchio di quello che il Movimento è diventato. Perché veramente non si capisce nulla. Neppure su chi detta la linea. Beppe Grillo ha fatto a pezzi Conte, poi lo ha incoronato a pranzo. Come si fa ad essere politicamente credibili?

Giuseppe Conte si è fatto umiliare dal garante, poi lo ha abbracciato. Prima aveva minacciato la scissione, poi è tornato sui suoi passi. Infine, sulla riforma della Giustizia ha minacciato di mandare in crisi la maggioranza e il Governo Draghi. Non rendendosi conto che fuori dal Governo i Cinque Stelle sono politicamente morti.

Non si capisce neppure quale sia la strategia del “democristianone” Luigi Di Maio. Il quale sembra Penelope: di notte disfa la tela che finge di costruire di giorno. Sul piano della comunicazione, si è passati dall’ortodossia di Davide Casaleggio al situazionismo da Grande Fratello di Rocco Casalino. Sul piano delle alleanze il Movimento non esiste. Infine, il fattore Virginia Raggi. Devastante sul piano elettorale.

Dalle stelle alla stalle.

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