Top e Flop, i protagonisti del giorno: 23 febbraio 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

NICOLA ZINGARETTI

Piano vaccinale e opere pubbliche. Il Segretario nazionale del Partito Democratico cala sul tavolo della politica l’asso del ruolo di presidente della Regione Lazio. Dove emerge il profilo operativo, concreto, amministrativo.

Basterebbero le cifre relative al programma delle opere pubbliche: 11 interventi per 11 miliardi di euro. La sintesi è quella di alessioporcu.it: “Autostrade, strade, ferrovie e stazioni: il più grande piano di opere pubbliche da vent’anni a questa parte. Come non si vedeva da prima che il cratere della Sanità si aprisse nei conti della Regione Lazio ed inghiottisse tutti i suoi progetti, i suoi investimenti, i suoi piani di crescita. Ora i bilanci della Sanità hanno le briglie anche nel Lazio: i progetti possono tornare a prendere forma, diventare cantieri, creare opere pubbliche”.

Nicola Zingaretti. (Foto: Foto: Paola Onofri / Imagoeconomica)

Sul piano politico sarà una partita lunga all’ombra di Mario Draghi, soprattutto tra lui e Matteo Salvini. In gioco c’è la futura leadership politica del Governo che nascerà dopo le elezioni politiche. Sarà fondamentale “intestarsi” i successi dell’esecutivo tecnico e “scaricare” le eventuali sconfitte.

L’arma in più di Zingaretti è proprio la presidenza della Regione. Lui lo sa perfettamente ed è per questo, diciamo la verità, che sulla gestione della pandemia il Lazio sfida da dodici mesi la Lombardia.

Il ritorno del Governatore.

OTTAVIANI-RUSPANDINI

Si telefonano almeno una volta al giorno e magari ognuno dice all’altro che sono tutte invenzioni di Alessioporcu.it. In realtà sul piano politico non si sono mai sopportati e adesso si sopportano ancora meno.

Ottaviani e Ruspandini

Nicola Ottaviani è il sindaco di Frosinone e il coordinatore provinciale della Lega. Massimo Ruspandini è il senatore e il commissario provinciale di Fratelli d’Italia. Al Comune di Frosinone andrà in scena, tra poco più di un anno, una sfida politica che rappresenterà la cartina di tornasole per capire quali saranno i rapporti di forza nel centrodestra quando si voterà per le Politiche e per le Regionali.

Perché, e la notizia è questa, la “subordinata” alla candidatura in Parlamento è quella alla Regione Lazio. Entrambi ci pensano, anche se smentiranno.

Però va dato atto a Nicola Ottaviani e Massimo Ruspandini di aver vivacizzato il dibattito politico provinciale, da oltre un anno da calma piatta. E finora hanno soltanto esternato silenzi e diffidenze. Figuriamoci quando cominceranno a litigare sul serio.

Protagonisti.

FLOP

GRILLO-RAGGI

Se alla fine si è dovuto scomodare Goffredo Bettini, eminenza grigia del Pd, vuol dire che davvero non esiste peggior sordo di chi non vuole sentire. Bettini ha detto a Beppe Grillo che mai il Partito Democratico potrà sostenere la ricandidatura a sindaco di Roma di Virginia Raggi.

Beppe Grillo e Virginia Raggi “Daje”

E non potrebbe essere altrimenti, considerando che sempre i Democrat hanno osteggiato l’azione politica della Raggi. Invece Beppe Grillo insiste e Virginia Raggi ancora di più. Magari a venire in soccorso a tutti e due potrà arrivare il rinvio delle elezioni comunali, ipotesi possibile per via della pandemia.

Dopo il sofferto sostegno al Governo di Mario Draghi, la questione della candidatura a sindaco di Roma può ulteriormente lacerare il Movimento (non tutti sostengono l’opzione Raggi). Oltre a determinare dei possibili problemi alla parte giallorossa della maggioranza. Ma Beppe Grillo e Virginia Raggi non sentono ragioni. Insisteranno.

Errare è umano, perseverare è inutile.

DOMENICO ARCURI

Non è in discussione il giudizio sulla sua azione da commissario straordinario per la gestione della pandemia da Covid-19. Ci sarà tempo per analizzare il suo operato, che va avanti da un anno.

Domenico Arcuri (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Il punto vero è che Arcuri è finito nel mirino politico del leader della Lega Matteo Salvini, che sul punto ha la sponda di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Mentre il numero due del Carroccio, il ministro Giancarlo Giorgetti, non segue il Capitano sugli attacchi ad Arcuri.

Ed è proprio questo intreccio di punti di vista che deve indurre Domenico Arcuri a riflettere sul piano dell’opportunità politica. Lui fu scelto da Giuseppe Conte.

Adesso rischia di mettere il Governo sulla graticola quasi quotidianamente. Matteo Salvini attaccherà lui per non dover criticare Mario Draghi. Mentre Giorgia Meloni alternerà gli attacchi al commissario Domenico Arcuri a quelli al ministro della salute Roberto Speranza.

Ci sarebbe un solo modo per togliere le castagne dal fuoco al premier: fare lui un passo indietro. Ma difficilmente lo effettuerà.

Sulla graticola.

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