Top e Flop, i protagonisti del giorno: 23 marzo 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

FRANCESCO DE ANGELIS

Ha la passione di un militante che entra per la prima volta nella sezione del Pci. Sì del Pci, perché è da lì che Francesco De Angelis viene. Ma ha anche la lucidità e l’esperienza del capo del Pd in provincia di Frosinone. Il presidente del Consorzio Asi è l’unico che sembra rendersi conto della gravità politica della situazione.

Francesco De Angelis

Perché oltre Enrico Letta non c’è più il Partito Democratico. Le dimissioni di Nicola Zingaretti hanno messo a nudo i limiti di un correntismo che ha finto con il dilaniare il Partito. L’unico antidoto è quello di spostare il tiro sugli avversari esterni. Infatti De Angelis è stato il primo a dire che è arrivato il momento di sfidare la Lega nei territori.

Adesso ha voluto rimarcare in maniera chiara che il problema del Partito non è il cacciavite (quello c’è), ma l’anima, che invece si è smarrita. Proprio questo richiamo all’anima ricorda a tutti, anche ai più giovani, che è la passione politica a fare la differenza. (Leggi qui De Angelis: «Il cacciavite c’è, manca l’anima»)

Ragione e sentimento.

ROBERTO DE DONATIS

Dal Flop al Top in pochi giorni. Perché? Solo per un motivo: dopo aver azzerato la giunta, nei prossimi venti giorni sarà il dominus assoluto della situazione. Restano immutati i dubbi sulla tempistica e l’opportunità di una scelta che non cambia la sostanza dei fatti, visto che comunque in autunno si voterà a Sora. (Leggi qui Dimissioni e quattro pagine per uscire dalla crisi a Sora).

Roberto De Donatis

Adesso però Roberto De Donatis, se al termine dei venti giorni ritirerà le dimissioni tornando in sella, ha la possibilità di costruire la coalizione con la quale si presenterà alle elezioni. Sostenuto dalla Lega, corteggiato dal centrodestra intero, non perde di vista il profilo civico. Fondamentale per ottenere il bis a Sora.

In questo momento, e per i prossimi venti giorni, avrà lui la bussola politica in mano. Soltanto lui. Non ha più alibi, ma neppure condizionamenti. Libero di ritirare le dimissioni se e quando vuole.

Padrone del proprio destino.

FLOP

 MAURIZIO STIRPE

Non è soltanto il patron del Frosinone calcio. E’ un “monumento”. Senza di lui il Frosinone non avrebbe mai raggiunto la serie A e la serie B. Oggi diamo per scontato che i canarini stiano perlomeno nella serie cadetta. Prima di Stirpe era già tanto oscillare tra la C1 e la C2. Questo va sempre ricordato.

Oggi è stato esonerato l’allenatore Alessandro Nesta. Ed è giusto così: una legge non scritta del calcio è che paga l’allenatore. Sempre e per tutti. Ci sta pure che la squadra vada in ritiro. Ma ci sta pure ricordare che da anni il Frosinone non effettua una campagna acquisti degna di questo nome. Ci sta pure ricordare che tanti giocatori simbolo sono andati via e lasciati andar  via pensando che potevano essere sostituiti da chi non poteva avere le stesse caratteristiche. (Leggi qui La scossa di Stirpe: “Dispiace per Nesta ma basta alibi”. Arriva Grosso).

Stirpe
Maurizio Stirpe (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

Ma quello che non ci sta è che Maurizio Stirpe proprio oggi possa ventilare l’ipotesi di un addio se dovesse accorgersi che non ci sono più le condizioni. E le condizioni si riassumono in un solo termine: riconoscenza. Da parte di un’intera città  e di un mondo imprenditoriale che ha scelto di stare a guardare.

Maurizio Stirpe è vicepresidente di Confindustria e capitano di industria vero. Tutto può fare, meno che formulare un’ipotesi di passi indietro nel momento più complicato e difficile. Nessuno lo ringrazierà, Frosinone ed il mondo del calcio in genere è storicamente irriconoscente.

Ma lui è il presidente. Anzi, come cantano i tifosi, c’è solo un presidente. E il presidente non lascia. Raddoppia.

Scoraggiato e pessimista.

MARIA PAOLA D’ORAZIO

Ha risposto presente, da remoto, alla ormai famosa seduta del consiglio comunale di Sora che ha determinato le dimissioni del sindaco Roberto De Donatis. Un errore politico imperdonabile per una politica che ha l’esperienza della D’Orazio. (Leggi qui Dimissioni e quattro pagine per uscire dalla crisi a Sora).

Maria Paola D’Orazio

Sora e Alatri sono Comuni strategici, nei quali la sfida sarà politica. Roberto De Donatis è l’uomo al quale tutto il centrodestra sta pensando per ottenere la vittoria. Pur nelle differenze tra Lega e Fratelli d’Italia. Mentre nel Pd  il momento è delicatissimo: il neo segretario Enrico Letta attacca Matteo Salvini, il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti benedice l’ingresso dei Cinque Stelle in giunta e prepara l’attacco alla Lega e a Fratelli d’Italia alle comunali di Roma. Francesco De Angelis entra in rotta di collisione con il Carroccio.

Come minimo Maria Paola D’Orazio avrebbe dovuto avvertire il segretario provinciale Luca Fantini di quella che sarebbe stata la sua scelta. Non l’ha fatto e in questo modo ha scatenato l’ira di Fantini. Delle due l’una: o sente il richiamo della foresta del centrodestra (coalizione dalla quale proviene) oppure il suo comportamento rappresenta un’avanguardia della futura linea dell’area di Antonio Pompeo all’interno del Pd provinciale.

In entrambi i casi non sarebbe sintonizzata sulle frequenze del Partito Democratico nazionale, regionale e provinciale.

Fuga in avanti con effetto boomerang.

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